L’AQUILA – È trascorso un mese dall’aggressione da parte di due cani meticci inferociti che con brutalità, usciti da un cancello posto a lato di via Gian Gaspare Napolitano all’Aquila, hanno azzannato una coppia che stava passeggiando.

I due hanno riportato ferite gravi da cui potranno guarire solo tra alcuni mesi se non ci saranno complicazioni.

Ora, secondo quanto si è appreso, l’inchiesta va a rilento e gli animali sono ancora lì, dietro la rete. Ad oggi i cani non sono stati posti sotto osservazione dall’Asl per qualche giorno, senza la presenza del proprietario, cosa che avrebbe chiarito meglio i loro istinti.

“I miei cani”, assicura il proprietario degli animali, che fornisce ad AbruzzoWeb la sua versione dei fatti, “non hanno mai aggredito nessuno in questi anni, qui tutto è successo in quanto avevo aperto per pochi istanti il cancello per entrare con la macchina e gli animali, che comunque sono assicurati contro i danni, si sono rapidamente allontanati. Ora sono ancora qui dopo un breve sopralluogo dell’Asl. Io, comunque, non sono indagato e sono sereno, anche se dispiaciuto per quanto accaduto”.

“Coloro i quali a piedi  erano soliti  camminare in zona”, dicono però alcuni residenti,  “ora evitano accuratamente di passarci dopo l’allarme sociale a seguito del cruento episodio. D’altronde nessuno può garantire che la cosa non possa ripetersi, eventualmente con esiti peggiori”.

Intanto i malcapitati ogni 2 giorni vengono sottoposti a dolorose medicazioni che continueranno per molto tempo vista la profondità e la tipologia dei morsi, oltre a dover acquistare costosi farmaci utilizzati per far fronte ai dolori, che li accompagnano quotidianamente e altri che hanno la finalità di continuare a prevenire pericolose infezioni.

“I cani tenuti in maniera costante in un piccolo spazio e che non si relazionano nel giusto modo con gli esseri umani”, hanno detto alcuni veterinari agli aggrediti che li hanno consultati, “sviluppano in maniera esasperata la supremazia ed il controllo del proprio territorio e non conoscendo le reali proporzioni dei confini al momento in cui si trovano aggrediscono un soggetto che a parer loro è un pericolo, seguendo l’ istinto primordiale”.

Le vittime aquilane del brutto episodio continuano a domandarsi: “Se al nostro posto fosse passato un bambino o se non fosse transitato un saltuario automobilista a soccorrerci, cosa sarebbe potuto accadere? Avremmo potuto fare la fine di quella nostra conoscente che proprio un anno fa, è stata massacrata da un pitbull e dopo una lunghissima agonia è deceduta, o di quell’operaio che qualche anno fa ha perso la vita a causa di una aggressione da parte di un branco di cani a Paganica”.

Ora entrambi attendono un percorso molto lungo di medicazioni e riabilitazione, accompagnato da molte incombenze di carattere amministrativo e giudiziario, dovranno anche pensare  “necessariamente alle ferite più profonde che albergano nell’animo”.