L’AQUILA – “Gli effetti sulla spesa pubblica conseguenti al gravoso impegno assunto dall’Italia hanno provocato e verosimilmente provocheranno nel tempo in modo sempre più evidente un obiettivo arretramento dei diritti cosiddetti sociali”.
Così, nel corso della relazione all’inaugurazione dell’anno giudiziario 2015, il procuratore regionale facente funzioni della Corte dei Conti dell’Abruzzo, Roberto Leoni.
Il magistrato ha ricordato “lo sforzo del legislatore” reso “ancor più arduo dagli obblighi di carattere finanziario che gravano sull’Italia a seguito dell’adesione al Trattato sulla stabilità, sul coordinamento e la governance dell’Unione europea” e ancora dopo avere “costituzionalizzato il principio del pareggio di bilancio, con possibilità di scostamenti di minima misura, temporanei e ammessi in presenza di circostanze eccezionali”.
Un quadro che, secondo Leoni, inciderà appunto sui diritti sociali, “la soddisfazione dei quali, sebbene essi trovino pieno riconoscimento nella Carta fondamentale del 1948, è e sempre più sarà condizionata dalla penuria finanziaria con la quale le pubbliche amministrazioni sono obbligate a confrontarsi”.
“Questa relativizzazione dei diritti sociali rischia di divenire difficilmente tollerabile, anche alla luce dei dati sulla distribuzione della ricchezza disponibile – ha concluso Leoni – Il patrimonio dei 12 milioni di italiani più poveri è sei volte inferiore a quello dei 3 italiani più ricchi”, ha evidenziato citando studi specializzati. (alb.or.)
“Sembra essere inesauribile la costanza con la quale la procura della Corte dei conti acquisisce notizie di danno collegate a malversazioni di contributi pubblici, di regola per originaria (celata) mancanza o successivo venir meno dei requisiti stabiliti nei bandi”.
Così, nel corso della, il procuratore Roberto Leoni, sulle principali “patologie” riscontrate nell’attività istruttoria della magistratura contabile.
Tra le altre emergenze sollevate dal procuratore, le visite “intra moenia” svolte da medici dentro e fuori le strutture delle Asl a pagamento ma versando una quota, con “numerosi casi nei quali per carenza d’autorizzazione, per esercizio concomitante di attività autorizzate e non autorizzate, per mancata ottemperanza agli obblighi amministrativi e contabili, alcuni sanitari hanno violato i limiti che il rapporto esclusivo con l’azienda pubblica imponeva loro”.
Tra l’altro, “quasi mai le segnalazioni provengono dalla stessa azienda danneggiata”.
Ancora, i debiti fuori bilancio riconosciuti dagli enti locali, “circa un terzo dell’insieme delle istruttorie esistenti in procura”, sui quali “non di rado emergono fatti dannosi”.
Inoltre, tra le patologie spiccano le spese per i contenziosi e i commissariamenti sempre degli enti locali che “per mera noncuranza e senza alcun beneficio per la collettività hanno sostenuto spese che, a prescindere dalla loro entità, risultato sottratte inutilmente a proficue destinazioni”.
Chiudono il mancato accertamento di entrate e l’equa riparazione.



