L’AQUILA – Alla fine, dopo tante polemiche e tensioni, è arrivata la marcia indietro. 

La Regione corregge il “Cura Abruzzo1”, la prima legge varata per fronteggiare l’emergenza economica e sociale provocata dal coronavirus.

La norma è stata osservata dalla Ragioneria di Stato per presunte carenze relative alle coperture finanziarie e per il rischio che si intaccassero le risorse della sanità destinate al piano di rientro. 

Ne è nata una polemica al vetriolo con il governatore Marco Marsilio, di Fratelli d’Italia, che ha accusato il governo, a caldo, di frapporre ostacoli allo sforzo delle Regioni. 

Per correggere la norma ed evitare il contenzioso di legittimità davanti alla Corte Costituzionale, dunque, ne è stata varata un’altra, a firma del presidente dell’assise, il forzista Lorenzo Sospiri. 

Si tratta del progetto di legge 122 licenziato in commissione non senza qualche tensione e che oggi potrebbe andare in aula. 

E mentre dalla maggioranza tutti si affrettano a dire che i correttivi sono minimali e non intaccano il cuore delle misure (in particolare bonus famiglia e fondi per le imprese), l’opposizione esulta: “Avevamo ragione noi, si è fatta una legge senza i piedi per camminare: da un lato senza le coperture finanziarie e dall’altro favorendo transazioni, soprattutto sulla sanità, non legittime. La battaglia ci ha dato ragione, peccato che pagano sempre i cittadini abruzzesi che trovano tanta velocità quando si tratta di aumentare gli stipendi di direttore, manager e dirigenti e tanta lentezza quando si tratta di risolvere i problemi concreti”, commenta il capogruppo Pd in Consiglio regionale Silvio Paolucci che, in prima linea, aveva denunciato “coperture incerte” e che “l’articolo della norma sul condono tombale che avrebbe permesso transazioni da ben 162 milioni di euro di cui oltre 100 milioni dalla sanità privata, era in contrasto con le leggi, oltre che col buon senso”.

Di “condono camuffato” avevano parlato i sindacati Cgil, Cisl, Uil e Ugl Abruzzo.

Emiliano Di Matteo, della Lega, ha detto semplicemente che “si è reso necessario operare alcune modifiche di carattere tecnico-normativo per superare le obiezioni affinché la legge consenta di dispiegare i suoi effetti”. 

Tra le modifiche più impattanti c’è la riforma della cosiddetta “pace fiscale”, la misura più contestata dall’opposizione. 

La riformulazione prevede che non si applicherà ai contenziosi in materia sanitaria o che coinvolgono gli enti del Servizio Sanitario Regionale; si applicherà ai soli giudizi pendenti con le imprese, ad esclusione di quelli aventi ad oggetto interessi sensibili in ambito ambientale e paesaggistico; si ridefinisce l’iter procedurale interno alla Regione per la valutazione della proposta transattiva, dettando tempi certi in merito e chiarendo la natura del parere obbligatorio, ma non vincolante, reso dall’Avvocatura regionale. 

In particolare, si chiarisce che l’Avvocatura privilegia le ipotesi di bonario componimento della vertenza; si interviene sul termine di sospensione dei pagamenti derivanti da sentenze esecutive dovuti alla Regione ed agli enti regionali, anticipandolo al 30 settembre rispetto al 30 novembre. 

Anche per quanto riguarda la misura per accelerare i pagamenti della Regione e degli enti affidatari di interventi a regia regionale si esclude l’applicazione al settore sanitario.

Le altre modifiche riguardano l’esclusione dei fondi sanitari dalle misure previste dalla norma, così come richiesto dalla Ragioneria.