TERAMO – “L’emergenza covid-19 sta cambiando la vita delle donne: la disoccupazione femminile, con la pandemia, è tornata a superare il 50%. Il rischio di una regressione sui diritti e sulla condizione sociale è dietro l’angolo”.

L’urgente battaglia da portare avanti per l’avvocato Beta Costantini, consigliera delegata alle pari opportunità della Provincia di Teramo, intervistata da Abruzzoweb, è quella di contrastare un’inclinazione che rischia di incrementare il divario sociale. Per questo motivo, per cominciare, sono stati realizzati dei questionari con l’obiettivo finale di individuare le migliori azioni da mettere in campo ed ottenere finanziamenti per invertire questa tendenza.

Donne e giovani, ancora una volta, rischiano di pagare il prezzo più alto della crisi, un’ulteriore conseguenza dell’emergenza pandemica. Un fenomeno di rilevanza nazionale, snocciolato, con tabelle e grafici alla mano, dal sottosegretario al Ministero dell’Economia, Maria Cecilia Guerra, durante un’audizione formale alle commissioni Bilancio della Camera e del Senato a fine ottobre: il dato più rilevante riguarda il lavoro part-time che per il 73,2% è svolto dalle donne; mentre sui redditi complessivi guadagnati dalle donne sul mercato del lavoro si parla di un 25% in meno rispetto a quello degli uomini.

L’allarme, che preoccupa la consigliera alle pari opportunità della provincia di Teramo, è di un ritorno al passato, quando la figura della donna era strettamente confinata alla cura della famiglia. C’è di più, il lockdown ha fatto emergere il grande divario tra lavoratrici e lavoratori: partendo dal presupposto che “già di per sé la lavoratrice percepisce uno stipendio più basso di quello dell’uomo e, con le misure restrittive anti-covid sulle spalle delle donne, è venuto a gravare il peso del lavoro di cura dei figli per esempio con la didattica a distanza, delle persone anziane non autosufficienti, del lavoro domestico, comportando quale conseguenza la non realizzazione professionale della stessa”, spiega Costantini.

Per questo motivo è nato il progetto “Monitoraggio Donne e Covid-19”: “Se prima della pandemia la donna faticava ad emergere nel mondo lavorativo – osserva Costantini -, adesso ancora di più, rafforzando quel divario già esistente tra la donna lavoratrice e l’uomo lavoratore”.

Se quindi il ruolo dell’uomo è sempre stato relegato al ruolo di quello che “porta il pane in tavola”, la condizione femminile resta ancora legata a retaggi passati, nonostante quella normale, per quanto purtroppo difficile, conquista dei diritti sociali.

“Inoltre con l’emergenza Covid molte lavoratrici sono state messe in cassa integrazione senza riceverla nei tempi giusti e questo ha portato anche ad una difficoltà economica, tanto da non avere i mezzi sufficienti per la cura della propria salute”.

Ma c’è di più: “La misura restrittiva del lockdown ha incentivato quelle situazioni di violenza domestica subita dalle donne da parte dei propri mariti o compagni, costrette ad una quarantena in casa a causa dell’insufficienza di posti in strutture ospedaliere o in case famiglie, con effetti negativi a livello psicologico che ricadono anche sui figli”.

Da qui l’idea di verificare quali sono le condizioni della donna nei luoghi in cui si svolge la sua personalità.

“L’iniziativa è volta ad indagare tematiche specifiche quali il lavoro irregolare e a distanza, la vita domestica e gli incarichi di lavoro, le famiglie separate, la povertà, la perdita o contrazione dei redditi, la salute”.

Il progetto consiste in una raccolta di dati dai quali partire per decidere un’azione positiva da intraprendere per andare incontro a queste situazioni spiacevoli. Come spiega infatti Costantini “i dati vengono raccolti attraverso procedure certificate e come provincia ci siamo affidati alla docente esperta di sociologia e statistica, Agnese Vardanega dell’Università di Teramo che ha all’attivo numerose pubblicazioni sulla ricerca sociale e l’analisi dei dati”.

“Il tracciamento dei dati avviene con l’aiuto delle parti sociali (sindacati, associazioni di categoria) degli Ordini professionali, della Asl e delle altre organizzazioni pubbliche per avviare l’iniziativa con la diffusione di questionari”. Ancora “la circolazione dei questionari – in un primo momento pensati attraverso la distribuzione in forma cartacea nei luoghi pubblici e in forma anche digitale con le piattaforme sociali mailing list dedicate – con la nuova ondata ed in virtù delle recenti restrizioni anti-contagio, dovrà essere pensata in forma esclusivamente digitale, utilizzando il canale web, quindi sui social. Prima di Natale inizieremo a far circolare il questionario, anche perché i dati sui quali lavorare per tale metodologia di verifica non saranno pronti prima di dicembre”.

Tra le proposte: realizzazione di più asili nido per andare incontro alle lavoratrici madri e più case di accoglienza per le donne.

Azioni positive che secondo l’avvocato teramano “possono prendere vita solo attraverso una verifica puntuale e precisa tale da canalizzare risorse dedicate per il contrasto alla pandemia e quindi per i problemi immediati e per riequilibrare nel medio termine questa situazione. Come provincia abbiamo già fatto delle riunioni con le parti sociali per individuare le diverse proposte indirizzate anche all’accesso delle risorse del Recovery plan, un’occasione da non perdere”.

Un tasto dolente quello dei fondi per il sociale che durante la crisi sanitaria ha visto “chiudere tre succursali del centro antiviolenza La Fenice: Isola del Gran Sasso, Pineto e Martinsicuro. Attivo un solo sistema di messaggistica istantanea, tenendo aperta la sede di Teramo che, in questa settimana, è stata sanificata e ha fatto riscontrare un andamento positivo: rispetto al periodo precedente il lockdown adesso ci sono molte più richieste di colloqui da parte di donne abusate che cercano aiuto e che, subito dopo la prima emergenza, vanno via di casa.

Resta però il dato scoraggiante: “l’andamento della situazione economica e dell’occupazione femminile”.