PESCARA – In Abruzzo, dall’inizio dell’emergenza, sono stati registrati 1.401 casi positivi al Covid 19, diagnosticati dai test eseguiti nel laboratorio di riferimento regionale di Pescara, anche attraverso l’Istituto Zooprofilattico di Teramo. Il totale dei morti ha raggiunto quota 115, 13 in più rispetto a ieri.
Un incremento di 56 nuovi casi rispetto a ieri, numeri importanti ma previsti, come spiegato già nei giorni scorsi dall’assessore regionale alla Sanità Nicoletta Verì.
Bisogna poi considerare che non c’è stato un importante aumento di posti in terapia intensiva che ieri erano 69 e oggi sono 71.
E per ora non c’è ancora un quadro che possa presagire un collasso del sistema visto che, la stessa Verì, facendo oggi il punto della situazione ha parlato di 276 posti letto ancora disponibili tra rianimazione, malattie infettive, pneumologia e medicina, con quasi 800 pazienti positivi che si trovano in isolamento domiciliare e non sono ricoverati in ospedale.
Ottimista il presidente della Regione Marco Marsilio: “I dati dei nuovi contagi degli ultimi due giorni mostrano uno spiraglio di speranza. Da quasi quindici giorni non si registravano due giorni consecutivi sotto i 60 casi. Anche il dato complessivo al 31 marzo (1401) rispetto alle previsioni del modello matematico è incoraggiante”.
Ci sono ancora i numeri dei pazienti clinicamente guariti – cioè che da sintomatici con manifestazioni cliniche associate al Covid 19, sono diventati asintomatici – e sono 85; e poi i guariti, che hanno cioè risolto i sintomi dell’infezione e sono risultati negativi in due test consecutivi, che sono 10, ad aprire uno spiraglio.
335 pazienti sono ricoverati in ospedale in terapia non intensiva (39 in provincia dell’Aquila, 75 in provincia di Chieti, 133 in provincia di Pescara e 88 in provincia di Teramo), 73 in terapia intensiva (15 in provincia dell’Aquila, 16 in provincia di Chieti, 31 in provincia di Pescara e 11 in provincia di Teramo), mentre gli altri 783 sono in isolamento domiciliare con sorveglianza attiva da parte delle Asl (56 in provincia dell’Aquila, 142 in provincia di Chieti, 346 in provincia di Pescara e 239 in provincia di Teramo).
Nel numero dei casi positivi sono compresi anche 115 pazienti deceduti: i nuovi decessi (alcuni dei quali avvenuti nei giorni scorsi, ma la cui positività al virus è arrivata oggi) riguardano un 88enne di San Salvo; una 86enne di Rocca San Giovanni: un 81enne di Castilenti; un 79enne di Castiglione Messer Raimondo; un 76enne di Sant’Egidio alla Vibrata; un 89enne di Elice; un 75enne di Ortona; un 74enne di Penne; un 85enne di Loreto Aprutino; una 86enne e un 65enne di Pescara; un 86enne di Manoppello e una 95enne di Silvi (spetterà in ogni caso all’Istituto Superiore di sanità attribuire le morti al Coronavirus, in quanto si tratta di persone che potrebbero già essere state affette da patologie pregresse);
Dall’inizio dell’emergenza Coronavirus, sono stati eseguiti complessivamente 8758 test, di cui 5316 sono risultati negativi.
La differenza tra il numero dei test eseguiti e gli esiti, è legato al fatto che più test vengono effettuati sullo stesso paziente. Nel totale viene considerato anche il numero degli esami presi in carico e tuttora in corso.
Del totale dei casi positivi, 123 si riferiscono alla Asl Avezzano-Sulmona-L’Aquila, 280 alla Asl Lanciano-Vasto-Chieti, 622 alla Asl di Pescara e 376 alla Asl di Teramo.
Dei 56 casi positivi al Covid 19 registrati oggi, 7 fanno riferimento alla Asl Avezzano-Sulmona-L’Aquila, 8 alla Asl Lanciano-Vasto-Chieti, 28 alla Asl di Pescara e 13 alla Asl di Teramo.
Il dato riguarda la presa in carico dei pazienti e non coincide necessariamente con la loro residenza anagrafica, in quanto ci sono pazienti residenti in una provincia che sono in cura in una diversa Asl provinciale. Inoltre, per ragioni cliniche, ci sono pazienti che sono stati trasferiti da un ospedale all’altro, anche in presidi di Asl differenti.
“I dati dei nuovi contagi degli ultimi due giorni mostrano uno spiraglio di speranza. Da quasi quindici giorni non si registravano due giorni consecutivi sotto i 60 casi. Anche il dato complessivo al 31 marzo (1401) rispetto alle previsioni del modello matematico è incoraggiante”, ha commentato Marsilio.
