ROMA – Secondo un’analisi realizzata nel 2017 in 15 paesi, il 41% delle persone che lavorano da casa “si considerava molto stressata, rispetto a solo il 25% di coloro che lavoravano nei luoghi di lavoro”. Lavorare da casa può portare “a sentirsi isolati, a lavorare più a lungo e a confondere i confini tra lavoro e vita familiare”. Se da una parte “l’isolamento può facilitare la concentrazione, la mancanza di interazione sociale può diventare un forte fattore di stress”.

A sostenerlo il rapporto “Garantire sicurezza e salute sul lavoro durante la pandemia” presentato dall’Organizzazione internazionale del lavoro (Oil), in occasione della Giornata mondiale della sicurezza sul lavoro, che si celebra oggi.

Tra le priorità, portate all’evidenza dall’emerengenza coronaviurs e dall’esplosione dello smart working, c’è per l’Oil proprio quella di “proteggere la salute mentale di chi lavora da casa”, ed evitare il rischio di un “aumento di discriminazioni e stigma”.

L’orario di lavoro flessibile, innfatti, “può diventare un orario di lavoro eccessivo, senza pause e può continuare per tutta la notte, con il conseguente rischio di insonnia”.

La sicurezza e la salute sul lavoro sono indispensabili nella gestione della pandemia e nella capacità di riprendere lavoro. Il rapporto evidenzia i rischi derivanti dalla diffusione di Covid-19 e esplora le misure per prevenire e controllare il rischio di contagio dal distanziamento alle mascherine.

Ma analizza anche i rischi psicosociali associati alla pandemia: tra i motivi di stress in questo periodo, “la paura di perdere il lavoro o chiudere la propria attività”.

L’esperienza, inoltre, mette in guardia l’Oil nel rapporto, “dimostra che la violenza e le molestie (tanto fisiche quanto psicologiche) possono aumentare durante l’emergenza sanitaria, così come possono aumentare lo stigma sociale e la discriminazione”.