L’AQUILA – Da quando sono iniziate le vaccinazioni degli ospiti delle case di riposo, sono progressivamente diminuito il numero di contagi, i ricoveri in ospedale e decessi. In piena controtendenza rispetto all’impennata di casi positivi e vittime che si è registrata altrove, tra la popolazione ancora in buona parte non vaccinata, compresi gli over 80 la fascia più a rsichio.
A dirlo, numeri alla mano, una ricerca relativa anche all’Abruzzo dell’Istituto superiore della Sanità e della Fondazione Gimble.
La conferma che, se si vogliono evitare tanti altri lutti e allentare progressivamente le misure restrittive che stanno strangolando l’economia e la vita sociale, non c’è altra strada ad oggi percorribile che vaccinarsi, piaccia o non piaccia.
Il monitoraggio ha coperto un range temporale dal 5 ottobre 2020 al 14 marzo 2021, e ha riguardato oltre all’Abruzzo, la Campania, le Marche, il Molise, la Sicilia, la Toscana, la Valle d’Aosta, per un totale di 833 le strutture residenziali interessate con 30.617 posti letto disponibili complessivi. Di queste, 345 erano strutture residenziali per anziani non autosufficienti, per un totale di 15.398 posti letto.
Per l’Abruzzo il campione è rappresentato da 68 strutture sulle 84 operative in regione, e 3.126 posti letto.
Un motivo in più per completare al più presto le vaccinazioni nelle case di riposo, e in generale tra gli over 80, fascia di età di gran lunga più vulnerabile al covid-19 e che conta la buona parte delle vittime.
A questo proposito forti le polemiche per i ritardi accumulati, per aver previlegiato anche altre categorie professionali nell’ordine della priorità delle vaccinazioni.
In base ai dati della Fondazione Gimble se si guarda alla percentuale di popolazione di età over 80 anni che ha completato il ciclo vaccinale con due dosi, viene fuori che in tutta Italia supera a stento il 19%. Se si guarda alla classifica delle Regioni, in Abruzzo solo il 17,1% ha fatto il vaccino, la Sardegna è ultima (5,6%), preceduta da Toscana (6,1%), dalla Calabria (12,3%) e dalla Puglia (14,4%). La Lombardia è quint’ultima (15,3%). primo posto è invece il Lazio (27,7%), tallonato dall’Emilia-Romagna (27,6%). Terzo e quarto posto per Campania (26,1%) e Friuli Venezia Giulia (25,5%). Troppo poco, e troppo tardi.
Da qui il duro affondo di Mario Draghi, intervenuto in Parlamento: “Per quanto riguarda la copertura vaccinale di coloro che hanno più di 80 anni – ha “attaccato” il premier -, persistono purtroppo importanti differenze regionali, che sono molto difficili da accettare. Mentre alcune Regioni seguono le disposizioni del Ministero della Salute – ha spiegato il capo del Governo -, altre trascurano i loro anziani in favore di gruppi che vantano priorità probabilmente in base a qualche loro forza contrattuale. Dobbiamo essere uniti nell’uscita dalla pandemia come lo siamo stati soffrendo, insieme, nei mesi precedenti”.
Ha però osservato il presidente della Regione, Marco Marsilio. Ad oggi in Abruzzo sono state somministrate alla categoria degli Over 80 il 35,9% del totale delle dosi, valore fra i più alti in Italia, posizionandosi al settimo posto. Se è vero che la percentuale dei vaccini completati sulla popolazione over 80 in Abruzzo è leggermente inferiore alla media nazionale (21,7%) questo è dovuto al fatto che l’Abruzzo ha ricevuto un valore di dosi pro capite fra i più bassi d’Italia: 185 dosi contro le 228 della Liguria, le 216 dell’Emilia Romagna e le 194 nel Lazio, solo per fare alcuni esempi. Per essere ancora più chiari: la Basilicata riceve 192 dosi per 1.000 abitanti e ne somministra 160, L’Abruzzo ne riceve 185 e ne somministra 167.”
