L’AQUILA – “Blocchiamo gli stipendi per 18 mesi anche ai dipendenti dell’Inps, e poi forse anche loro capiranno cosa vuol dire avere problemi coni bilanci e il pagamento dei dipendenti”.
È la provocazione lanciata dal presidente dell’Ance provinciale, Gianni Frattale, in relazione alla vicenda delle circolari Inps e Inail con cui viene richiesta la restituzione al cento per cento dei contributi sospesi dopo il sisma del 2009.
Somme che una legge dello stato, la 183 del 2011, consente a contribuenti e aziende di restituire in 120 rate con abbattimento al 40 per cento.
“Se la circolare fosse confermata si andrebbe di fronte a un colpo mortale per le aziende – spiega il presidente dell’associazione costruttori edili – Questa non è l’unica scure che incombe sulle imprese: l’altra è rappresentata sempre da un’altra circolare con cui si chiede la formulazione del Durc (documento unico di regolarità contributiva) alla data del pagamento e non alla data dell’esecuzione dei lavori. Siccome i pagamenti avvengono in molti casi a 18 mesi e le imprese subappaltatrici sono sparse in tutta Italia si rischia di andare verso il blocco totale”.
Nei bilanci delle aziende, inoltre, sono già iscritte delle somme definite per il pagamento dei contributi sulla scorta della legge in vigore, qualora venissero chiesta la differenza come si potrebbe procedere? Qualcuno parla di ulteriori mutui.
“Ma è la banca che concede i mutui, e per farlo vuole delle garanzie. E sono pochi oggi gli imprenditori in grado di garantirle – spiega Frattale – Qui c’è gente che sta impegnando beni e proprietà personali, mi confronto quotidianamente con la loro disperazione”.
“Dagli uffici nazionali e provinciali dell’Inps, inoltre, ho ricevuto solo indifferenza alle nostre richieste – dichiara il presidente Ance – Allora perché non congeliamo tutti gli stipendi di 18 mesi? Il 27 del mese, il giorno degli stipendi, arriva per tutti. E vedremo cosa farà chi non riceve un euro e deve organizzare il bilancio familiare, oltre quello dell’azienda. Mi aspettavo più sensibilità, invece c’è stato solo un grande muro di gomma”.
La strada del ricorso al Tar sembra ormai segnata: “Aspetto che si verifichi un precedente, che riguardi la mia azienda o una degli associati. Cosa vuol dire: se dovesse accadere che l’amministrazione non conceda il Durc perché non vengono versati i contributi gli avvocati predisporanno il ricorso. Anche perché mi sembra quantomai strano che una circolare superi una legge dello Stato”.
A Frattale fa eco un allarmato Americo Di Benedetto, presidente provinciale dell’ordine dei commercialisti dell’Aquila: “la situazione è molto complicata e ‘le partite Iva’ aquilane sono disorientate”.
“La situazione è la seguente: se uno sta nel limite del ‘de minimis’ non deve rimborsare il 60 per cento dei contributi ma perde comunque il diritto ai benefici della zona franca – spiega Di Benedetto – se invece parliamo di aziende e professionisti con sede extra-L’Aquila, e quindi fuori dal perimetro della Zfu, può starci a meno che non ecceda la soglia dei 200 mila euro, in quel caso deve restituire tutto”.
“La sospensione dell’efficacia delle circolari fino al 16 dicembre – aggiunge – ci dà qualche giorno di respiro ma è una corsa contro il tempo, la scialuppa di salvataggio potrebbe essere rappresentata dal una richiesta alla Commissione europea di sospendere le procedure di infrazione con un voto unanime oppure tirare fuori dalla questione quelle imprese che non hanno effettuato esportazioni e quindi non hanno interferito con il mercato Ue”.
“In ogni caso è importante capire qual è la strada che intende seguire il governo italiano”, conclude Di Benedetto. Giorgio Alessandri



