L’AQUILA –  Il Comune dell’Aquila si costituirà parte civile nel processo contro l’ex capo della Struttura per la gestione dell’emergenza Roberto Petullà e la giornalista aquilana Cristina Di Stefano, rinviati a giudizio nella vicenda del ‘concorsone-gate’.

I due sono accusati di “divulgazione di segreto d’ufficio in concorso”: la vicenda riguarda la fuga di notizie ai tempi del “concorsone” per la selezione di 300 unità da assumere a tempo indeterminato nella ricostruzione della città.

Secondo l’accusa, Petullà avrebbe fornito alla giornalista un esempio di quiz simile a quelli che sarebbero poi stati proposti ai concorrenti.

Un quesito poi pubblicato su un sito Internet di informazione locale.

Dunque il Comune dell’Aquila ha deciso di schierarsi. Una mossa che si poteva prevedere, visto che l’indagine era scattata proprio a seguito dell’esposto in Procura presentato dal sindaco, Massimo Cialente.

L’ex capo della Sge, che si è dimesso subito dopo lo scoppio della vicenda, si era giustificato dicendo che le motivazioni per cui aveva fornito quell’unico quesito erano “solo di confezionare un articolo concreto nel momento in cui di li a poco fossero usciti i quiz”.

La vicenda aveva suscitato molte polemiche e causato anche un aspro scontro tra il primo cittadino e l’ex presidente della Regione Gianni Chiodi.

Il primo aveva sottolineato sulla rete sociale di Facebook che il portale dov’era uscita l’anteprima del quiz “è di fatto il sito di Chiodi, gestito da una delle sue più strette collaboratrici”.

“Sono amareggiato – aveva replicato Chiodi – dall’infingardia di certe persone che, oltre che politici, sono persone normali, ma usano la diffamazione senza alcuna remora, sono persone da cui guardarsi dal punto di vista umano”. Elisa Marulli