L’AQUILA – È indubbio che davanti alla drammatica emergenza sanitaria scatenata dalla pandemia del coronavirus, ora l’attenzione deve concentrarsi sul numero di posti letto, e soprattutto delle terapie intensive disponibili nei noscocomi abruzzesi, che se il contagio non si arresta rischiano di essere tragicamente insufficienti per salvare vite umane.
Resta però il fatto che il comparto sanitario abruzzese si è presentato davanti alla più dura delle prove a ranghi di vertice in parte importante scoperti. A causa, senza troppo girarci intorno, dello spoil system, ovvero alla tradizionale rissa tra le varie forze di maggioranza in Regione, questa volta quella del centrodestra di Marco Marsilio di Fratelli d’Italia, per accaparrarsi poltrone e relative ricche prebende, che presidiano soprattutto un settore da cui passa l’80 per cento dei denari pubblici, e gli appalti più appetitosi.
Scoperto restano così le postazioni di direttore generale della Asl di Pescara e di Teramo, rette dai facenti funzione rispettivamente, dei dirigenti Antonio Caponetti, e Maurizio Di Giosia.
E non solo, restano vacanti le postazioni del direttore Sanitario sempre alla Asl di Pescara e del direttore amministrativo della Asl Avezzano-Sulmona-L’Aquila.
Per non farci mancare nulla su quest’ultimo aspetto si registra lo scontro, fomentato dal capogruppo del Pd in Regione, Silvio Paolucci, ex assessore alla Sanità, dalle forze sindacali, sulla legittimità della procedura di bando avviata dalla Regione a gennaio, visto che le nomine “potevano essere già fatte dai direttori generali anche mesi prima attingendo negli elenchi specifici esistenti in altre Regioni italiane come prevede il decreto legge 171 del 2016”. Per questa ragione Paolucci ha invocato l’intervento degli ispettori ministeriali.
Aggiungiamoci pure che neodirettore del dipartimento Sanità, Claudio D’Amario, nominato un mese fa, prenderà servizio chissà quando, essendo impegnato sul fronte dell’emergenza coronavirus, come direttore uscente della direzione prevenzione sanitaria del ministero della Salute.
Insomma, parte significativa della sanità abruzzese è un esercito senza generali e colonnelli, che per fortuna però si sta battendo giorno e notte in queste settimane eroicamente nella guerra contro l’invisibile nemico, potendo per fortuna contare su soldati all’altezza.
Tanto che paradossalmente, in termini di operatività, non sembra essere più nemmeno una priorità far occupare quelle danarose poltrone.
Dove poi il generale con tutti galloni già c’è, come ne caso del direttore generale della Asl provinciale chietina, il “tedesco” Thomas Schael, si è scatenata una polemica intorno al numero sufficiente e sui presunti furti di mascherine, necessarie a chi è sul fronte, per non beccarsi il virus.
Schael, rispondendo ad alcuni operatori che lamentavano la scarsa dotazione di presidi di protezione individuale, ha affermato che “L’Azienda aveva provveduto in tempo utile eccome all’acquisto di materiale nelle dovute quantità e sarebbe stato a disposizione di tutti se non fosse stato rubato. Come riportato anche da organi di stampa, intere scatole di presidi di protezione date in dotazione ai reparti sono sparite contestualmente alla diffusione dei primi casi di Coronavirus e, pur avendo l’Azienda provveduto tempestivamente a effettuare nuovi ordini, le forniture sono state dirottate prioritariamente negli ospedali del Nord o addirittura bloccate, come accaduto con quelle richieste all’estero”.
Non si è fatta attendere la furibonda replica della Cgil funzione pubblica: “A prescindere dal fatto che chi compie furti deve essere identificato e punito – ha tuonato il sindacato – Le dobbiamo far presente che il suo modo di rappresentare la situazione generalizzando tutto per giustificare in tal modo la mancanza di dispositivi di protezione individuale in questo momento di emergenza offende il personale sanitario che ogni giorno con abnegazione e sacrificio, nella carenza cronica di personale, permette di affrontare anche questa emergenza. A questo personale Lei dovrebbe chiedere pubblicamente scusa”.
Ma non solo: il generalissimo Marco Marsilio, ha con una sua ordinanza sull’emergenza coronavirus, dispone che il personale sanitario venuto in contatto con paziente affetto da Covid 19, asintomatico prosegua la propria attività professionale, previa osservanza di adeguate misure contenimento del contagio e sia sottoposto a sorveglianza sanitaria”.
Nel suo provvedimento Schael richiama l’ordinanza ma non completa la frase con contenimento e sicurezza. Manco fissero tutti esenti da rischi contagio i suoi soldati.





