L’AQUILA – Quasi tutti impressionati dal corteo e soddisfatti dalla mobilitazione, quasi tutti preoccupati per il futuro e consapevoli che c’è ancora tanta strada da fare per la ripresa economica del capoluogo e del “cratere”. Sono unanimi i pareri degli aquilani che hanno preso parte al corteo.

“Una manifestazione bellissima, me l’aspettavo proprio così – spiega Lidia Carlomagno – Speriamo di essere andati oltre le previsioni, ma di eventi così ce ne vorrebbero uno al mese. Per “stanare” gli aquilani ci vuole la motivazione giusta, quella delle tasse evidentemente lo è”.

Aquilana d’adozione ma attaccata alla causa Olga Rybalka, nel capoluogo da undici anni. “Sono ancora fuori L’Aquila – spiega – ma sono venuta perché oggi era giusto partecipassero tutti, anche gli sfollati. Ho lasciato tutto e sono venuta qua. Ci sentiamo tutti uniti in questo corteo, sembra di essere tornati alla Perdonanza Celestiniana di una volta”.

Per Berardino Cantalini, “la manifestazione è riuscita, ma lo stato in cui ci troviamo non fa ben sperare. Il tessuto sociale e quello economico sono andati distrutti; forse per l’economia qualcosa si riuscirà a fare, mi preoccupa molto di più il sociale. Ho il timore che mio nipote andrà a cercare fortuna lontano da qui, in Italia o all’estero”.

“La città – commenta l’ex prefetto Giuliano Lalli – ha ritrovato la sua unità. Il sentimento degli aquilani va diviso in due momenti, la riconoscenza per quanto fatto nella fase dell’emergenza, e la ferma indignazione per quello che ora non ci viene riconosciuto. Restituire le tasse ora sarebbe un colpo mortale per le attività commerciali”.

“È bello – aggiunge Marco, un ragazzo – vedere tutta la città unita senza bandiera e uomini di centrodestra sotto braccio a quelli di centrosinistra. La cosa che forse non è andata nella manifestazione è stata la copertura mediatica: temo che domani pochi giornali nazionali ne parleranno”.

Per Daniele Cerrone, quello delle tasse è solo uno dei problemi della ripresa economica a rischio. “Parliamo anche del credito – dice – com’è possibile chiedere un prestito se non si hanno case né negozi né entrate?”.

“Questa manifestazione – spiega Pierluigi Tresca – ha mostrato un grande senso di libertà e civiltà, che i nostri interlocutori non hanno.  Speriamo sia solo l’inizio di proteste più grandi. Dentro le case abbiamo trovato lo spumante per festeggiare, ma noi non vogliamo festeggiare, vogliamo solo pasta e patate tutti i giorni, che sarebbe a dire industrie che assumono, agevolazioni come la zona franca, e non bluff”.

Si è unita a metà corteo Maria Grazia Taverna, ma aveva un motivo speciale. “Mia madre – spiega – ha ottant’anni e voleva partecipare a tutti i costi al suo primo corteo, così mi sono aggiunta più avanti. C’è stata una bella risposta da parte dell’Aquila, per una volta siamo tutti insieme”.

Sandra Cappella è una cassaintegrata dell’ex call center Transcom. “Figuriamoci se non sfiliamo noi che dovremmo campare con 800 euro al mese!”, spiega, mentre suo marito che tiene in mano il loro bambino mormora guardando suo figlio: “Il loro futuro è lontano da questa città”.

Vestita in giallo sgargiante, una ragazza battagliera, Valentina, rilancia per il futuro: “La manifestazione è stata bellissima – spiega – ma bisognava dare più fastidio, in autostrada ci siamo rimasti troppo poco! Ci serve più cattiveria, spero ci saranno altre manifestazioni, stavolta però a Roma, e con le stesse ventimila persone di oggi”. (alb.or.)