L’AQUILA – È solo la prima richiesta di “pace legale” e di componimento bonario del contenzioso. Si presume la prima di una lunga serie, che potrebbe determinare ingenti mancate entrate per le casse Regione Abruzzo. Come denunciano sindacati che hanno parlato di “condono camuffato” ed opposizioni di centrosinistra. Soprattutto nella sanità, comparto nel quale i contenziosi tra privati e Regione valgono decine di milioni di euro.

E non a caso a presentare la prima istanza è stata un’impresa privata, operante nel settore della Sanità, nei giorni scorsi, di cui non è stato reso noto il nome, né ovviamente la cifra in ballo, nè la natura del contenzioso. Impresa che legittimamente intende approfittare di quanto previsto nella legge regionale “Cura Abruzzo”, approvata dal Consiglio regionale il 6 aprile scorso, con le misure a favore di imprese e famiglie piegate dalla crisi economica causata dalla pandemia del coronavirus. La notizia si inserisce un un contesto di polemiche per la sanità privata per via dei contratti con la Regione nell’ambito della emergenza coronavirus previsti nella ordinanza emessa dal governatore, Marco Marsilio, di Fratelli d’Italia. 

Una norma manifesto, perché, come dicono dirigenti regionali le transazioni già vengono tentate quando ci sono le condizioni, voluta dalla Lega ed osteggiata da alcuni uffici della Giunta regionale che hanno sottolineato la non costituzionaltà. 

La contesa norma del “Cura Abruzzo” è contenuta nell’articolo 7: spalanca la porta alla “pace legale”, ovvero al “componimento bonario del contenzioso in essere con le imprese, sia in materia civile che amministrativa, salvo il caso in cui il componimento bonario della lite pregiudichi l’interesse o il diritto di terzi contro interessati e partecipanti alla vertenza”. 

Tutto questo riguarderà non solo la Regione Abruzzo ma anche tutti gli enti pubblici regionali tra cui le agenzie, le aziende regionali, le società controllate dalla Regione e le Asl.

Inoltre si dispone che “i pagamenti derivanti da sentenze esecutive o atti giudiziari sono sospesi fino al 30 novembre 2020, compresi gli interessi legali”.

Misura che ha già provocato, a poche ore dal varo, la protesta dei sindacati, che l’hanno bollata come un “un vero e proprio condono camuffato”, e su cui vuole ora vederci chiaro il capogruppo del Partito democratico in Regione, Silvio Paolucci, ex assessore al Bilancio e Sanità, che in una lettera al direttore generale della Regione, Barbara Morgante, agli otto capi di dipartimento e ai quattro dg delle Asl, si chiede di avere “una dettagliata relazione da cui sia possibile evincere la consistenza complessiva dell’esposizione del contenzioso in essere, riferita ad ogni ambito organizzativo dell’Ente”.

Esprimendo “viva preoccupazione per la tenuta dei conti pubblici della Regione, in considerazione della genericità della norma approvata dal Consiglio regionale senza che sulla stessa sia stata effettuata un’approfondita istruttoria tecnica volta ad esaminare, con analiticità ed accuratezza, le possibili ricadute sul bilancio dell’Ente in termini sia di minori entrate che di maggiori spese da sostenere”.

Il rischio infatti è che il conto per già disastrate casse della Regione risulti molto salato, visto che la pace legale in soldoni significa che la Regione chiude la partita con un debitore privato, accontentandosi solo di una parte dei soldi che dovrebbe incassare, rinunciando a portare avanti il contenzioso davanti ai tribunali, anche se – questo uno degli aspetti più controversi della norma -, ci sarebbero ottime, ed anzi pressoché certe, possibilità di vittoria, che consentirebbe di incassare l’intera somma.  Una situazione tra l’altro, che riguarda in particolare il comparto sanitario, che vale l’80 per cento della spesa regionale, ora per di più esplosa con l’emergenza coronaviurs.

E non è certo un caso che la prima richiesta di cui si è avuta notizia riguarda proprio un contenzioso in questo decisivo comparto.

Da qui la richiesta di informazioni fatta da Paolucci fatta in modo specifico alle Asl.

Ovviamente il centrodestra difende la misura, che del resto si allinea all’orientamento politico del centrodestra a livello nazionale. Il leader della Lega, Matteo Salvini, ha infatti a più riprese proposto una “pace edilizia” per far ripartire i cantieri e una “pace fiscale” per i contribuenti almeno fino a fine anno. Il deputato abruzzese di Forza Italia, Antonio Martino, capogruppo della commissione Finanze della Camera, ha proposto una “pace fiscale” che prevede l’abbattimento delle tasse pregresse e dovute del 40 per cento se pagate tutte entro ottobre, del 20 per cento se rateizzate in 5 anni, oppure consentendo una rateizzazione in 20 anni.

Stando a fonti dirigenziali regionali, si tratterebbe invece di una “norma manifesto”, detto altrimenti, solo “fumo negli occhi”, visto che gli uffici e in particolare l’Avvocatura regionale, quando ce ne sono le condizioni, già da sempre perseguono la strada del componimento bonario dei contenziosi, preferendo incassare subito parte dei soldi dovuti, piuttosto che aspettare per anni l’esito dei processi amministrativi, con alti costi di spese legali, e il rischio, mai da escludere, di perdere le cause. 

A non esserne affatto convinto è invece Paolucci, stando ai toni allarmati della sua missiva.In essa si chiede “di conoscere gli eventuali effetti di carattere economico-finanziario sul bilancio della Regione derivanti da tale disposizione e sulla Gestione Sanitaria Accentrata nonché sul Bilancio delle Aziende Sanitarie Locali”.

E ancora “se e quali proposte transattive siano già pervenute ai Dipartimenti regionali, nonché di essere costantemente informato in ordine a tutte le ulteriori proposte che dovessero pervenire entro i termini indicati al comma 3 della richiamata Legge regionale”. 

Paolucci chiede poi di avere copia “delle proposte di accoglimento, ovvero di motivato diniego, che ciascun Dipartimento regionale interessato formulerà all’Avvocatura regionale e se quest’ultima potrà eventualmente discostarsi dalle proposte ricevute”.

E se la direzione generale, i Dipartimenti e i Servizi “sono stati preventivamente coinvolti nel procedimento legislativo che ha portato all’approvazione della Legge regionale e se è stata effettuata una ricognizione puntuale sulle singole posizioni potenzialmente debitorie e se è stata completata una misurazione sul grado di rischio nel giudizio, con l’obiettivo di assicurare la prevalenza dell’interesse della Regione”.

Paolucci chiede infine di conoscere “l’entità delle risorse finanziarie complessive, comprensive anche delle eventuali quote accantonate, previste nel bilancio della Regione 2020-2022, da utilizzare per l’applicazione delle disposizioni dell’articolo 7, riguardanti i capitoli di bilancio assegnati all’Avvocatura regionale per far fronte agli oneri derivanti da transazioni e di cui Le chiedo, altresì, di indicarmi le attuali coperture”. 

E infine “se verranno prese in considerazione anche le proposte transattive relative a sentenze esecutive riguardanti crediti già accertati e imputati contabilmente”.

Non hanno dubbi invece Cgil, Cisl, Uil e Ugl che da subito hanno parlato senza mezzi termini di “un condono camuffato che tutela solo gli interessi di pochi a discapito della moltitudine di famiglie e lavoratori onesti, una resa contro chi si ritiene non abbia rispettato le regole”.Sostenendo che la misura “potrebbe regalare ingenti risorse alle imprese private che non hanno rispettato le leggi o gli accordi negoziali sottoscritti con gli enti pubblici”. (f.t.)