L’AQUILA – “Non sappiamo quando ripartiremo e soprattutto come, l’unica certezza è che per forza di cose ci troveremo a spendere ancora più soldi di quanti ne entreranno, molti saranno costretti a chiudere. Verrebbe davvero voglia di farlo e chiedere il reddito di cittadinanza”.
Lo sfogo, raccolto da AbruzzoWeb, è solo uno dei tanti arrivati in giorni di incertezza e di paure per commercianti e piccoli imprenditori abruzzesi che, con l’avvicinarsi della Fase 2, si ritroveranno ad alzare le serrande già consapevoli di dover combattere il virus su più fronti, quello economico e quello sanitario, rivoluzionando completamente le attività che pure rischiano già il collasso, senza considerare ulteriori costi per le sanificazioni e le limitazioni per il distanziamento sociale.
Tante le problematiche evidenziate, dai dispositivi di protezione, che siano mascherine o barriere in plexiglass, al numero di ingressi “limitati”: in attesa di ulteriori chiarimenti dal Governo rispetto a quelle che saranno le norme imposte ai titolari delle attività commerciali, c’è chi comincia ad organizzarsi e chi, ormai già duramente provato da settimane di stop, teme di non poter riaprire.
E cominciano ad alzarsi le voci delle tante partite Iva, dalla Val di Sangro all’Aquilano, che fino ad oggi sono rimaste a casa percependo il bonus da 600 che è servito appena a coprire le spese quotidiane.
“Penso di poter parlare a nome di tutta la mia categoria dicendo che questo virus è stato letale anche per l’economia e sicuramente ricominciare non è facile. Purtroppo non c’è stato un decreto che sospendesse bollette, gli affitti e tutte le uscite che affrontiamo ogni mese. Con un bonus di 600 euro purtroppo non le copriamo tutte queste uscite. E ancora di più perché per la nostra categoria si vocifera che ci saranno anche delle importanti spese da sostenere per mettere tutto a norma. Nonostante tutto cerco di essere ottimista, sarà dura, ma reinventandosi e con molta pazienza spero riusciremo a superare anche questa”, dice la proprietaria di un bar di Atessa.
Il colpo, ben assestato, è arrivato forte nel cuore produttivo d’Abruzzo, in Val di Sangro, dove hanno bloccato gli ingranaggi anche fabbriche importanti come la Sevel e la Honda che da sole basterebbero a fotografare il “fermo” di un territorio abitualmente attraversato da migliaia di persone che rappresentano la reale economia della regione, fatta di industria, agricoltura, impresa e sacrificio.
Bar e ristoranti saranno costretti, secondo quanto appreso fino ad oggi, a considerevoli stravolgimenti ma, intanto, l’Abruzzo ha anticipato una parte della “fase 2”. Il governatore Marco Marsilio ha infatti firmato un’ordinanza che, fino al 3 maggio, permette di fatto la riapertura delle cucine di ristoranti e gastronomie, ma solo per la vendita per asporto.
Ma non ci sono solo i ristoranti, sono tante le attività che si troveranno davanti ad un bivio: ci sono i tanti negozianti, dall’abbigliamento ai casalinghi, e poi i parrucchieri, le estetiste.
“Oltre a tutti i problemi di riapertura del nostro settore, le spese per i kit di protezione, la sanificazione e chissà che altro, il più grande problema è che se ad oggi c’è gente che non ha soldi per mangiare, come faranno domani ad avere i soldiper un’acconciatura o un taglio? Senza un valido piano di ripartenza non sarà affatto facile”, dice una parrucchiera di Atessa.
Lo stesso vale per i negozi di abbigliamento: “Il problema che avremo tutti, chi in un modo e chi in un altro, è che dopo due mesi di mancati incassi vorrebbero anche che tirassimo fuori altri soldi per adeguarci alle restrizioni, senza considerare che gli incassi sicuramente non saranno più all’altezza”, lamenta una commerciante.
Una situazione complicata, quella che si prospetta per i negozi di abbigliamento che, secondo quanto trapelato fino ad oggi, dovranno rinunciare o alla cosiddetta “prova vestiti”, sempre che si possa, o dovranno attrezzarsi per una eventuale ingienizzazione che possa offrire ancora un servizio banale e scontato fino a poco tempo fa.
