L’AQUILA – “Quella delle infezioni che si contraggono in ospedale dove prolificano germi antibiotico resistenti è una pandemia silenziosa. Si calcola che gli agenti patogeni contro cui i nostri antibiotici sono inefficaci, nel 2050 provocheranno nel mondo 10 milioni di vittime. E sono dalle 11mila ai 2omila i pazienti per questa causa ogni anno in Italia. Un problema di portata enorme, paragonabile alla pandemia del Covid”.
Così nell’intervista di Abruzzoweb il direttore del reparto di malattie infettive dell’ospedale di L’Aquila, Alessandro Grimaldi, a margine del convegno in programma oggi all’Aquila, all’hotel ‘La dimora del Baco’, dedicato al “Controllo e gestione delle infezioni ospedaliere tramite l’uso appropriato di antibiotici e l’attivazione di pool di specialisti all’interno dei presidi ospedalieri”, con il patrocinio della Asl della provincia di L’Aquila.
Partecipano oltre a Grimaldi la coordinatrice infermieristica Roberta Priore, e figure di primo piano del panorama italiano della specifica filiera sanitaria, tra cui Nicola Petrosillo, direttore di Malattie infettive dello Spallanzani di Roma, e Maria Mongardi dell’Universtià di Verona. In apertura dei lavori sono intervenuti il manager della Asl, Ferdinando Romano, e il direttore dell’agenzia sanitaria regionale Pierluigi Cosenza.
“Quello che possiamo fare di cui oggi si discute all’Aquila – prosegue Grimaldi – è e operare come sempre sulla prevenzione. Esistono infatti i modelli organizzativi efficaci che possono portare ad abbattere le infezioni. Gli ospedali all’avanguardia hanno ad esempio squadre apposite che monitorano erano tutti i processi. Sembrerà una banalità ma non lo è, importante per gli operatori sanitari e lavare frequentemente le mani e cambiare i guanti. Tra le diverse misure correttive da introdurre c’è poi quella di un uso più appropriato di antibiotici che, se somministrati in modo eccessivo e improprio, possono favorire la diffusione e l’emergenza di ceppi di batteri resistenti agli antibiotici, con le conseguenti infezioni”.
“Gli antibiotici che abbiamo a disposizione non sono tantissimi osserva poi Grimaldi e non c’è molta ricerca perché è costosa e poco remunerativa e le case farmaceutiche private preferiscono lavorare su altri fronti. Se poi questi antibiotici diventano nel tempo inefficaci questo significa che avremo le armi spuntate, le cure diventeranno più lunghe e costose e fatalmente aumenterà il numero dei decessi”, conclude Grimaldi.
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