“Gli analisti, infatti, avevano ipotizzato uno scenario che al 31 marzo prevedeva una curva mediana (tra un minimo di 1200 e un massimo di 1900) di 1500 contagi – ha osservato Marsilio – Aver fatto ‘il giro di boa’ un po’ al di sotto della curva mediana potrebbe indicare una capacità di tenere sotto controllo l’andamento epidemiologico e l’inizio di una possibile inversione di tendenza”.
“Le misure stringenti di contenimento sembrano quindi dare i primi risultati. Anche per questa ragione ho dato il parere positivo della Regione Abruzzo, in Conferenza delle Regioni, alla proroga di tali misure: non è questo il momento di mollare. Se i prossimi giorni confermeranno una minore pressione sugli ospedali da parte di pazienti sintomatici – ha concluso – sarà più facile orientare gli sforzi per fare tamponi su categorie a rischio e pazienti in quarantena in sorveglianza sanitaria”.
In Abruzzo “non c’è ancora un quadro che possa presagire un collasso del sistema. Ad oggi, complessivamente nelle quattro Asl, risultano disponibili 276 posti letto tra rianimazione, malattie infettive, pneumologia e medicina”, mentre quasi 800 pazienti positivi si trovano in isolamento domiciliare e non sono ricoverati in ospedale.
Capienza di posti letto, accordi con sanità privata, trattamento precoce dei pazienti Covid 19 sono i temi affrontati dall’assessore alla Sanità, Nicoletta Verì, con la redazione di “Sos Coronavirus”.
Le Asl, anche se in maniera disomogenea, hanno provveduto a dar seguito al piano operativo per fronteggiare il Covid 19, con l’attivazione di 59 posti letto in più: prima dell’emergenza i posti letto di rianimazione erano 69.
Pertanto il quadro fornito da Verì è il seguente: per le malattie infettive con isolamento semplice ai 17 posti in pre-emergenza se ne sono aggiunti 150. Per le malattie infettive con isolamento a pressione negativa, accanto ai 62 iniziali ne sono stati allestiti ulteriori 35. Di pneumologia, ai 36 posti iniziali se ne aggiungono 65 in più. Per la medicina, ai 322 se ne sommano altri 189 attivati per l’emergenza.
“Possiamo dire, dunque, che quanto previsto è stato attivato”.
Sono 123 i casi positivi al Covid-19 presenti in provincia dell’Aquila, di cui 38 ricoverati non in terapia intensiva (3 ricoverati in altra Asl), 16 in terapia intensiva e 56 in isolamento domiciliare (di cui uno in altra Asl).
Dall’inizio dell’emergenza, sono complessivamente 5 i guariti e 8 i deceduti (4 provenienti da altra Asl).
Lo rendono noto il direttore generale della Asl 1 Avezzano, Sulmona, L’Aquila, Roberto Testa, e il sindaco dell’Aquila e presidente del comitato ristretto dei sindaci della Asl, Pierluigi Biondi.
Dei positivi Covid-19 finora registrati 19 sono dell’Aquilano (4 ricoverati non in terapia intensiva, 1 terapia intensiva, 12 in isolamento domiciliare, di cui uno in altra Asl, e 2 guarito), 67 della Marsica (18 ricoverati non in terapia intensiva, di cui 2 in altra Asl, 2 in terapia intensiva, 41 in isolamento domiciliare, 3 guarito e 3 deceduti), 5 dell’area Peligna (5 ricoverati non in terapia intensiva), 8 dell’area Sangrina (3 ricoverati non in terapia intensiva, 1 ricoverato in terapia intensiva, 3 in isolamento domiciliare e 1 deceduto) e 24 di altra Asl (8 ricoverati non in terapia intensiva, 12 in terapia intensiva e 4 deceduti).
In sorveglianza attiva ci sono complessivamente 585 persone, di cui 307 dell’Aquilano, 225 della Marsica e 53 dell’area Peligno-Sangrina.
In sorveglianza passiva ci sono complessivamente 183 persone, di cui 7 dell’Aquilano, 120 della Marsica e 56dell’area Peligno-Sangrina.
Zero casi, per il terzo giorno consecutivo: all’Aquila il coronavirus conferma l’andamento della curva che negli ultimi giorni ha fatto segnare un netto rallentamento dei contagi.
Presto per cantare vittoria, come spiegano gli esperti, ma certamente la cosa conforta operatori e sanitari.
Va detto, in ogni caso, che ci sono ancora alcuni tamponi per i quali si attende l’esito, anche alla luce di un flusso costante di pazienti in ospedale.