Intanto si fa largo l’idea di “armadi ad ozono”, per la sanificazione dei materiali, pacchi, mascherine e abiti in pochi minuti, con sistemi di igienizzazzione in piena sicurezza. Andrebbero ad affiancare le ormai note barriere in plexiglass ma i prezzi, ancora una volta, rischiano di essere proibitivi.
Per quanto riguarda le lastre di plexiglass i costi vanno dai 70 agli 80 euro al metroquadro mentre per quanto riguarda i cosiddetti “box ad ozono” si partirebbe da un minimo di 500 euro.
Nel capoluogo di Regione, “la grande difficoltà che i settori della ristorazione e della somministrazione in generale, bar, pub, pasticcerie stanno patendo a causa del Covid-19, e che soprattutto patiranno nel futuro prossimo, ha innescato, nel modo più naturale possibile, l’esigenza da parte di noi operatori di questo specifico settore del territorio aquilano di riunirci in un unico, nuovo movimento; per confrontarci, per capire cosa sarebbe stato delle nostre attività, e per diventare, all’alba della fase 2, un’unica, forte voce da dover far ascoltare”, spiega il gruppo “Ristoratori Aq Vs Virus” che evidenzia le numerose problematiche causate dall’emergenza Coronavirus che rischia di mettere in ginocchio le attività commerciali già duramente colpite dopo il terremoto, e che avanza una serie di proposte per fronteggiare il futuro scenario.
Il gruppo di ristoratori ha avanzato anche una serie di proposte da portare, quanto prima, sui tavoli istituzionali. Tra queste ci sono la sospensione dei costi di locazione dal 12 marzo fino alla fine delle misure restrittive; la sospensione sia delle quote capitale che delle quote interesse delle rate di mutui, leasing, prestiti attivi a carico del titolare e/o soci dell’azienda dal 12 marzo fino al 31 dicembre 2021 senza ricalcolo degli interessi delle rate sospese; la cancellazione delle fatture dal primo marzo fino alla riapertura delle attività anche se in maniera parziale; Cig al 100% concessa fino alla riapertura, anche se parziale, delle attività, al 70% fino al 31 dicembre 2020 per forza lavoro non necessaria alla riapertura dell’attività con l’obiettivo di salvaguardare l’occupazione; sospensione di tutte le tasse e tributi locali (IUC, ICP, TOSAP), dal 12 marzo al 31 dicembre.
Nel comune dell’Aquila, come ha spiegato il vice sindaco Raffaele Daniele, “abbiamo già predisposto una delibera di giunta che sospende e rinvia tutte le tasse di stretta competenza comunale e stiamo valutando delle misure che semplifichino e consentano di avere a disposizione gli spazi esterni a sostegno delle attività che ne avranno bisogno. Ma tutto questo non basta. Pertanto, qualora il governo non fornirà risposte adeguate, anche sotto il profilo della liquidità, alle attività produttive in difficoltà, siamo pronti a portare avanti azioni, anche in maniera più energica e determinata, al fianco di chi si mette in gioco col proprio lavoro ed oggi si trova in una situazione di sofferenza”.
Ma l’amara riflessione della titolare di un centro estetico rende bene l’idea del dramma e della sensazione di impotenza: ” Siamo tutti strategici? Quali sono le attività che hanno la priorità per l’apertura, all’approssimarsi della famosa Fase 2? Le librerie e le cartolibrerie hanno già aperto. Benissimo. Mi chiedo oggi però, quando la categoria di cui faccio parte, che riguarda i servizi alla persona, cioè il settore dei Centri estetici e dei parrucchieri, avrà il via. Non mi pare che se ne parli, ancora, ma assisto preoccupata ad un fenomeno che non credo sia solo locale, e che tende verso il ‘faccio un po’ come voglio’. E io non ci sto. Siamo artigiani, molti di noi hanno dipendenti, tasse da pagare, affitti aziendali da corrispondere”.
E l’appello ai colleghi: “vediamoci, capiamo come gestire il servizio, concordiamo come e quando sanificare i nostri ambienti di lavoro, diamo un segnale unitario di tutela del cliente finale, e delle nostre professionalità. Non siamo gli ultimi, non comportiamoci come se lo fossimo”.





