L’AQUILA – “Non esistono divisioni all’interno della maggioranza né, tantomeno, fronde tendenti a sfiduciare il presidente Di Pangrazio, così come non sono mai esistiti documenti sottoscritti da esponenti della maggioranza concernenti tale argomento. Di Pangrazio ricopre il ruolo di presidente del Consiglio regionale garantendo lo svolgimento dei lavori dell’aula con imparzialità, competenza, generosità ed educazione”.

A difesa del presidente del Consiglio regionale, Giuseppe Di Pangrazio, esponente marsicano del Partito democratico, scende in campo il capogruppo dei dem, il teramano Sandro Mariani, in quella che, a onor del vero, sembra più una difesa d’ufficio, di facciata, che non un appoggio vero e proprio sulla sostanza dei fatti.

In una nota il giovane esponente del Pd smentisce la situazione tratteggiata ieri da AbruzzoWeb, e cioè i mal di pancia da parte di esponenti della maggioranza di centrosinistra causati dalle modalità di gestione dell’Aula attuate da tempo da Di Pangrazio, oltre 2 anni fa eletto con 26 dei 31 voti del Consiglio, e nega l’esistenza di una mozione di sfiducia sponsorizzata da personaggi della coalizione di governo.

Ma Mariani dimentica che questo giornale ha pubblicato un’intervista con tanto di video del capogruppo del Centro democratico, Maurizio Di Nicola, presidente della prima commissione consiliare (Bilancio) e uomo della maggioranza, il quale ha confermato che ci sono problemi di gestione.

Mariani dimentica anche che l’assessore regionale al lavoro Andrea Gerosolimo, consigliere di Abruzzo civico, quindi pure lui uomo di maggioranza, nonostante le smentite pubbliche stia lavorando alla luce del sole per trovare i 16 voti necessari a sfiduciare Di Pangrazio, e che la sua azione è sostenuta dal capogruppo di Regione facile, Lorenzo Berardinetti, e dall’assessore regionale Donato Di Matteo, del Pd, altri due uomini di maggioranza.

Ancora, Mariani dimentica che più di un consigliere, anche di centrosinistra, a taccuini chiusi, nei corridoi di palazzo dell’Emiciclo si lamenta apertamente dell’operato di Di Pangrazio, che non assicurerebbe le necessarie garanzie sulle prerogative dei consiglieri stessi.

Certo, si capisce che il Pd “per contratto” doveva difendere Di Pangrazio, ma pur documentando che sarà molto difficile, se non impossibile, scalzarlo dalla sedia più alta, per questioni di merito e anche di immagine, in seno a un centrosinistra già dilaniato da fratture interne, la situazione è diversa da quella che disegna il giovane capogruppo dei democrat.

D’altra parte, gli elementi di frizione, sia pubblici che dietro le quinte, in maniera evidente, sono continuati anche ieri, giorno in cui la pubblicazione dell’articolo da parte di AbruzzoWeb ha provocato, nel corso della seduta, forti tensioni e imbarazzo, coinvolgendo anche lo stesso governatore, Luciano D’Alfonso, che a sua volta starebbe lavorando al defenestramento dalla Giunta dell’odiato Di Matteo per fare uno scambio alla pari proprio con Di Pangrazio.

Un’altra ipotesi, questa, difficile da concretizzare, perché serve la volontà del presidente del Consiglio di lasciare e i voti dell’aula per eleggere il componente dell’esecutivo.

Ancora ieri sembrava dovesse arrivare una nota di smentita-solidarietà collettiva al quadro delineato da questa testata, ma il tutto si è limitato all’intervento di Mariani.

Per esempio, ieri sera, nell’ufficio di presidenza andato in scenda dopo la seduta, all’invito del presidente di prendere una posizione unitaria in sua difesa, si sarebbero rifiutati sia il vice presidente, Paolo Gatti, di Forza Italia, sia il consigliere segretario, il capogruppo del Nuovo centro destra Giorgio D’Ignazio.

“Non smentiamo nulla perché non abbiamo parlato noi”, avrebbero detto a chiare note i due esponenti dell’opposizione, confermando le accuse di “atteggiamento arrogante nella gestione dei lavori” già formulate in altre puntate.

In aula, ieri il consigliere di Sinistra italiana Leandro Bracco, ex grillino, così si è scagliato contro il bersaglio della congiura: “Lei attua da tempo il regolamento all’acqua di rose”. “Io studio il regolamento e lo attuo correttamente”, ha replicato Di Pangrazio che ha cercato di mantenere i nervi ben saldi ma senza riuscirci, forse anche per la presenza delle telecamere del programma di La7 La Gabbia: in serata è servito anche un mini vertice a tre con gli stessi D’Alfonso e Mariani per tranquillizzarlo con la promessa di una solidarietà pubblica.

In quel clima particolare e rovente, D’Alfonso ha cercato di gettare acqua sul fuoco dicendo con una battuta sarcastica a Di Nicola di aver compiuto “un omicidio politico”. Frase che inizialmente in questo articolo era stata attribuita a Di Pangrazio, errore per cui AbruzzoWeb si scusa con gli interessati.

Oggi sul quotidiano Il Messaggero il consigliere di Forza Italia e presidente della commissione di Vigilanza, Mauro Febbo, è sceso in campo in difesa di Di Pangrazio, spiegando che non gli risulta della mozione di sfiducia, e rompendo il fronte del centrodestra che, secondo alcuni rumors, negli altri componenti sarebbe pronto a votare la sfiducia.

Questo e’ il quadro nel quale oggi si inserisce la difesa di mariani che almeno sulla carta appare convinta ma in realtà è di prammatica.

“Il dibattito che, talvolta anche animatamente, si svolge nelle sedute del Consiglio regionale – continua la nota – specie sull’applicazione dello Statuto e del Regolamento, rientra nel confronto dialettico tra forze politiche”.

Secondo Mariani, “Di Pangrazio esercita pienamente il ruolo che riveste, affinché si applichino le disposizioni regolamentari, le quali sono altresì ulteriormente soggette ad altri organi di garanzia, come la commissione Statuto, la Giunta per il regolamento e il Collegio regionale per le garanzie statutarie”.

“Sono queste le camere di confronto in cui i consiglieri devono e possono fugare eventuali dubbi interpretativi sulla organizzazione dei processi legislativi – prosegue ancora – Di Pangrazio è il presidente dell’intera aula consiliare, la quale deve produrre leggi e provvedimenti rispettando le prerogative di ogni consigliere di minoranza e di governo”.

“Questa maggioranza riconosce puntuale e adeguata l’azione del presidente Giuseppe Di Pangrazio e gli conferma la sua totale, unitaria fiducia”, conclude, in attesa della prossima puntata. (b.s.)