MADRID – Non c’é tregua per la Spagna: dopo aver respirato ieri, passando il test di un’asta di titoli di Stato andata tutto sommato bene, Madrid a mercati chiusi ha ricevuto uno schiaffo da Fitch con il declassamento del rating di ben tre gradini, sulla soglia del livello ‘spazzatura’. Gli spread – che domani mattina rischiano di risvegliarsi con una doccia fredda viste le avvisaglie di Fitch – hanno beneficiato del buon esito dei collocamenti di titoli di Stato europei: per l’Italia hanno chiuso a 431, reggendo sui livelli di ieri, per la Spagna a 466, restando inferiori alla soglia dei 500 punti sotto la quale erano scesi ieri. L’agenzia di rating americana ha portato il suo giudizio sulla solvibilità della Spagna a ‘BBB’, due gradini sopra il livello ‘junk’, tagliandolo di ben tre gradini dal precedente ‘A’. Fitch si aspetta che l’economia spagnola rimanga in recessione per tutto il 2012 e anche l’anno prossimo.

E se nello scenario di base l’agenzia di rating si aspetta che ristrutturare e ricapitalizzare le banche iberiche costi fra i 50 e i 60 miliardi di euro, “in uno scenario più estremo, basato su quanto accaduto in Irlanda, l’ammontare salirebbe fra i 90 e i 100 miliardi di euro”. Cifre che si avvicinano al salvataggio dell’Irlanda o del Portogallo e che Madrid non sarebbe in grado di reperire se non a costi esorbitanti sui mercati, indebitandosi ulteriormente. Una brutta sorpresa per il premier Mariano Rajoy, che dopo aver cercato in ogni modo di evitare l’aiuto esterno e il monitoraggio che ne deriva, potrebbe decidersi a chiedere formalmente il salvataggio a Ue e Fmi dopo essersi visto negare un prestito diretto soltanto alle sue banche.

Anche il presidente dell’Eurogruppo, Jean-Claude Juncker, oggi ha evocato il salvataggio, dicendo che se chiederà aiuto la Spagna lo avrà anche se finora “non c’é stata richiesta”. Lo schiaffo ricevuto da Fitch mette in ombra l’asta di oggi in cui la Spagna ha collocato poco più dei due miliardi di titolo di Stato che aveva programmato. La domanda è in crescita ma i rendimenti sono saliti, in linea con le condizioni del mercato secondario, raggiungendo il 6,044% contro il 5,743% di aprile sul decennale 2022, e il 5,353% dal 4,319% per il 2016.

Bene anche l’asta con cui il tesoro francese ha quasi totalizzato gli otto miliardi prefissati sui suoi Oat, realizzando un calo dei tassi e un aumento della domanda. Mentre il Btp Italia, titolo quadriennale indicizzato all’inflazione, ha chiuso il suo secondo collocamento raccogliendo poco meno di 1,74 miliardi contro i 7,29 miliardi del primo collocamento. Intanto, senza sapere dell’imminente bocciatura della Spagna, le borse europee hanno chiuso oggi con un’altra giornata in positivo dopo quella di ieri, rassicurate dal taglio dei tassi in Cina, il primo dal 2008, interpretato come il segnale che le autorità mondiali sono pronte a intervenire per la crescita. Chiudono bene Londra, +1,18%, Francoforte, +0,82%, e Milano, +0,88%, mentre sono state più prudenti Parigi (+0,42%) e Madrid (+0,30%).

La Banca popolare della Cina, di fronte alla crescita interna in rallentamento e alla minaccia crescente rappresentata dalla crisi del debito in Europa, ha tagliato di un quarto di punto il tasso di riferimento sui prestiti a un anno, portandolo al 6,61% dal 6,56%. Una mossa che segue la decisione analoga della banca centrale australiana di fronte alla preoccupazione crescente per la crisi del debito europea, alimentando le aspettative dei mercati per una vera e propria svolta in Cina: secondo le previsioni l’istituto centrale continuerà l’allentamento delle condizioni monetarie, impedendo che il paese subisca un atterraggio troppo duro dalla forte crescita degli ultimi anni, e sostenendo quello che è al momento il principale motore economico globale.