PESCARA – “La rabbia che vediamo nelle piazze, in questi giorni, si manifesta come una risposta emotiva derivante dal non sentirsi protetti nonostante gli sforzi compiuti nel corso del primo lockdown”.

A spiegarlo è Marco Simone, psicologo e psicoterapeuta familiare a Pescara, in merito alle ripercussioni dell’emergenza pandemica sui comportamenti dei cittadini.

“Durante il primo lockdown la paura e l’angoscia nei confronti dell’ignoto sono state affrontate attraverso processi di dipendenza, dunque riponendo fiducia nelle istituzioni e rispettando le disposizioni, anche se ciò comportava uno sconvolgimento del nostro stile di vita e delle nostre progettualità – prosegue Simone – mentre ora la frustrazione nel vedere che le soluzioni adottate risultano vane e l’angoscia che ne deriva rischiano di non permettere un’accettazione quiescente, come dimostrano le reazioni e le proteste di questi giorni”.

Lo psicologo sottolinea che “le reazioni, in questa fase, risultano spesso caratterizzate da due fenomeni differenti, ovvero la negazione, che è un meccanismo di difesa arcaico attraverso il quale l’individuo si difende dall’esperienza, scindendo il pericolo dalla propria esperienza di vita, e la rabbia, che si manifesta come una risposta emotiva derivante dal non sentirsi protetti nonostante gli sforzi compiuti”.

Secondo Simone “la rabbia in realtà risulta essere una risposta più matura e più evoluta, perché è indicativa di un contatto con l’esperienza dolorosa, è un’emozione nobile che trova legittimità nella percezione del tradimento della fiducia riposta in chi ci doveva proteggere”.