L’AQUILA  – L’associazione Codici, delegazione di Chieti, annuncia una azione congiunta con il Comitato Bonifica Sostenibile, a difesa dei consorziati e dei consumatori, affinché “il Consorzio Bonifica Centro, nella determinazione delle quote consortili, applichi la legge e rispetti le sentenze”, a tutela dei proprietari dei fabbricati che “si trovano ingiustamente colpiti da un contributo consortile assolutamente non dovuto, valutando la possibilità di proporre ricorsi collettivi e cumulativi, non essendo possibile la class action”.

In consorzio con sede a Chieti scalo, opera nei settori della gestione e della valorizzazione del patrimonio idrico, della difesa idraulica, del risanamento delle acque nei bacini dei fiumi Saline, Pescara, Alento e Foro.

Codici nello specifico intende promuove una doppia petizione per la legalità: una on line e una cartacea per raccogliere firme da sottoporre alla Regione affinché intervenga nei suoi poteri di vigilanza e controllo.

Aveva tuonato il comitato in una nota di fuoco: “dal bilancio del Consorzio risultano, per il settore idrico, costi indiretti pari all’80% dei costi diretti: si tratta di un’incidenza scandalosa, che fa comprendere come il Consorzio venga gestito per finalità del tutto estranee a quelle istituzionali (fornitura idrica irrigua ai consorziati), ed in presenza della quale qualsiasi amministratore di società sarebbe costretto a porsi seri interrogativi e ad assumere decisioni drastiche. E’ inaccettabile, oltre che illegale, che – per quanto risulta dai bilanci –il Consorzio non conosca quanta acqua sta somministrando e nemmeno chi la sta utilizzando, e che non sia disponibile il costo unitario per mc della somministrazione idrica”.

Prosegue Codici: “della questione, oltre al Consorzio, da tempo è stata investita anche la Regione Abruzzo, ma a tutt’oggi nessuno interviene a discapito di quanti si trovano a pagare cifre che vanno da poche decine a centinaia di euro e che, molto spesso, non sono dovute, come nel caso dei proprietari di fabbricati, oppure non sono esatte nella loro quantificazione – si legge nella nota -. Purtroppo però, spesso il ricorso alla Commissione Tributaria viene a costare più dell’importo da pagare e, pertanto, molti consorziati si arrendono e, seppur malvolentieri, pagano somme non dovute o superiori al dovuto che, moltiplicate per il numero dei debitori o presunti tali, raggiunge somme ingenti a favore del Consorzio. Il tutto si traduce in un enorme danno che finisce per ripercuotersi anche sui consumatori abruzzesi che si trovano a pagare maggiormente i prodotti agricoli”.

La nota il Comitato bonifica sostenibile

Dopo che da oltre 4 anni denunciamo le gravissime irregolarità che caratterizzano la gestione del Consorzio di Bonifica Centro alle istituzioni ed ai dipartimenti della Regione Abruzzo deputati al controllo sull’operato dello stesso ed a quelli responsabili delle risorse idriche, alle organizzazioni di categoria degli agricoltori ed alla pubblica opinione  – non solo non si è posto fine all’attuale disastrosa situazione, ma nemmeno è stata avviata alcuna iniziativa in tal senso”.

“Le irregolarità da noi denunciate sono confermate da numerose sentenze delle Corti di Giustizia Tributaria e dalla sentenza TAR Abruzzo – Sezione di Pescara n. 139 anno 2023: questa, pur di lampante chiarezza, è stata di fatto ignorata dal Consorzio che l’ha aggirata con un artificio (con una nuova delibera ha praticamente ripristinato le tariffe azzerate dal TAR), tanto che i ricorrenti si son visti obbligati a presentare al TAR un ricorso per ottemperanza alla citata sentenza, ricorso sul quale la decisione dovrebbe essere emessa entro il corrente anno. È sconcertante e vergognoso che i Responsabili del Consorzio non ritengano le sentenze delle Corti di Giustizia Tributaria sufficienti ad indicare il tracciato di legalità da seguire, tracciato ignorato ormai da diversi anni, e dichiarino la necessità di una sentenza finale della Corte di Cassazione prima di poterle recepire adeguando ad esse le loro decisioni”.

