ROMA – Sono 32 i miliardi di deficit aggiuntivo approvati a gennaio dal Parlamento per il decreto Ristori e che adesso devono essere spesi.

Il precedente governo aveva definito uno schema del provvedimento, il nodo adesso è capire se l’esecutivo guidato da Mario Draghi lo seguirà o se rivedrà le modalità di erogazione e i settori interessati. A complicare ulteriormente il quadro c’è il caos dello stop fino al 5 marzo degli impianti sciistici che potrebbe comportare un allargamento della platea delle aziende da risarcire, con un impegno extra e non solo di natura economica.

Lo sforzo sarà soprattutto politico. Sul neo premier incombe infatti il pressing della Lega e dei governatori delle Regioni che chiedono ristori immediati per il settore sciistico e che vengano pagati i danni.

COSA PREVEDEVA IL DL RISTORI 5

Ai 32 miliardi di deficit aggiuntivo, secondo lo schema avviato dal precedente governo, andrebbero aggiunti circa 5 miliardi del decreto Ristori 4. Il tesoretto quindi salirebbe a circa 37 miliardi. Sul tavolo dell’ex presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, il provvedimento avrebbe dovuto prevedere un conguaglio delle perdite sul 2020 e il superamento dei codici Ateco con un nuovo sistema di indennizzi basato sulle effettive perdite di fatturato per l’intero 2020. L’ex ministra del lavoro, Nunzia Catalfo, aveva previsto un pacchetto lavoro da circa 10 miliardi, con un miliardo e mezzo di dote per “l’anno bianco” degli autonomi, e un altro miliardo per Reddito di emergenza e di cittadinanza. Da far rientrare in questo pacchetto anche il rifinanziamento della Cassa integrazione.

PER LE REGIONI SI DEVONO PAGARE I DANNI

Il governatore del Veneto, Luca Zaia, parla di “danno colossale” per gli impianti di risalita, per i grossi operatori ma anche per le piccole attività che gravitano attorno al turismo invernale e “non è solo una questione di ristori, qui devono pagare i danni”. Critico anche il presidente dell’Emilia Romagna e della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini: “Oltre al danno c’è la beffa. Adesso si mettano ristori importanti subito e poi sia l’ultima volta che si procede con questa modalità”.

IL PRESSING DEI MINISTRI DELLA LEGA

Già ieri i ministri dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, e del Turismo, Massimo Garavaglia, erano andati in pressing, sottolineando come “gli indennizzi per la montagna devono avere la priorità assoluta. Quando si reca un danno, il danno va indennizzato, già subito nel prossimo decreto”. Secondo i due ministri, “non è detto nemmeno che bastino i 4,5 miliardi richiesti quando la stagione non era ancora compromessa. Probabilmente ne serviranno di più, a maggior ragione se ci sono altri stop”.

IL MECCANISMO DEI RISTORI

Una delle incognite da sciogliere è capire se la soglia per le perdite sarà confermata al 33% o modificata, se il calcolo delle perdite farà riferimento all’intero 2020 o solo a un semestre. Dovrebbero essere previsti anche aiuti a professionisti e autonomi, come nelle intenzioni del Governo Conte-bis.

I SETTORI COLPITI CHE CHIEDONO I RISTORI

Musei, cinema, teatri, ristoranti, bar, centri commerciali, alberghi, palestre sono tra i settori maggiormente colpiti dalla pandemia e ai quali spettano i ristori. Ma da gennaio in poi anche altre attività economiche hanno subito ulteriori chiusure e limitazioni. È il caso degli impianti sciistici e di tutto il mondo imprenditoriale e dei lavoratori che gravita attorno al turismo invernale.

QUANTO PESA LO STOP ALLO SCI

Il posticipo dell’avvio della stagione sciistica al 5 marzo andrà a pesare sul bilancio, già disastroso, della stagione invernale 2020-2021. Secondo il Centro Studi Turistici, vengono così a mancare altri 3,3 milioni di presenze turistiche nelle località di montagna, “per una perdita di ulteriori 400 milioni di euro circa di fatturato”. Secondo Coldiretti, inoltre, “la chiusura degli impianti sciistici anche nell’ultima parte della stagione è destinata ad avere effetti non solo sulle piste di neve ma sull’intera economia che ruota intorno al turismo invernale che ha un valore stimato prima dell’emergenza Covid tra i 10 e i 12 miliardi di euro all’anno tra diretto, indotto e filiera”.