L’AQUILA – Vogliono già andare via dall’Aquila, alcuni lavoratori attualmente impegnati negli uffici dedicati alla ricostruzione sia del capoluogo che dei comuni del “cratere”, assunti perché vincitori del “concorsone”, la maxi selezione pubblica che da 17 mila domande ha selezionato 300 nuovi dipendenti statali a tempo indeterminato.
Lo ha denunciato pubblicamente su Facebook una lavoratrice del Comune dell’Aquila, Fabiana Costanzi, e lo confermano a questo giornale anche alcuni sindaci del “cratere” come quello di Bussi (L’Aquila), che parla di “numerose richieste di mobilità” giunte sulla sua scrivania dai dipendenti dell’Ufficio territoriale per la ricostruzione.
Le fasce tricolori lanciano anche un altro allarme: per le peculiarità, il posto di chi andrà via non sarà colmato da altri in graduatoria ma si perderà una pedina senza alternativa.
I neoassunti (per il momento sembra siano solo quelli dell’Ufficio speciale dell’Aquila) starebbero preparando una nota da inviare al governo per chiedere di accorciare i tempi per la richiesta di mobilità, che il Comune dell’Aquila, con una delibera di Giunta, ha fissato in 5 anni dall’assunzione.
Secondo la denuncia della dipendente comunale, in una nota che sta facendo il giro tra i vincitori del concorsone ricevendo numerose sottoscrizioni, si chiede proprio di cambiare la prescrizione dei 5 anni “per tutti i nulla osta/autorizzazioni relativi a mobilità, distacco, comando verso le pubbliche amministrazioni diverse dal Comune dell’Aquila e dai Comuni del cratere”.
A distanza di circa 9 mesi dalla firma dei contratti, insomma, tra le 300 unità, di cui un terzo viene da fuori regione, sono oggi in molti a voler tagliare la corda anche dai vari uffici dislocati negli altri territori.
La conferma arriva dai sindaci di alcune aree omogenee che ospitano gli Utr, come Salvatore Lagatta, sindaco di Bussi dell’area omogenea 5.
“A chi ha fatto richiesta per la mobilità volontaria abbiamo detto di no e continueremo a farlo – spiega ad AbruzzoWeb – Chi chiede questo pensando di essere in un qualsiasi ente pubblico si sbaglia: i nostri sono uffici dedicati alla ricostruzione. Le uniche richieste che abbiamo accettato sono state quelle relative al riavvicinamento familiare con bambini al di sotto dei 3 anni: in quel caso abbiamo concesso l‘assegnazione temporanea, ciò significa che tra 3 anni dovranno tornare qui”.
Il problema più grande è legato al fatto che qualunque risorsa dovesse essere trasferita altrove, non verrebbe sostituita. “L’errore lo ha fatto chi, nel, bando non ha stabilito l’obbligatorietà dello scorrimento della graduatoria – sottolinea Lagatta – Allo stato di cose, non viene sostituita né la persona né la dotazione finanziaria, che si perderebbe”.
Deciso a rifiutare qualsiasi richiesta di mobilità è anche Francesco Di Paolo, sindaco di Barisciano, comune capofila dell’area omogenea 8.
“Circa la metà dei dipendenti del nostro Utr – spiega – viene da fuori Abruzzo. Potenzialmente tra qualche anno potrebbero andare via. Questa cosa non è concepibile. Non sono giunte ancora richieste ma la nostra intenzione è di rifiutarle. La mobilità è sancita dalla legge, ma io sono decisamente contrario: abbiamo fatto corsi di formazione a queste unità, che comunque non verrebbero sostituite. E al momento sono necessarie per tante pratiche da smaltire”.
Una situazione che non fa certo piacere agli aquilani, come testimoniano i numerosi commenti al post della dipendente comunale. Cittadini che avrebbero gradito un atteggiamento diverso da parte di chi è venuto a lavorare all’accelerazione dei meccanismi del processo di ricostruzione.
Un fatto che lascia l’amaro in bocca e che conferma quanto molti avevano pronosticato all’indomani dell’uscita del bando sul “concorsone”, ovvero che in tanti avrebbero fatto domanda per essere trasferiti altrove il prima possibile, riavvicinandosi a casa: essendo un bando nazionale, infatti, il requisito della residenza non poteva sussistere.
Si avvalora anche la tesi di chi ha fin dall’inizio visto il concorsone come un trampolino di lancio per sistemare successivamente le risorse negli uffici statali a livello nazionale.



