L’AQUILA – “Ce ne dobbiamo stare a casa, categorico!”.
L’imperativo circola, da alcuni giorni, sotto forma di audio whatsapp che, è il caso di dirlo, è diventato virale.
Parla una sedicente operatrice sanitaria aquilana, in prima linea nella lotta a Covid-19.
E spiega quale è la situazione ora e cosa si dovrebbe fare: “Il problema è la grande virulenza, il coronavirus può infettare un grande numero di persone contemporaneamente. È vero, ha una bassa mortalità, ma il dieci per cento dei contagiati va in Terapia Intensiva perché l’infezione colpisce gli alveoli e genera una polmonite più virulenta del normale”.
“Questo – dice la donna- significa che se all’Aquila si infettano 100 persone, 10 di esse avranno bisogno di essere intubate. Attualmente abbiamo 8 posti di Terapia intensiva, che si potrebbero estendere bloccando l’attività operatoria e costringendo chi ha bisogno di urgenze di altra natura a non ricevere assistenza”.
Il messaggio si chiude con un’esortazione: “Ce ne dobbiamo stare a casa, categorico. Solo evitando i contatti il contagio rallenterà. In questo modo riusciremo a dare assistenza al maggior numero di persone. Ad oggi, infatti, non abbiamo un gran numero di ventilatori: sto litigando nelle chat, c’è ancora chi dice che siamo di fronte a raffreddore o influenza. In questo caso, però, non siamo responsabili solo della nostra salute, ma anche di quella degli altri. Quindi dobbiamo evitare giostre, piscine, feste di compleanno, palestre: dobbiamo stare a casa!”.
Non si contano gli screenshot con le raccomandazioni da seguire che circolano sui telefoni, attraverso le chat.
“Se non rallentiamo il virus – recita uno degli ultimi – potrebbero essere 300 mila le persone bisognose di terapia intensiva. Avete capito perché dovete rimanere in casa? In tutta Italia si contano circa 4.000 posti disponibili”.





