L’AQUILA – C’è qualcosa di illogico, o addirittura di folle, in quel che sta succedendo, conseguenza inevitabile dell’inadeguatezza, della debolezza, della inutilità e della pochezza di una classe politica di cui dovremmo disfarci per il bene di tutti.
E questo deve preoccupare più della “cattiveria” e della “crudeltà” del Covid-19, perché prima o poi il virus sarà debellato.
Quanto sta avvenendo nella diatriba tra quelli che, volgarmente, vengono chiamati “governatori” e governo centrale rischia di lasciare macerie per la cui rimozione serviranno anni. Non parliamo solo di un “figuro” come Giovanni Toti, che ha avuto, diciamo così, il “merito” di esplicitare quello che in molti nei piani alti pensano, ma non dicono, sugli anziani, sulla produttività, eccetera.
E sempre per stare sull’argomento e a conferma di quanto scritto, se ciò risultasse spropositato, non avrebbero scritto e confermato a suo tempo in modo quasi unanime le infami leggi sulle pensioni e sul lavoro.
Guardando al “dictator” della Campania, Vincenzo De Luca, dopo aver minacciato lanciafiamme, sciabole, galera e roghi e dopo essersi vantato di aver a suo tempo vinto la pandemia, ora si vede costretto a minacciare ulteriori sfaceli; ma potremmo pure citare Luca Zaia, quello che solo pochi mesi fa derideva i cinesi, quello che un giorno si e l’altro pure fa a botte con la semplicità della lingua italiana e che crede che il suo Veneto sia una repubblica indipendente anche se priva di Costituzione: ebbene, anche il ‘caudillo’ veneto brancola nel buio; e ancora, che dire sulla Lombardia, dove il contagio in rapporto al numero degli abitanti è forse uno dei più alti al mondo?
In questo contesto, risulta meno evidente la vicenda di Luca Zingaretti, reso celebre dal suo sorriso e dal fatto che è il fratello del più noto attore; anche perché lui, Luca Zingaretti, non si occupa del Lazio se non per i pesanti tagli alla sanità, ma si preoccupa del Partito democratico creato dai think tank del potere a cui si sono voracemente attaccati, poiché, altrimenti, non avrebbero niente altro da fare e da dire.
Vogliamo poi dire qualcosa sul ministro Speranza, il quale ha scritto un libro sulle virtù salvifiche del suo ministero e del suo governo per poi ritirarlo di fronte alle evidenti falle e alla dabbenaggine e alla miopia del suo stesso governo che riesce a tirare avanti perché l’opposizione è talmente trucida, volgare e inconsistente che dà la misura di come siamo messi in questa zona d’Europa?
Scendendo sempre più in basso, purtroppo, lo scenario, anche all’Aquila, diventa sempre più preoccupante di fronte ad una amministrazione incompetente, amorfa, senza idee su come comportarsi, di fronte ad una situazione che sta sfuggendo di mano. Sia detto senza ironia: qui l’uno sarebbe stato meglio se fosse rimasto nel villaggio, mentre gli altri, che si attribuiscono aloni di competenza è il caso che tacciano.
Anche perché negli anni passati i tagli lineari alla sanità avvenivano non con le forbici, bensì con il machete.
Mi riferisco all’ex sindaco aquilano, Massimo Cialente, che essendo stato primo cittadino per molto tempo, da massima autorità sanitaria locale non mi pare che sia battuto contro le privatizzazioni e contro la mercificazione del bene universale della salute. Oggi sono in pochi che di fronte ad un disastro annunciato possono prendere delle vere contromisure, in una città, ricordiamoci, che nella prima ondata, proprio per la sua posizione geografica, è stata solo ‘sfiorata’ dal virus.
Per quanto riguarda le contromisure, comunque, esse non possono solo riguardare il principio della prudenza o dei divieti, ma devono investire la sanità stessa con assunzioni definitive di personale medico, sanitario e amministrativo, con il supporto infrastrutturale, con nuove forme di terapie e il coinvolgimento totale dell’Università, con il rilancio di una effettiva e forte sanità territoriale in grado di fare una prima valutazione e soprattutto per evitare il blocco e la congestione dell’ospedale “San Salvatore”.
Per fare questo, però, bisogna fare la voce grossa.
* esponente aquilano del Movimento EuroStop




