L’AQUILA – “Non mi sognerei mai di dire le cose che ha detto Razzi sulla Corea del Nord, ma proprio perché è una dittatura facciamo bene a favorire rapporti diplomatici in vista dell’esportazione della nostra democrazia”.
Lo afferma ad AbruzzoWeb il deputato abruzzese di Sinistra ecologia e libertà Gianni Melilla, salito alla ribalta delle cronache per il suo viaggio nordcoreano di questa estate, assieme agli onorevoli corregionali Antonio Razzi, senatore di Forza Italia, Gianluca Castaldi del Movimento 5 stelle, delegazione, oltre che il leader leghista Matteo Salvini.
Razzi ha ribadito alla trasmissione radiofonica La Zanzara su Radio 24, solo pochi giorni fa, che la Corea del Nord non è quell’inferno che viene dipinto, che le strade sono pulite e senza cartacce, che il dittatore Kim Jong-un, è in realtà un moderato, e che i lager non sono altro che campi di pomodori visti dall’alto.
Smentendo così i rapporti dedicati a uno dei regimi più feroci e isolazionisti al mondo, da Amnesty International, Human Rights e decine di inchieste giornalistiche. Confermate dalla viva testimonianza, dell’esule Shin Dong-hyuk nato in un gulag dove è riuscito a scappare a 23 anni, dove ha assistito all’impiccagione della madre e alla fucilazione del fratello.
A questa esperienza ha dedicato un libro raccapricciante memorie della sua esperienza. Non mancando di stigmatizzare duramente quanto invece riferito da Razzi.
Mellila, però non è affatto in imbarazzo per la sua visita diplomatica che, tiene a sottolineare, è stata pagata di tasca propria.
“La Corea del Nord è un regime – conferma ad AbruzzoWeb – non esistono libertà politiche, civili e sindacali, se sono andato, però, non significa certo assecondare quel regime. Ho partecipato a viaggi in tanti Paesi dove non c’è democrazia. E ritengo che sia assurdo interrompere le relazioni democratiche in paesi dove non c’è democrazia, è soprattutto con loro che vanno favori i rapporti”.
“La pace e il dialogo tra i popoli si fanno sempre e comunque, soprattutto con questi paesi. Come facciamo con tutti i regimi dell’Africa e le monarchie saudite”, sottolinea.
Momento che Melilla ritiene molto interessante del viaggio, la visita ai distretti industriali al confine con la Corea del Sud, dove, come ha documentato il quotidiano sudcoreano Chosun Ilbo, sono sempre di più le aziende, in particolare del settore tessile, che vanno a investire in Corea del Nord, anche dall’Europa e dall’Italia. Attratte da salari mensili di circa 50 euro.
Molte di queste aziende formalmente appartengono allo Stato, ma sono gli investitori stranieri che assumono i lavoratori e controllano il business, dall’acquisto dei materiali alla produzione fino alle vendita e alla distribuzione dei profitti. Corrispondendo come obolo ai gerarchi del regime di Kim Jong-un il 30 per cento dei profitti.
Mellilla giudica comunque questa esperienza interessante. “Ho visitato esperienze di cooperazione economica tra aziende italiane e nordcoreane. Molto interessante l’esperienza del distretto industriale al confine con la Corea del Nord, dove lavorano 100 mila operai, un progetto di cooperazione molto valido, perché favorisce il dialogo e la pace con i popoli”.
Alla domanda se ha visto quali sono le condizioni di vita e lavoro di questi operai Melillia risponde che “no, non abbiamo parlato con i lavoratori, anche per problemi di comunicazione, e le domande che abbiamo fatto a chi ci ha accompagnato non hanno trovato risposte soddisfacenti, ma del resto in Corea non c’è democrazia”.
Ed è per questo che è un Paese che interessa sempre di più ad aziende, anche italiane, in cerca, nel mondo, di manodopera a bassissimo costo, e senza diritti. Filippo Tronca





