L’AQUILA  – “I dati attuali sul covid attestano un rallentamento della curva, ma i morti sono ancora tanti e non siamo fuori dall’epidemia. Con le varianti omicron siamo passati da un  R0, la capacità del virus di diffondersi in assenza di misure di contenimento,  da 2,5 del ceppo originario a 16. Per fortuna dunque che abbiamo avuto e abbiamo l’arma dei vaccini, che ha abbattuto la letalità di questo virus, perché altrimenti i morti sarebbero stati molti di più, e saremmo ripiombati in una nuova drammatica emergenza”.

Parole nette quelle di Alessandro Grimaldi, primario del reparto di Malattie infettive dell’ospedale “San Salvatore” dell’Aquila, e presidente regionale del sindacato dei medici Anaao sulla situazione della pandemia del Covid 19 in Abruzzo.

L’Abruzzo è la regione che continua ad essere la più colpita d’Italia, avendo raggiunto una incidenza di 462 casi per centomila abitanti. Dal primo al 20 agosto sono stati 22.286 i contagi e 66 i decessi registrati.

“Nel mio reparto – spiega Grimaldi –  per la legge dei grandi numeri e con l’aumento dei contagi viaggiamo intorno ad una media di 10-15 ricoveri, quasi tutti anziani e fragili. Ma quasi nessuno va in terapia intensiva. E chi ha copertura vaccinale presenta sintomi lievi e non preoccupanti tanto che viene curato a casa. Del resto, ormai lo dicono numerosi autorevolissimi studi, i vaccini anche dopo mesi della somministrazione, anche con la perdita progressiva dell’efficacia garantiscono comunque una sorta di memoria fondamentale per rispondere al virus”.

Ciò non toglie prosegue Grimaldi che “i morti sono ancora tanti. In realtà i numeri dell’ultimo mese, che destano preoccupazione, sono inferiori a quelli dei mesi scorsi.  E invito a fare questa riflessione: avere in Abruzzo 100 morti al mese, come accaduto, significa trovarsi davanti comunque una cifra impressionante, in Italia abbiamo avuto anche 200 morti al giorno, se si fosse mantenuto questo trend avrebbe significato vedere sparire in un anno una città da 73.000 abitanti, come L’Aquila. Ma il punto, ripeto, che senza i vaccini, la situazione sarebbe stata di gran lunga più catastrofica”.

Questa testata ha poi chiesto a Grimaldi un giudizio sulla candidatura del microbiologo Andrea Crisanti, capolista in Europa con il Pd,  alle politiche del 25 settembre, che ha subito polemizzato con il leader della Lega Matteo Salvini: “Se fossimo stati nelle mani di Salvini ci sarebbero 300mila vittime di Covid al posto di 140mila”,  ha detto Crisanti, e Salvini, tagliente, si è limitato a citare il virologo padovano, Giorgio Palù che definì Crisanti “un esperto di zanzare”.

Il primario non intende entrare nel merito politico della polemica ma si limita a dire, che “ritengo che tutte le misure messe in campo contro questo terribile pandemia sono state inevitabili e le uniche possibili,  e sono quelle adottate in buona parte del mondo: mi riferisco ai lockdown quando non avevamo ancora l’arma dei vaccini, alle varie restrizioni e misure di contrasto come l’obbligo della mascherina, e poi alle vaccinazioni di massa e al green pass. Certo, anche il mondo della scienza è stato a volte contraddittorio e non univoco nelle sue comunicazioni e prese di posizione, ma questo è accaduto perché ci trovavamo davanti a un qualcosa che non conoscevamo. Ad inizio pandemia ad esempio, eravamo completamente disarmati, i pazienti non avendo altro a disposizione, abbiamo cominciato a curarli con l’idrossiclorochina, sulla base di uno studio francese Poi si è scoperto che questo  antimalarico non solo era scarsamente efficace ma comportava effetti collaterali di una certa gravità, e siamo passati al cortisone, che ha dato invece risposte molto più efficaci.  C’è voluto del tempo per comprenderlo, sono serviti studi e sperimentazioni sul campo, ma del resto la scienza funziona così”.