ROMA – In caso di interruzione dei flussi di gas da parte della Russia, la crescita annuale sotto zero e inflazione che può balzare fino all’8 per cento.
Lo sostiene Banca d’Italia nel bollettino trimestrale.
Gli economisti di Bankitalia delineano tre scenari, tenendo conto dell’andamento del commercio internazionale, dell’incertezza e della fiducia di consumatori e imprese, e anche delle forniture di gas naturale.
Lo scenario più favorevole ipotizza una rapida risoluzione del conflitto e un significativo ridimensionamento delle tensioni. Dunque una prospettiva ottimistica: se le cose dovessero andare così, la crescita del Pil sarebbe di circa il 3 per cento nel 2022 e nel 2023; l’inflazione si porterebbe al 4 per cento per poi scendere all’1,8 per cento.
Nello scenario intermedio, che suppone invece una prosecuzione delle ostilità, dunque sostanzialmente il prolungarsi dell’attuale fase, il prodotto avrebbe un incremento intorno al 2 per cento in entrambi gli anni; l’inflazione toccherebbe il 5,6 e il 2,2 per cento.
Lo scenario più severo è infine quello in cui si concretizza l’interruzione dei flussi di gas russo, che presuppone anche un’interruzione dei flussi di gas russo, a cui non si riuscirebbe a porre rimedio se non in parte, il Pil diminuirebbe di quasi mezzo punto nel 2022 e nel 2023; l’inflazione si avvicinerebbe a quota 8 per cento nel 2022 per poi scendere al 2,3.
In tutti e tre i casi le stime non tengono conto dei possibili effetti delle ulteriori misure che il governo potrà mettere in campo.