Parole pesanti come pietre, il cui senso è ulteriormente chiarito e rafforzato dal monitoraggio dell’Iss, focalizzato sulle sole case di riposo, e che conferma che molte morti potevano essere evitate, con una campagna vaccinale ben più efficace e tempestiva a favore degli over 80.
Da quando sono partite le vaccinazioni, ufficialmente il 28 dicembre, si legge nel rapporto, “in controtendenza con il dato nazionale, si è osservata nelle strutture residenziali una progressiva riduzione dei casi covid 19, degli isolamenti, delle ospedalizzazioni per covid-9, e dei decessi, nei mesi di febbraio-marzo 2021”.
E’ accaduto infatti che l’incidenza dell’epidemia nelle strutture residenziali è aumentata marcatamente nei mesi di ottobre e novembre, in corrispondenza della seconda ondata epidemica.
Nel mese di novembre 2020 l’incidenza settimanale di covid-19 ha raggiunto un picco del 3,2% degli ospiti nelle strutture residenziali per anziani e del 3,1% degli ospiti in tutte le strutture residenziali. Questo picco è in linea con quanto osservato nella popolazione generale.
Però poi l’incidenza nelle strutture residenziali si è ridotta dopo l’inizio della campagna vaccinale.
Nell’ultima settimana di febbraio e nelle prime settimane di marzo si sono infatti raggiunti valori sovrapponibili o inferiori a quelli registrati nella prima settimana di ottobre, prima della seconda ondata: lo 0,6% nelle strutture residenziali per anziani e del 0,5% in tutte le strutture residenziali nella settimana dall’8 marzo al 14 marzo.
Questo dato è in controtendenza rispetto all’andamento dell’epidemia nella popolazione generale che ha mostrato una recrudescenza nelle ultime settimane di febbraio e inizio marzo.
Diminuiti i contagi, è diminuita anche la mortalità: il monitoraggio prende però in considerazione i decessi per tutte le cause avvenuti tra i residenti, sia nelle strutture che in ospedale, e non solo quelli per covid-19.
“Non è stato possibile valutare quanti dei decessi complessivi siano imputabili a COVID-19
perché l’informazione sulle cause di quelli avvenuti in ospedale non è sempre stata resa disponibile alle strutture”, si precisa.
Ma l’Iss dà per scontato che l’impennata anomala di decessi con l’arrivo della seconda ondata, e il crollo che si è poi registrato in parallelo alla diminuzione dei contagi non può che essere spiegato con il fatto che i vaccini che hanno man mano cominciato a sortire effetti. Visto anche che fuori le case di riposo tra la popolazione ancora non vaccinata la curva ha avuto purtroppo un andamento beni diverso, in particolare tra gli over 80
I decessi per tutte le cause, come descrivono i grafici erano ad inizio ottobre pari allo 0,5% degli ospiti per tutte le strutture, allo 0,7% per tutte le case di riposo.
Poi con l’arrivo della seconda ondata di epidemia, i decessi sono aumentati, improvvisamente o sino a raggiungere un picco a metà novembre novembre, con circa l’1,3% dei residenti di strutture per anziani non autosufficienti e lo 0,9% per tutte le strutture.
Poi come detto il 28 dicembre ha ufficialmente preso avvio la campagna vaccinale, e un calo nel numero di decessi complessivi si è osservato tra la fine di gennaio e inizio marzo fino a raggiungere lo 0,6% dei residenti di strutture per anziani non autosufficienti e lo 0,4% per tutte
le strutture.
Nell’ultima settimana di monitoraggio, dall’8 al 14 marzo, la percentuale di decessi è risalita allo 0,5% per tutte le strutture, comunque alle percentuali fisiologiche di inizio ottobre. Mentre si è registrato un nuovo seppur contenuto aumento allo 0,9% nelle rsa, in ogni modo ben sotto le percentuali che si registravano tra ottobre e dicembre e prima dell’avvio delle vaccinazioni.






