PESCARA – Presidio unitario davanti alle Prefettura di Pescara oggi pomeriggio per chiedere la stabilizzazione dei precari e regole semplici per le nomine dei supplenti, la didattica a distanza come l’ultima spiaggia e non la regola.
Ad organizzare la mobilitazione, in tutta Italia, i sindacati Flc Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola, Snals Confsal e Fgu Gilda.
Per quanto riguarda la didattica a distanza (Dad), si fa notare che essa ha avuto un impatto negativo sulle condizioni di lavoro per la maggior parte degli intervistati. Per circa due docenti su tre (64,7%) il carico di lavoro è aumentato in modo rilevante in seguito al passaggio alla didattica a distanza. Tra le lavoratrici si registra un aumento degli impegni maggiore rispetto alla platea maschile (un aumento rilevante per il 67% delle docenti contro il 57% dei maschi).
Dati, spiega in una nota la Cgil di Teramo, che riguardano anche l’Abruzzo e che verranno illustrati venerdì 23 ottobre 2020 da uno dei curatori dell’indagine, il prof. Marcello Pedaci, dell’Università di Teramo.
A seguire la nota completa.
LA NOTA COMPLETA
Mentre l’azione sindacale si concentra sulle necessità delle scuole per riuscire a garantire un’adeguata offerta formativa agli studenti, con proposte sul precariato, sui concorsi, sull’uso delle risorse, su come affrontare le situazioni critiche, in questi ultimi giorni si torna a parlare di didattica a distanza (DaD). L’augurio di tutti è che si possa superare questo grande momento di criticità e di emergenza. La DaD deve essere considerata come l’ultima spiaggia, per quanto riguarda le modalità d’insegnamento; non può, invece, essere (come si sta facendo in questi giorni) la soluzione di problemi organizzativi che ci sono fuori dalle scuole.
In questi mesi ci sono state risorse aggiuntive per le scuole, non sufficienti, ma si è intervenuti su alcune criticità. SI sono firmati protocolli e intese. E’ aumentato ad esempio l’organico docente ed ATA. Restano delle criticità che devono vedere un’azione sinergica sui servizi, a partire dai trasporti.
Da un’inchiesta che ha coinvolto anche l’Università di Teramo, fatta durante il periodo di lockdown, tra il 3 aprile e il 7 maggio. È emerso che la DaD non può sostituire la didattica in presenza.
La Dad ha avuto un impatto negativo sulle condizioni di lavoro per la maggior parte degli intervistati. Per circa due docenti su tre (64,7%) il carico di lavoro è aumentato in modo rilevante in seguito al passaggio alla didattica a distanza.
Tra le lavoratrici si registra un aumento degli impegni maggiore rispetto alla platea maschile (un aumento rilevante per il 67% delle docenti contro il 57% dei maschi). I carichi di lavoro sono aumentati in misura maggiore tra chi ha difficoltà di coordinamento con i dirigenti e con i colleghi rispetto a chi ha avuto modo di costruire relazioni più cooperative per fronteggiare l’emergenza.
In poco più della metà dei casi (52,8%) la DaD è stata definita unilateralmente dal dirigente scolastico e dai suoi collaboratori. Nel 62,5% dei casi sono state attivate delle iniziative di formazione per sostenere i docenti con delle carenze maggiori che emergono tra i docenti della scuola primaria (il 44,5% non ha ricevuto una formazione specifica). Più di 8 insegnanti intervistati su 10 (83,3%) usano per la Dad un proprio dispositivo, non condiviso con altri membri della famiglia. Meno di un terzo degli insegnanti intervistati (30,4%) raggiunge, con la Dad, tutti gli studenti della sua classe.
Più problemi risultano nel Mezzogiorno, dove la percentuale di insegnanti che dichiarano di riuscire a raggiungere tutti gli studenti della propria classe si abbassano: 24,2% nel Sud, 23,7% nelle Isole. Difficoltà di raggiungere gli studenti con la didattica a distanza dovute sia a problemi di adeguatezza dei dispositivi da parte delle famiglie degli studenti, ma anche a difficoltà legate a fattori organizzativi: dall’infrastruttura tecnologica messa a disposizione.
https://www.abruzzoweb.it/staging3/covid-didattica-mista-nelle-scuole-la-proposta-del-consigliere-regionale-pietrucci/





