L’AQUILA – Chi è al timone della nave della cultura della Regione Abruzzo, tra le secche delle ristrettezze di bilancio? Se le istituzioni culturali allo stremo parlano di nave alla deriva, di latitanza di capitani e assenza di interlocutori, non essendoci un assessore regionale dedicato, sono in realtà in molti, probabilmente troppi, ad avere potestà in materia, e voce in capitolo, senza però che sia chiara la rotta.
Al superindaffarato presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, che si è tenuto la delega, alla quale, però, può dedicare poco tempo, vanno sommati come minimo il capo dipartimento Giancarlo Zappacosta, e il consigliere regionale Leandro Bracco, ex grillino ora nel gruppo misto, a cui D’Alfonso ha attributo una speciale delega alla cultura creatività ed estetica, blasone altisonante, ma dai contenuti molto limitati.
A loro si sono aggiunti, come se non bastasse, i tre consiglieri Andrea Gerosolimo e Mario Olivieri di Abruzzo civico e Luciano Monticelli, del Partito democratico, dato in procinto di entrare in Ac, che da una parte, con la loro assenza dalle commissioni e dall’aula, hanno bloccato il contributo straordinario di 800 mila euro all’Istituzione sinfonica abruzzese (Isa) e mandato sotto la maggioranza; dall’altra, si sono autoproclamati difensori delle istanze delle associazioni e istituzioni culturali discriminate e inascoltate, imponendo agende al presidente, convocando addirittura gli Stati generali della cultura regionale. Abruzzo civico per di più rivendica per Gerosolimo, i boatos sono insistenti, guarda il caso, proprio l’assessorato alla Cultura.
Tanti attori nella scena, insomma, senza una chiara regia, e una trama comprensibile, che stanno creando crescenti malumori e conflitti, soprattutto nel Pd, che nel settore culturale ha da sempre una roccaforte elettorale, ma che almeno in Consiglio regionale ha le mani legate, perché i numeri per governare sono talmente risicati che si è costretti a tollerare e, anzi, a venire incontro al protagonismo improprio dei tre ribelli.
D’Alfonso si è tenuto la delega memore, forse, della non fortunata esperienza dell’assessore della precedente Giunta di centrodestra Luigi De Fanis, coinvolto nell’inchiesta “Il Vate”, sulle presunte tangenti chieste alle associazioni culturali in cambio dell’elargizione di contributi a pioggia.
Ma il governatore, famoso oramai per le sue stakanoviste agende di lavoro quotidiane, scandite anche da 10 impegni in 12 ore, si deve occupare anche dei tanti grattacapi che gli dà la sua maggioranza ballerina, e in prima persona di altre deleghe non certo leggere, che vanno dal Turismo ai Trasporti, dall’Energia alla Programmazione comunitaria.
E così l’interlocutore privilegiato, per direttori e presidenti di enti e associazioni culturali, che fanno ore di anticamera per avere notizie dei finanziamenti attesi e richiesti, è diventato il potentissimo direttore Zappacosta.
Persona non certo digiuna in materia, visto che, prima di diventare un alto burocrate, si è diplomato all’Accademia nazionale d’arte drammatica e ha lavorato per anni nel mondo del teatro, della radio, della tv e delle arti visive come attore e autore di produzioni culturali firmate da Giorgio Strehler o Andy Warhol.
Il problema è che il dipartimento che dirige, nato dal rimescolamento delle carte della riforma della pubblica amministrazione regionale, si occupa anche di Trasporti, Mobilità e Turismo.
Tra gli attori in campo c’è poi il buon Bracco, espulso dal Movimento 5 Stelle per aver accettato dal presidente la delega culturale, che gli è costata l’espulsione dai Cinque stelle con l’accusa di intelligenza con il nemico.
Bracco il suo compito lo sta portando avanti con il massimo impegno, e ha annunciato di aver già messo a punto una ventina di itinerari turistici e culturali che presto saranno resi pubblici, per poi trasformarli in itinerari turistici e campagne di promozione.
Se D’Alfonso sperava che questo incarico avrebbe favorito l’avvicinamento di Bracco alla maggioranza, la delusione è arrivata nella seduta maratona dell’11 agosto, quando Bracco, corteggiato e blandito tutto il giorno dai consiglieri di maggioranza, alla fine non ha votato nella conta del numero legale, contribuendo così al triste epilogo di un Consiglio concluso dopo 14 ore con il ‘tutti a casa’, o meglio in vacanza fino settembre.
Sono poi entrati prepotentemente sulla scena ad occuparsi di sorti della cultura abruzzese i tre ribelli, Gerosolimo, Olivieri e Monticelli, che dopo aver affondato il rifinanziamento dell’Istituzione sinfonica abruzzese, si sono poi proposti come i salvatori della cultura abruzzese.
Hanno incontrato ieri, per la seconda volta vari rappresentanti delle associazioni culturali in particolare quelle aderenti alla Rete Cultura Abruzzo, e l’Istituto Braga,
I tre, si legge in una nota, hanno discusso questa volta “delle esigenze di sostegno economico alle associazioni e alle fondazioni della nostra regione, molte delle quali vivono una condizione di estrema difficoltà a causa della crisi economica che ha penalizzato l’erogazione dei fondi alla cultura su tutto il territorio nazionale e della diminuzione crescente del mecenatismo operato dall’imprenditoria”.
