L’AQUILA – A seguito del terremoto del 6 aprile 2009, l’esposizione debitoria delle piccole e medie imprese commerciali nei confronti di banche e fornitori è cresciuta del 40 per cento. Lo ha reso noto il direttore provinciale di Confcommercio L’Aquila, Celso Cioni (nella foto), sulla base di una ricerca condotta con in collaborazione con l’Ascom nazionale.
“In un momento delicato come questo – ha commentato Cioni a margine della fiera di San Massimo – le tasse rischiano di abbattersi come una scure anche sulle attività commerciali”. Se da un lato la manovra correttiva prevede la sospensione di tributi e contributi per imprenditori e professionisti dal volume d’affari di 200 mila euro, sono poche le attività commerciali il cui fatturato è inferiore a tale cifra.
“Bisogna fare distinzione tra imprenditore e libero professionista – ha dichiarato Cioni – perché mentre per quest’ultimo i guadagni sono vicini al volume d’affari, i commercianti guadagnano solo una piccola percentuale, anche ridotta al 15 per cento del fatturato. Così un’azienda che non ha un volume d’affari superiore a quello indicato dalla manovra non ha ragione di esistere, in quanto non consentirebbe neanche un reddito accettabile”.






