L’AQUILA – “Forse non lo sanno, c’è chi deve lavorare per vivere, non conosce ‘ristori’ e non può permettersi di restare chiuso in casa per settimane. La pazienza è finita, a breve qualcuno uscirà anche senza aspettare l’esito dei tamponi”.
È solo l’ennesimo sfogo, raccolto da Abruzzoweb, di un’aquilana entrata in contatto con un positivo al Coronavirus e che, da quel momento, è chiusa in casa con la famiglia. Due settimane interminabili: prima gli innumerevoli sforzi per richiedere un tampone, poi l’estenuante attesa del risultato, che tarda ad arrivare.
Nella provincia dell’Aquila, la più colpita nella seconda ondata, e dove quindi il rischio di entrare in contatto con persone positive è ancora più alto, continuano a registrarsi disagi da settimane.
“Noi siamo completamente asintomatici ma ad oggi non possiamo ancora dire se siamo positivi visto che i risultati dei tamponi non sono mai arrivati e dalla Asl non abbiamo ricevuto nessuna comunicazione. Siamo rimasti in casa rispettando tutte le procedure, non stiamo lavorando e abbiamo rimandato ogni cosa. Il tutto con il rischio, qualora dovessimo risultare negativi, di dover rivivere lo stesso incubo una volta usciti, per un qualsiasi positivo incrociato per sbaglio. Ma lo sanno che noi dobbiamo lavorare?”.
Disservizi e ritardi per l’effettuazione e l’esito dei tamponi vengono ormai segnalati quotidianamente anche in tutto il resto della regione, con tempi di attesa che si allungano anche oltre i 20 giorni.
“Siamo disperati – viene ribadito – non si può più vivere così, stiamo ancora pagando le conseguenze del primo lockdown e non so per quanto ancora riusciremo ad andare avanti. A breve non avremo più niente da perdere e come noi tanti altri: o si organizzano in tempi rapidi oppure si comincerà ad uscire senza aspettare”.






