CORTINA D’AMPEZZO – Da set cinematografico del film cinepanettone “Vacanze di Natale” , a promotore di un iniziativa giudiziaria che ha del clamoroso.

Lo storico hotel De La Poste di Cortina d’Ampezzo in Veneto ha infatti citato per danni il ministero della Sanità della Repubblica popolare cinese davanti al Tribunale di Belluno, per “non aver tempestivamente segnalato all’Oms lo stato del diffondersi del coronavirus e dei suoi gravi effetti letali a cavallo fra novembre e dicembre 2019”, e per “non aver assunto i necessari provvedimenti di controllo sugli scali aeroportuali in partenza dalla Cina”.

Favorendo così la diffusione del virus anche in Italia, dove si è ora arrivati a oltre 24mila morti, e 181mila contagiati. Provocando danni incalcolabili all’intera economia del Paese, ed anche all’hotel De La Poste, che ha dovuto mandare a casa tutti i dipendenti, e si è vista anullare le finali di Coppa del mondo di sci alpino, previste a metà marzo, avendo già registrato il tutto esaurito con le prenotazioni. 

Nella citazione, firmata dell’avvocato barese Marco Vignola, si legge che “il 12 marzo è stata disposta la chiusura anticipata dell’hotel e di tutti i servizi connessi”, “nel pieno della stagione sciistica invernale”, con “conseguenze disastrose anche per il licenziamento dell’intero personale dell’hotel e la disdetta dei contratti di fornitura, così come avvenuto per tutte le altre strutture ricettive ampezzane”.

 Al Tribunale di Belluno si chiede di accertare “le gravi omissioni” del ministero cinese che “hanno impedito allo Stato italiano una tempestiva assunzione di provvedimenti da adottare di ordine pubblico e sanitario, che sicuramente avrebbero ridotto al minimo il disagio e le conseguenze negative derivanti dal Covid-19”.

Il legale dell’Hotel De La Poste “chiede quindi che vengano richieste informazioni ufficiali sulla data delle comunicazioni da parte della Repubblica Popolare Cinese all’Oms, alla Protezione Civile e all’Istituto Superiore di Sanità, del sorgere e diffondersi del Covid-19”.

Si dichiara infine “che il valore della presente controversia è di valore indeterminabile oltre la somma di euro 520mila ai fini dell’iscrizione a ruolo”.