TERAMO – È bastato un pranzo davanti un buon piatto di cucina teramana per far firmare una tregua armata ai maggiorenti del Popolo della libertà della provincia, così il congresso del partito è stato rinviato a fine febbraio e in queste settimane si lavorerà per tentare un accordo che non scontenti nessuno.
Intorno al tavolo erano seduti il segretario provinciale pidiellino, il senatore Paolo Tancredi, gli assessori regionali Mauro Di Dalmazio, Paolo Gatti e Giandonato Morra e il sindaco di Teramo, Maurizio Brucchi. Mancava il presidente della Regione, Gianni Chiodi, che però ha “benedetto” l’operazione.
Durante la campagna di adesione Tancredi, Di Dalmazio e Brucchi hanno fatto “massa critica” con Chiodi, e hanno portato a casa circa 9 mila tessere.
4 mila sono state quelle inviate a Roma da Gatti, legato al gruppo vicino al presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri, che conta anche il consigliere regionale Emiliano Di Matteo, già sindaco di Ancarano.
Un migliaio, invece, quelle di Morra, vice segretario uscente, ex Alleanza nazionale, rimasto nella componente “Destra sociale” che ha come leader il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, ma che in Abruzzo è fedele al senatore Fabrizio Di Stefano, numero 2 del partito a livello regionale e punto di riferimento dei gasparriani.
Rapporti di forza abbastanza definiti ma siccome al congresso contano le teste che votano e non i numeri scritti sui moduli del tesseramento, per il momento le varie fazioni hanno deciso di evitare uno scontro frontale e far scivolare di almeno un mese la scadenza della conta.
È certo che Tancredi punta alla ricandidatura, mentre Morra non potrà far più parte del ticket per la norma sulle incompatibilità che vieta, tra gli altri, agli assessori regionali di assumere cariche di vertice nel partito. Stesso discorso per Gatti, il concorrente più accreditato dell’opposizione per la corsa al ruolo di coordinatore provinciale.
Nel pacchetto che potrebbe portare all’accordo, dunque, c’è sicuramente la carica di vice segretario, ma non solo. Molto ambita è anche quella di coordinatore cittadino a Teramo e il ruolo di capogruppo in Comune.
Intorno a queste tre “bandierine” si consumerà, quindi, il tentativo di riappacificazione o la definitiva rottura.
L’ipotesi di un congresso di scontro vuol essere scongiurata soprattutto dal governatore Chiodi, che sta lavorando molto per scalare posizioni dentro il Pdl e accreditarsi anche come leader politico oltre che come riferimento istituzionale, e vorrebbe portare in dote un partito che, almeno di facciata, risulti unito.
La stessa cosa che ha fatto il coordinatore regionale berlusconiano, Filippo Piccone, nel congresso del suo territorio, la Marsica, che si è celebrato il 18 dicembre dell’anno scorso: lì, i mal di pancia, sono rimasti fuori dalla porta della sala dell’assemblea degli iscritti e non sono finiti nelle urne.





