ROMA – “La democrazia è sospesa. Ora ci coinvolgano e poi si torni alle urne”.
A dirlo, in una intervista al Corriere della Sera, è la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, che nega divisioni con gli alleati: “L’unica grande – spiega – è sul Mes”, ma “non vedo altre differenze rilevanti” e, anzi, aggiunge, sarebbe bello “organizzare una grande iniziativa con i nostri presidenti di Regione, i sindaci, per presentare un piano unitario. Sono certa che ci lavoreremo”.
“È evidente ormai anche alla sinistra – osserva Meloni – che Conte, interpretando in modo molto estensivo il decreto di febbraio che lo autorizzava a prendere misure d’emergenza, abbia sospeso di fatto la democrazia per il suo personale consenso. E mantenuto metodi intollerabili dopo tre mesi di emergenza perché gli consentono un enorme potere personale. Mi pare che anche loro siano in sofferenza”.
Sull’iniziativa della governatrice Jole Santelli in Calabria, commenta: “Ha ragione su una cosa: non puoi trattare Calabria e Basilicata come territori con focolai attivi. È giusta la richiesta di differenziare le misure sul territorio, come quella di permettere di lavorare a chi ha i requisiti per farlo: dividere per settori significa condannare a morte alcuni: chi lo dice che un ristorante con spazi all’aperto è meno sicuro di un mini-market?”.
Alla domanda se serva un governo di tutti, Meloni ribadisce la sua posizione: “Non cambio idea: quello che sarebbe servito subito era un commissario straordinario. Quello che serve oggi è che il Parlamento si assuma responsabilità in questa fase dell’emergenza, che spero sia ormai una questione di poche settimane. E quello che servirà invece per ricostruire il Paese dopo sarà un nuovo governo eletto, coeso, e che abbia programmi chiari”.