Dalla semplice consultazione dei bilanci del Consorzio si rileva che questo non ha la chiara consapevolezza dei suoi compiti istituzionali e della normativa che li regolamenta.

Ed infatti dai bilanci non è desumibile (se pure è stato mai calcolato) il quantitativo delle forniture idriche per fini irrigui: in essi è riportato, infatti, un solo dato (centro di spesa) relativo a tutto il settore idrico, che riporta cumulativamente ed indistintamente sia le forniture idriche per usi irrigui che quelle per usi plurimi.

E tanto sebbene le forniture per usi irrigui siano regolamentate dal Regio Decreto n. 1775/1933 mentre quelle per usi plurimi devono essere gestite come semplice attività commerciale, sulla base di una regolamentazione valida per tutti i gestori di risorse idriche”.

Solo con la cosiddetta “legge Galli” (legge n. 36/1994, poi annullata, e comunque le cui norme sono state poi recepite nel successivo d.lgs. n. 52/2006) i Consorzi di Bonifica sono stati autorizzati ad eseguire forniture idriche per usi diversi da quelli irrigui: la detta normativa imponeva ai Consorzi, e tuttora impone, di operare una precisa distinzione e di tenere contabilità separata tra le forniture idriche per usi irrigui e quelle per usi plurimi.  Pur in presenza di ciò, dai bilanci del Consorzio non si rilevano nemmeno i volumi di acqua forniti in totale e per ciascuna delle dette finalità.

Dobbiamo ancora rilevare che dal bilancio del Consorzio risultano, per il settore idrico, costi indiretti pari all’80% dei costi diretti: si tratta di un’incidenza scandalosa, che fa comprendere come il Consorzio venga gestito per finalità del tutto estranee a quelle istituzionali (fornitura idrica irrigua ai consorziati), ed in presenza della quale qualsiasi amministratore di società sarebbe costretto a porsi seri interrogativi e ad assumere decisioni drastiche.

E’ inaccettabile, oltre che illegale, che – per quanto risulta dai bilanci –il Consorzio non conosca quanta acqua sta somministrando e nemmeno chi la sta utilizzando, e che non sia disponibile il costo unitario per mc della somministrazione idrica.

I dati sopra richiamati, e di cui lamentiamo la mancanza, sono essenziali per la determinazione delle tariffe per le forniture agli agricoltori: queste devono essere calcolate sulla base dei semplici costi, ed in taluni casi andrebbero anche incentivate. Al contrario, le tariffe per gli usi plurimi devono essere calcolate sulla base del costo ambientale e complessivo della risorsa idrica.

Approfondimenti ulteriori sui consumi energetici ci permettono di affermare con assoluta certezza che al teorico volume idrico somministrato, che ci è stato possibile calcolare solo sulla base del costo sostenuto dal Consorzio per l’energia elettrica, non corrispondono i ricavi risultanti dal bilancio, il che induce a temere sussistano altre situazioni allarmanti: rilevante dispersione dovuta alla totale inefficienza delle infrastrutture, eprelevamento illecito della risorsa idrica (si potrebbe essere indotti a ritenere facilitata dalla mancanza di controlli atti a prevenirla).

In presenza di una tale gestione sconsiderata, per far fronte ai costi per il suo mantenimento il Consorzio ha attivato tariffazioni al di fuori di ogni riferimento legislativo, come le tariffe sui fabbricati richiesta come beneficio fondiario per la disponibilità idrica, e quella (sulla base di analoga motivazione) sugli immobili siti in aree industriali e urbane, che mai potrebbero utilizzare il servizio irriguo.

Per quanto sopra ci vediamo costretti a presentare un nuovo ricorso al TAR Abruzzo per chiedere l’annullamento della delibera consortile per il riparto anno 2025.

 

Chieti, 1 agosto 2025