PESCARA – La similitudine viene spontanea: nuovo ospedale Covid a Pescara e nuovo ospedale Covid a Milano Fiera. Operazioni comparabili, sebbene il presidio adriatico sorga, di fatto, in contiguità con il nosocomio e quello lombardo no.

Un problema, però, potrebbe essere comune: a Milano – nel presidio che comunque è stato realizzato con fondi privati, ma che oggi ospita pochi degenti -, ci sono molte perplessità perché ricavare posti in terapia intensiva costringe a reperire personale specializzato in gran numero. 

Il quantum lo ha specificato Luciano Gattinoni, per anni primario al Policlinico in una intervista al Fatto Quotidiano: un medico ogni cinque letti, sei per coprire i turni 24 ore; sette infermieri ogni due posti letto. Un contingente di almeno cento figure. 

A Pescara ne servirebbero circa 400 considerando che l’opera da 11 milioni di euro, di cui 10 provenienti da Roma, da realizzare in 90 giorni, prevede oltre 200 posti, come l’ospedale di Avezzano. 

Ci sono? L’idea della Regione è razionalizzare le risorse facendo i conti con le attuali. Ma di certo questa potrebbe essere una spina. 

Altri elementi, molto legati, sono la tempestività e la necessità in questo momento in cui, per fortuna, la curva sta scendendo. Non a caso, a Milano, dove si era partiti da 400 posti di terapia intensiva per poi riparare a circa 250, i degenti sono una ventina. Per fare paragoni con Pescara, secondo quanto segnalano esperti, medici ed anche cittadini perplessi, nelle Marche, regione dai contagi che hanno preoccupato e che sono di gran lunga all’Abruzzo, a Macerata l’ospedale covid ha 80 posti letto.   

L’operazione ospedale ha avuto anche inevitabili risvolti politici. Il marchio a fuoco è quello di Fratelli d’Italia, che l’ha proposta, sponsorizzata e difesa a spada tratta. A partire dal governatore, Marco Marsilio, e dal presidente del Consiglio regionale, Lorenzo Sospiri, ancora tra le file di Forza Italia ma ormai da mesi dato in trasferimento verso i meloniani. Colpisce l’assenza della Lega e soprattutto dell’assessore alla Salute, Nicoletta Verì, che ha evitato accuratamente di esporsi in maniera chiara e di mettere il cappello sul progetto. 

Un modus operandi ormai acclarato che vede il Carroccio ritirarsi sull’Aventino in attesa di giudizio, senza proferire parola alcuna, né per bene, né per male, come se, bisogna dirlo non fosse l’azionista di maggioranza del centrodestra, e come se alla fine gli elettori non presenteranno il conto anche a loro. Inevitabile, allora, che l’operazione assuma i contorni di una vicenda patronale e molto territoriale, fortemente connotata in chiave cittadina pescarese e in grado, per queste ragioni, di attirarsi le ire degli altri territori che sono passati subito al contrattacco chiedendo compensazioni immediate in un quadro di difficile governabilità: visto tra l’altro il recente blocco dei fondi deciso dalla struttura commissariale presieduta da Domenico Arcuri, lo stesso che, insieme all’alltro commissario straordinario, il capo della protezione civile nazionale, Angelo Borrelli. Non solo.

Al di là della facciata, il progetto ha fortemente diviso la politica, locale e anche regionale, ma anche la classe medica e i professionisti della sanità, critici sulla reale valenza del progetto.

C’è poi l’aspetto della comunicazione istituzionale, scelta dal centrodestra, che ha indubbiamente penalizzato un’idea che avrebbe dovuto avere una chiara e rintracciabile valenza regionale, coinvolgendo, nella presentazione  tutti i territori in un piano ampio che, appunto, avrebbe dovuto prevedere interventi di pari portata in altre zone, in modo da creare quella Rete che viene auspicata anche nei protocolli nazionali e internazionali.

Invece, hanno prevalso le esclusioni e così si è fatto riesplodere il campanile che non è giustificabile, ma che in questo momento tragico non è neanche controllabile.

Una cosa, è certa. Come nella migliore tradizione politica pescarese, alla fine si è riusciti a intessere una rete che da Sospiri ha coinvolto anche il senatore e coordinatore dei Fi, Nazario Pagano, e il Pd nella persona dell’ex governatore, Luciano D’Alfonso, oggi senatore, e il Movimento Cinque Stelle. Sospiri ha fatto valere gli ottimi rapporti con i consiglieri penstastellati Domenico Pettinari e Sara Marcozzi. 

E, in effetti, non si sono levate voci particolarmente critiche. Anzi. Come è nella cultura di Pescara che è capace di prendere le decisioni importanti per la città in maniera coesa e bipartisan. Non a caso, D’Alfonso non ha firmato i numerosi attacchi e rilievi espressi nei comunicati del centrosinistra. Insomma: non è escluso che alla fine il Covid-Hospital che realizzerà l’impresa Omnia Servitia del patron frenano Antonio Colasante, uno dei colossi d’Abruzzo, possa divenire una nuova spina per il centrodestra che ha mancato ancora una volta l’occasione di dare una immagine di compattezza e coesione.