Molto meno tranquilla la situazione che ruota attorno al San Salvatore con la polemica, che infuria sulla rete, ad opera del Pd: si parla di scippo alla luce del trasferimento di reparti in altre strutture della provincia per ampliare la platea per i pazienti covid ma la Asl smentisce ogni spostamento o trasferimento.
Oltre al discusso coinvolgimento ufficiale dei privati – è in corso una negoziazione contrattuale – per riconvertire al massimo possibile l’ospedale alla emergenza, l’innalzamento dell’emergenza dal livello 3 al livello 4, sancita anche se non in maniera compatta dal Crea (comitato regionale emergenza urgenza), ha comportato l’individuazione di un ospedale Covid-19 per ogni Asl.
All’Aquila il problema è stato risolto con la realizzazione di più spazi covid, fatto che potrebbe portare a regime complessivamente a circa 160 posti letto, di cui 30 di terapia intensiva, con altri 120 posti nel giro di 20 giorni con la ultimazione dei lavori nel cosiddetto Delta medico che riaprirà dopo l’intervento post terremoto.
La governance aquilana ha operato in maniera tale da far restare isolato il cuore nevralgico del nosocomio, al riparo da contagi, contrariamente a quanto accaduto a Pescara, Penne e Teramo: si tratta di una divisione ben connaturata alla struttura, sviluppato in padiglioni orizzontali che permettono l’individuazione di comparti e settori separati dal resto dell’ospedale.
Ma la task force covid regionale, guidata dal resposabile del 118 di Pescara, Alberto Albani, spinge con grande veemenza per il reperimento di altri posti Covid dedicati, nonostante la solida disponibilità di posti letto.
Guarda caso, in particolare, inspiegabilmente, nei confonti dell’Asl aquilana, guidata da Roberto Testa, con la minaccia anche di commissariamento.
L’Azienda sta ottemperando ancora: sarebbero pronti altri 40 circa, in una sitazione nella quale sono molti i pazienti provenienti da fuori città e dai centri provinciali e regionali. Una piega che sta facendo emergere, per ora sotto le ceneri, il disappunto della politica comunale, provinciale e regionale di centrodestra.
Le opposizoni di centrosinistra al Comune dell’Aquila e della Regione sono però in fermento.
Il centrosinistra grida allo scippo, paventando la possibilità che alcuni reparti vengano trasferiti in provincia. Fonti aziendali fanno sapere che non ci saranno spostamenti e trasferimenti, ma è in atto una razionalizzazione di spazi e risorse per ampliare la disponibilità di posti letto covid.
“Pare – ha scritto Stefano Palumbo, consigliere comunale del Pd – si vogliano trasferire da qui a qualche giorno alcuni reparti dal San Salvatore in altre strutture della provincia dell’Aquila per potenziare il nostro ospedale come struttura dedicata all’emergenza Covid19. Si apra subito una discussione seria, no alle decisioni calate dall’alto”.
Allarme rilanciato dalla deputata aquilana del Pd Stefania Pezzopane: “Voglio sapere chi sta nell’unità di crisi e che cosa ha deciso sui reparti dell’ospedale San Salvatore. Ho sentito alcune voci di ipotesi inaccettabili”, probabilmente riferendosi alla lungodegenza e riabilitazione.
Troppe assenze al lavoro durante l’emergenza coronavirus: scatta una verifica della Asl dell’Aquila per accertare eventuali irregolarità e adottare conseguenti provvedimenti.
La direzione aziendale, avendo registrato in queste settimane un alto tasso di assenteismo in corsie e uffici amministrativi, ha deciso di mettere sotto la lente d’ingrandimento le posizioni dei dipendenti che attualmente non sono al lavoro.
L’obiettivo è accertare se vi siano eventuali anomalie in relazione alle assenze per malattia, utilizzando gli strumenti messi a disposizione dalla normativa vigente.
“Le verifiche sui motivi dell’elevato livello di assenteismo – afferma la Direzione – si rendono a maggior ragione necessarie alla luce dell’attuale situazione di emergenza in cui c’è bisogno del contributo di tutti per rispondere all’enorme sforzo a cui siamo chiamati”.
“Se dovessero emergere irregolarità nei motivi addotti a giustificazione delle assenze – aggiunge la Direzione – l’azienda intraprenderà tutti i provvedimenti previsti dalla legge nei confronti di chi compie le violazioni”.
“Ciò anche a tutela dei quei dipendenti che, ligi al dovere, ogni giorno vanno al lavoro e, con abnegazione e sacrificio, assicurano le prestazioni all’utenza in condizioni molto difficili”.