E anche “dell’esaltazione del patrimonio artistico regionale sommerso che dovrebbe essere sottoposto ad una puntuale opera di catalogazione e segnalazione per favorirne un’adeguata fruizione turistica”.
“L’audizione odierna – hanno poi annunciato – sarà seguita, nelle prossime settimane, dai confronti con le altre associazioni abruzzesi, al termine dei quali i consiglieri convocheranno gli “Stati generali della cultura d’Abruzzo”.
Negli incontri chiarificatori con D’Alfonso, della scorsa settimana, trattando il presidente con delega alla cultura da pari a pari, hanno proposto, o meglio intimato, “di stabilire un metodo per far sì che tutte le associazioni del territorio regionale vengano tenute in debita considerazione e trattate allo stesso modo”.
Infine, come si vocifera, hanno fatto richiesta di un posto in Giunta con delega alla Cultura per Gerosolimo, che nella vita finora ha fatto l’avvocato, il consigliere comunale a Sulmona e il consigliere della Provincia dell’Aquila, il consigliere di amministrazione dell’azienda acquedottistica, e non ha osservano in molti, nel curriculum specifiche credenziali in materia culturale.
Cosa che, del resto, raramente hanno avuto gli ex assessori regionali al ramo. L’ultimo, il De Fanis caduto in disgrazia, è ad esempio un medico.
L’attivismo dei tre ribelli sta creando forte nervosismo in particolare nel Pd aquilano, a causa della vicenda dell’Isa, e il consigliere regionale Pierpaolo Pietrucci, la senatrice Stefania Pezzopane, il sindaco, Massimo Cialente, hanno più volte lanciato bordato contro i tre, accusati di volta in volta di curare solo interessi di piccola bottega, di essere rappresentanti solo della cultura del “localismo e del campanile”.
Il presidente del Teatro stabile abruzzese, l’aquilano Ezio Rainaldi ha accusato Gerosolimo, Olivieri e Monticelli, di aver incontrato e ascoltato le istanze “solo di alcune associazioni culturali, e di fare le “solite marchette politiche nei confronti dei propri elettori”. I tre hanno replicato a stretto giro che “il nostro intento è quello di realizzare una politica culturale uguale per tutti, mettendo fine ai tanti “carrozzoni” che esistono e producono ben poco nel mondo culturale abruzzese”.
Paradossalmente, a complicare e rendere ancor più arzigogolata la rotta della cultura abruzzese, questi giudizi sono condivisi a pieno da Zappacosta, ed esplicitati in un’intervista rilasciata al quotidiano Il Messaggero.
Oltre ad annunciare che l’operazione salvataggio dell’Istituzione sinfonica abruzzese alla fine si farà, ma la cifra stanziata sarà di “soli” 400 mila euro, e non di 800 mila, Zappacosta va anche oltre delineando un vero e proprio New deal di matrice liberista sulle future politiche culturali. Parlando evidentemente in vece e per contro di D’Alfonso. Ma nello stesso tempo sostenendo posizioni che trovano d’accordo Olivieri, Gerosolimo e Monticelli.
“Le istituzioni culturali – afferma Zappacosta – dovranno imparare ‘a stare sul mercato’ e a smettere di fare affidamento solo sui contributi pubblici”. E ancora che “gli incassi degli spettacoli che non possono continuare ad essere il 5 per cento delle entrate delle istituzioni culturali , servono sponsor e fund raising”.
Impostazione liberista, che individua come nemici giurati gli “stipendifici e carrozzoni”, e “i cda di nomina politica”, e che come panacea individua le leggi darwiniste della concorrenza, dove chi offre un prodotto vendibile e trova riscontro va avanti, chi non ha nulla da offrire soccombe
Più facile a teorizzarsi che a farsi. I vertici delle istituzioni culturali spiegano infatti che non è affatto facile trovare sponsor di questi tempi, e gli incassi non riusciranno mai a coprire le spese di spettacoli di per se costosi, con protagonisti grandi orchestre e cast d’eccezione.
Neanche decuplicando il costo del biglietto, pensare di gettare insomma le istituzioni culturali nel mare in tempesta del mercato, significherebbe far affogare buona parte di esse.
A rispondere a muso duro e a chiedersi se i pensieri di Zappacosta sono quelli del presidente D’Alfonso, è ancora la senatrice Pezzopane, che non solo affila le sciabole davanti all’annuncio del dimezzare il budget all’Isa, ma avanza il sospetto che dietro l’invito alle istituzioni culturali a prepararsi a stare sul mercato, si nasconda solo un politica di tagli. Come a dire: arrangiatevi, che la “cultura è per la Regione un lusso dei tempi migliori”.
Lanciando una bordata a D’Alfonso, infine la Pezzopane, a proposito di aiuti pubblici da centellinare ed anzi demonizzare, ricorda che nel 2015 la Regione ha aumentato il budget alla sanità privata e risanato la Saga, investendo molte risorse pubbliche. Il passo successivo è stato tagliare i finanziamenti alla cultura, considerandola un lusso dei tempi migliori”.




