CASTIGLION MESSER RAIMONDO – “Non una telefonata dal presidente della Regione Marco Marsilio: mi ha chiamato il capo della protezione civile Angelo Borrelli, ma non lui. Con tutti i morti che abbiamo avuto, non capisco proprio perché non lo abbia fatto. Ma me ne farò un a ragione”.

E’ lo sfogo del sindaco di Castiglione Vincenzo D’Ercole, il cui paese è uscito ieri dalla Zona Rossa abolita dalla Regione Abruzzo. Oggi per la prima volta il sindaco, positivo asintomatico per 35 giorni, ha messo piede fuori di casa e lo ha fatto per celebrare la Festa della Liberazione dal nazifascismo.

Il paese, è uno dei luoghi più colpiti del centrosud: C.M. Raimondo ha forse il record di contagiati e morti in Italia in rapporto alla popolazione. Duemila abitanti, 14 morti, 80 positivi, centinaia in isolamento. Per questo è stata chiama la Vò d’Abruzzo, anche se il sindaco ritiene che sia giusto anche il paragone con Brembo. D’Ercole, 30 anni, è anche lui ‘libero’ da ieri dopo la quarantena, un isolamento durato 35 giorni per la sua positività al coronavirus.

“Ma lo Stato l’ho sentito presente, questo sì – dice – Fondi, mascherine, carabinieri, insomma non ci siamo mai sentiti soli, l’Anci Abruzzo e centinaia di sindaci abruzzesi mi sono stati vicino, di ogni schieramento”. La Festa della Liberazione coincide con la riapertura delle zone a rischio della Val Fino, chiuse con decreto dal 17 marzo scorso, una festa “per noi è pur sempre condizionata, siamo ancora ‘dentro’ il problema, ma è certamente meglio. Poi si verso il 4 maggio e forse torneremo anche noi ad un minimo di normalità – continua D’Ercole – Certo , noi ora siamo al secondo giro di mascherine consegnate alla gente quando ci sono comuni anche grossi che non hanno finito la prima distribuzione: questo da la misura del nostro dramma”.

“In questi giorni abbiamo vissuto solo in piccola parte le privazioni che hanno vissuto i nostri nonni: noi non abbiamo vissuto il dramma della guerra, ma alcune famiglie hanno sopportato dei lutti per la morte dei loro cari da virus. Noi rispetto a loro siamo stati privati della nostra libertà, ma a casa, e per il nostro bene. Siamo qui per ricordare anche loro. Il 25 aprile è una piccola ripartenza che però ci lascia l’amaro in bocca perché sul campo abbiamo lasciato 14 persone, pezzi di storia di Castiglione”.