ROMA – Imputati numero uno: il Remdesivir, farmaco nato contro Ebola, e la clorochina, antimalarico fortemente “sponsorizzato” da Donald Trump ma che non sembra mantenere le promesse.

Mentre, infatti, si cercano farmaci contro il Covid-19 e si aspettano risultati di test in corso in tutto il mondo, proseguono le notizie altalenanti sull’efficacia o meno di alcuni di questi.

Non si arresta, però, neppure la corsa alla ricerca di un vaccino.

Arriva oggi la notizia che una biotech italiana (Biomvis) ha ottenuto risultati incoraggianti in laboratorio.

Ma la società ha lanciato un appello alle industrie per una partnership che porti avanti lo sviluppo del prodotto ed i test sull’uomo.

Per i farmaci, invece, a far attraversare alterne vicende al Remdesivir è stata la pubblicazione per errore sul sito dell’Oms dei risultati di uno studio condotto in Cina.

Il test pubblicato e poi cancellato riguardava 237 pazienti: 158 avevano ricevuto il farmaco ma secondo i risultati preliminari la terapia non ha portato miglioramenti.

“Questi risultati sono inconclusivi – ha ribattuto la Gilead, l’azienda produttrice, in un comunicato -, tuttavia la tendenza dei dati suggerisce un beneficio potenziale, in particolare tra i pazienti trattati precocemente. Sappiamo che i dati sono stati sottoposti a peer review, che fornirà ulteriori informazioni”.

L’altra possibile terapia le cui azioni sono al ribasso in questo periodo è la clorochina. L’ultima in ordine di tempo a stemperare gli entusiasmi è stata l’Fda, che ha messo in guardia sui possibili effetti collaterali del farmaco.

“L’idroclorochina e la clorochina – ha spiegato la Fda – potrebbero avere effetti collaterali gravi e vi si deve ricorrere solo nell’ambito delle sperimentazioni negli ospedali e nelle cliniche. Tra le conseguenze dell’uso dei due farmaci anche “seri problemi di aritmia cardiaca” nei pazienti affetti da Covid-19″.

Nei giorni scorsi uno studio preliminare aveva affermato che addirittura la terapia con questo farmaco aumenta, invece di diminuire, il rischio di morte. Anche in questo caso però saranno i diversi studi in corso in tutto il mondo, Italia compresa, a dare una risposta definitiva.

Intanto Bayer ha donato un milione di compresse all’Italia.