L’AQUILA – “I nostri medici stanno lottando a mani nude, non ci sono abbastanza dispositivi di sicurezza e nonostante la tanta solidarietà arrivata da più parti sono in difficoltà: mancano guanti, mascherine, tute e soprattutto i respiratori, fondamentali nella terapia principale per assistere i malati affetti da Coronavirus. Al momento gli unici salvavita sono gli operatori sanitari e l’attenzione dei cittadini: Restate a casa”.

È l’accorato appello del presidente dell’Ordine dei Medici della provincia dell’Aquila, Maurizio Ortu, che fa il punto sulle criticità e le problematiche che si stanno affrontando nei vari presidi abruzzesi, “tutti alle prese con una grave mancanza di dispositivi di protezione”.

Nelle scorse settimane, insieme al primario del reparto di Rianimazione dell’ospedale “San Salvatore”, Franco Marinangeli, e quello delle Malattie infettive, Alessandro Grimaldi, Ortu aveva lanciato un grido d’aiuto proprio sull’estrema difficoltà dei sanitari a reperire mascherine FFP3, fondamentali per chi è a stretto contatto con pazienti che hanno contratto il Covid-19.

Inoltre, l’Ordine dei medici ha promosso una raccolta di dispositivi di protezione, in collaborazione con Luigi Di Fabio, presidente dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, e sotto il coordinamento del dottor Pietropaoli, del consiglio dell’Ordine: “Molti medici odontoiatri, ma non solo, che in questo momento non stanno lavorando, hanno risposto alla nostra chiamata e hanno donato  loro riserve all’ospedale dell’Aquila”.

Per Ortu, “è fondamentale, in questo momento, salvaguardare tutte le Unità operative in prima linea, poi estendere le protezioni a tutti coloro che stanno operando con grande spirito di sacrificio e abnegazione, per il bene dell’intera comunità”.

In questi giorni, poi, anche a livello nazionale, si rincorrono le voci dei vari esperti sulla previsione del picco dei contagi: i professionisti e gli studiosi hanno diverse ipotesi, anche a causa della poca conoscenza del virus, ancora oggetto di studio. Anche il presidente dell’Ordine dei medici azzarda un’ipotesi, ma “non sono un tecnico, parlo in base alla mia esperienza di medico”.

“Credo che il picco non ci sarà prima del 30 marzo”, dichiara ad AbruzzoWeb.

Intanto, l’economia dell’intero Paese è stata investita dal contraccolpo dovuto alle misure contenute nei provvedimenti del Governo, il  problema secondo Ortu è che “fermarsi è facile, ripartire sarà difficile. Ci saranno criticità nel rimettere in moto tutto. Come? Quando? In che grado? Questo sarà il problema che dovremo risolvere tutti insieme”.

“Noi come medici siamo pronti – spiega – Come presidente dell’Ordine chiedo una protezione maggiore per i medici che sono in prima linea, per tutti gli operatori sanitari, compresi gli addetti alle pulizie, che stanno lavorando fianco a fianco con i medici, ma soprattutto per quelli che sono in prima linea, perché se si fermano loro rischiamo il blocco dell’intero settore Salute. Abbiamo già una grave carenza di professionisti: ricevo tantissimi appelli dalla Lombardia, servono specialisti”.

Uno dei potenziali gravi problemi che si potrebbe trovare ad affrontare anche l’Abruzzo riguarda eventuali contagi del personale sanitario, come già accaduto nelle regioni più colpite del Nord Italia, in cui si registrano già 14 decessi dall’inizio dell’epidemia, “se medici, infermieri e operatori socio-sanitari si ammalano, da chi verranno sostituiti?”, chiede.

E qui torna a mostrarsi prepotentemente l’annosa difficoltà legata alla carenza di organico: “È vero che stiamo introducendo 10 mila nuovi medici, armati di tanta buona volontà, ma con un’esperienza ancora non formata. Le nuove forze sono fondamentali, ma anche e soprattutto di specialisti, rianimatori, anestesisti, internisti, pneumologi, infettivologi”, sottolinea ancora.

Per Ortu L’Aquila è ancora “un’isola felice”: “Abbiamo reparti di eccellenza che solo adesso vengono apprezzati, reparti e medici eccezionali che già durante il terremoto hanno dimostrato il loro valore e lo stanno dimostrando di nuovo, per questo credo sia fondamentale tutelare tutto il personale sanitario in prima linea”.

Un altro problema fondamentale è che “non sono scomparse le altre malattie, non è che adesso non esistono più infarti, polmoniti non derivanti dal Covid-19, o criticità di altra natura, questi pazienti dove li mettiamo? Chi li cura? Stiamo rischiando di abbandonare tanti pazienti che come prima, andavano curati e seguiti”.

Dunque cosa si può fare adesso? “Bisogna che tutti si attengano alle regole: se lo facciamo sicuramente ne verremo fuori prima. I tempi per il vaccino sono lunghi, in questo momento sperare nel vaccino non è la mossa migliore. I presidi principali per superare il Coronavirus restano il personale sanitario e restare a casa: dovete uscire solo per reali necessità – dice a gran voce il presidente dell’Ordine dei Medici aquilani – Non sarà piacevole a volte, ma è anche un’occasione per stare vicini alla propria famiglia, per leggere un libro, dedicarsi al giardinaggio, al bricolage, ma poi bisogna ricordarsi che davanti alla salute tutto passa in secondo piano”, conclude.