L’AQUILA – L’unica certezza, anche in Abruzzo, al di là di come e quando le scuole di ogni ordine e grado torneranno a pieno regime, e soprattutto nelle care vecchie classi, è che sarà ancora di centrale importanza la lezione a distanza, attraverso una connessione internet, con studenti e professori che interagiscono con un computer o un tablet.

Misura considerata necessaria per uscire progressivamente e definitivamente dall’emergenza dell’epidemia del coronavirus, evitando assembramenti e contatti ravvicinati. 

Da questo punto di vista non è una buona notizia per l’Abruzzo lo studio realizzato dall’Istat, aggiornato a fine 2019, “Spazi in casa e disponibilità di computer per bambini e ragazzi”, secondo il quale 34 per cento delle famiglie, non ha un computer o tablet in casa. 

Poco giova sapere che è un dato più o meno allineato alla media italiana, che è del 33,8 per cento, perché resta la necessità che anche quell’alunno abruzzese su tre, possa avere i mezzi per partecipare alla didattica a distanza. 

I dati dell’Istat vanno in ogni modo letti alla luce di una rilevazione commissionata dal Ministero dell’Istruzione che si è chiusa a metà marzo, e secondo la quale, nonostante il gap tecnologico, solo 16 scuole in Abruzzo hanno avuto difficoltà ad avviare la didattica a distanza, che anzi era già praticata e rodata dal 30 per cento degli istituti scolastici, prima ancora dell’emergenza coronavirus.

L’Ufficio scolastico regionale ha poi attivato un nuovo sito web all’indirizzo www.usrabruzzodida.it, con spazi dedicati ai docenti, agli studenti e ai dirigenti scolastici, al fine di sostenere i percorsi di didattica on line. 

Il 24 aprile è scaduto il termine ultimo per inviare i dati relativi utili a compilare un primo monitoraggio sull’impatto delle risorse stanziate e della spesa finora effettuata dalle scuole per dare attuazione alla didattica a distanza.

Insomma, in attesa dei dati, si può sperare che proprio l’emergenza coronavirus, abbia contribuito a colmare il gap digitale di ancora troppi studenti, appartenenti, spiega l’Istat, alle fasce deboli della popolazione. 

Ancora una volta, a sfogliare i tabulati dell’Istat, emerge il divario tra il Sud e Nord Italia: la percentuale di famiglie senza computer supera infatti il 41 per cento nel Mezzogiorno, con Calabria e Sicilia in testa, rispettivamente 46 e 44,4 per cento. 

Più elevata nel Mezzogiorno anche la quota di famiglie con un numero di computer insufficiente rispetto al numero di componenti: il 26,6% ha a disposizione un numero di pc e tablet per meno della metà dei componenti e solo il 14,1 per cento ne ha almeno uno per ciascun componente. Viceversa, nelle regioni del Nord la proporzione di famiglie con almeno un computer in casa è maggiore. 

In particolare a Trento, Bolzano e in Lombardia oltre il 70 per cento delle famiglie possiede un computer, e la quota supera il 70 per cento anche nel Lazio.

L’Abruzzo con il suo 34 per cento si colloca in media-bassa classifica, al 15° posto, davanti a Liguria Piemonte, Basilicata, Campania, Molise, e il Puglia, Sicilia e Calabria, fanalino di coda.

Rispetto alla dimensione del comune di residenza, si legge poi nel rapporto Istat, la percentuale più alta di famiglie senza computer si osserva nei comuni di piccole dimensioni: 39,9 per cento in quelli fino a 2.000 abitanti, la più bassa nelle aree metropolitane 28,5 per cento.

Significativo poi un altro dato, che incide sulla praticabilità della didattica a distanza, su cui però non vengono forniti dati su scala regionale: nel 2018 il 27,8 per cento delle persone vive in condizioni di sovraffollamento abitativo. 

Tale condizione di disagio è più diffusa per i minori, il 41,9 per cento, dei quali vive in abitazioni sovraffollate. Il disagio si acuisce se, oltre ad essere sovraffollata, l’abitazione in cui si vive presenta anche problemi strutturali oppure non ha bagno/doccia con acqua corrente o ha problemi di luminosità: una condizione che riguarda il 7 per cento dei minori e il 7,9 per cento dei ragazzi dai 18 a i 24 anni. Filippo Tronca