L’AQUILA – È stata rinviata al prossimo 19 luglio l’udienza preliminare per il crollo del convitto nazionale, per il quale la Procura della Repubblica dell’Aquila ha chiesto il rinvio a giudizio per due indagati.

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L’aggiornamento è stato disposto dal Giudice per l’udienza preliminare, Marco Billi, per procedere alla richiesta dell’avvocato Antonio Milo, legale della famiglia di Luigi Cellini, una delle tre vittime, che ha presentato la citazione in giudizio per il ministero dell’Istruzione, il Convitto nazionale e la Provincia dell’Aquila, proprietaria dell’immobile per l’assunzione di responsabilità in sede civile.

Cinque le costituzioni di parte civile accolte: si tratta della famiglia di Cellini, che ha chiesto 2 milioni di euro, delle associazioni Cittadinanzattiva e Codacons, e di due giovani rimasti feriti sempre dentro il Convitto durante il terremoto. Non si sono invece costituite parte civile le famiglie degli altri due minorenni, della Repubblica Ceca I familiari hanno quindi rinunciato al risarcimento danni.

L’udienza aveva già subìto un rinvio lo scorso 17 maggio, perché non era ancora tornata indietro la ricevuta di ritorno della notifica di convocazione all’udienza per uno dei familiari delle vittime di origine ceca, Ondreiy Nouzovsky. In quell’occasione, il giudice non ha potuto fare a meno di rinviare, perché le parti processuali non erano tutte costituite.

Il Gup non ha affrontato la questione dell’istanza di rimessione indirizzata alla Corte di Cassazione da Paolo Guidobaldi (nella foto), legale di uno dei due indagati, Livio Bearzi, preside del Convitto, nel quale si chiede il trasferimento del processo a Campobasso perché all’Aquila non ci sarebbero le condizioni per un rito sereno.

Le ipotesi di reato contestate dalla procura sono omicidio colposo, disastro colposo e lesioni. La stessa situazione si ritroverà per l’udienza preliminare per il crollo della casa dello studente del prossimo 12 giugno: due degli undici indagati per omicidio colposo, disastro colposo e lesioni, hanno presentato al Gup istanza di rimessione del processo ad altro giudice per l’assenza di un clima sereno all’Aquila.

LE FAMIGLIE DELLA REPUBBLICA CECA RINUNCIANO AL RISARCIMENTO

L’AQUILA – Assenti alla prima udienza, assenti anche oggi. Hanno fatto una scelta precisa, quella di non prendere parte al processo sui crolli al Convitto nazionale, i familiari di due delle giovani vittime, Ondreiy Nouzovsky e Marta Zelena, deceduti rispettivamente a 17 e a 16 anni, entrambi originari della Repubblica Ceca. Hanno rinunciato a chiedere un risarcimento danni, i genitori. Non hanno scelto un avvocato italiano. Non sono interessati alle tappe processuali della vicenda. In aula, probabilmente, non si vedranno mai.

Unico collegamento con la realtà italiana per i familiari dei due giovani, che erano nel capoluogo solo per un viaggio premio, è rimasto una professoressa di scuola media aquilana, Elena Chiodi, che ha conosciuto Ondreiy grazie all’amicizia con suo figlio Stefano e ha vissuto in prima persona la tragedia del terremoto e della morte del ragazzo ceco.

“Ondreiy e Marta – ha ricordato – sono venuti in Italia appena una settimana prima del sisma, una sfortuna incredibile. Avevano vinto un viaggio premio in patria e qui erano stati inseriti nella terza liceo scientifico tecnologico che frequenta mio figlio, ospitata all’Istituto tecnico industriale a Colle Sapone. Purtroppo, alloggiavano al Convitto”.

Oggi, in occasione della ripresa dell’udienza preliminare, l’insegnante era in aula. “I genitori – ha confermato – non vogliono seguire il processo; ho provato a convincerli per l’ultima volta qualche giorno fa, ma mi hanno spiegato che per loro sarebbe un dolore troppo grande. Non hanno preso un avvocato e non sono interessati a quello che succede nelle aule dei tribunali”.

La professoressa Chiodi ha conosciuto i genitori della vittima prima a distanza e poi di persona, quando sono venuti nel capoluogo lo scorso aprile, in occasione del primo anniversario del sisma. “Per loro – ha spiegato la professoressa – è stato un po’ come chiudere un cerchio. Il contatto invece è nato pochi mesi dopo la tragedia, quando ero ancora sfollata e ho cominciato a sentir parlare di processo per i crolli: mi ero accorta che nessuno si muoveva a tutela di questi ragazzi. Tramite varie email e telefonate ci siamo messi in contatto finché non sono venuti di persona, un anno dopo”.

La battaglia giudiziaria è appena all’inizio, e le due famiglie dell’Est con tutta probabilità non vi prenderanno parte. L’amica aquilana invece non demorde. “Io voglio seguire il processo”, conferma.

SI AGGRAVANO LE ACCUSE: LESIONI GRAVI

L’AQUILA – Il Pubblico ministero dell’udienza sui crolli del 6 aprile 2009 al Convitto nazionale, Fabio Picuti, ha chiesto l’integrazione del capo d’imputazione nella prima parte comune ai due indagati Livio Bearzi e Vincenzo Mazzotta. Per i due si aggiunge l’accusa di lesioni gravi.

Picuti ha infatti spiegato al Gup Marco Billi che si aggiunge alle accuse il ferimento di Luigi Cardarelli, compagno di stanza di Luigi Cellini, una delle vittime. Cardarelli ha riportato lesioni gravi per via dello schiacciamento e della frattura degli arti e per un trauma cranico.