L’AQUILA – “Chi ha meritatamente vinto un concorso pubblico fuori regione non ha la possibilità anche dopo anni, di rientrare a lavorare nella propria regione poiché il personale dei nostri ospedali è costituito in gran parte da operatori socio sanitari assunti tramite privato che non hanno mai superato un concorso pubblico. Concorsi che in Abruzzo, nonostante l’emergenza covid-19, indetti a luglio, ancora sono al palo, mentre quei posti rischiano di venire occupati da persone che non sono state sottoposte a prove e dalle esternalizzazioni dei servizi”
Vorrebbe tornare a lavorare nella sua regione, Ilaria Presutti, operatrice socio sanitaria (oss) di 41 anni, di San Giovanni Teatino, in provincia di Chieti. Dopo anni che in Abruzzo ha lavorato come precaria in varie cooperative. Dopo aver vinto un concorso che l’ha portata a Napoli, dove da più di un anno è sul fronte di una drammatica emergenza coronavirus.
Nel suo dettagliato racconto ad AbruzzoWeb, ci sono interessanti riflessioni e denunce, da parte di un’addetta ai lavori su quello che non va nel mondo della sanità abruzzese, come il ruolo abnorme delle cooperative private che somministrano oss, e quello talvolta “ambiguo” dei sindacati.
La richiesta assieme ad altri colleghi abruzzesi è quella dell’indizione di concorsi pubblici e con tutti i crismi tanto, che Ilaria Presutti è tra le promotrici di una petizione on line sulla piattaforma change.org, (http://chng.it/NfQS9DJ8Kq), volta a sollecitare l’espletamento del concorso pubblico per oss a tempo indeterminato indetto dalla Asl di Teramo, i cui termini sono scaduti il 23 luglio 2020, per 22 posti nella stessa Asl teramana, 12 per la Asl Avezzano-Sulmona-L’Aquila, 162 nella Asl Lanciano-Chieti-Vasto.
La preoccupazione infatti è, in attesa dei concorsi, che parte significativa dei posti vengano intanto riempiti dalle stabilizzazioni tra il personale assunto a tempo determinato.
“Ho partecipato e superato due concorsi pubblici in Campania e in Emilia Romagna e nel febbraio 2020 sono stata assunta, a tempo indeterminato – racconta innanzitutto Ilaria -, presso la Asl Napoli 1 dove tuttora lavoro. Circa un mese dopo essere stata assunta, a marzo, l’Oms ha dichiarato lo stato di pandemia. Lavoro nel reparto di rianimazione di un presidio ospedaliero di frontiera al centro di Napoli che non era preparato, come tanti altri, per affrontare una situazione di una gravità simile. A Napoli molti presidi, negli anni, sono stati chiusi per cui il nostro pronto soccorso, che non è strutturalmente adeguato non avendo percorsi appositi (si consideri che non c’è un accesso diretto bensì delle scale e due ascensori), era letteralmente inondato di casi di persone positive che hanno messo in difficoltà il personale che ha dovuto di volta in volta trovare soluzioni efficaci per la tutela di tutti i pazienti per fare in modo che il servizio non venisse interrotto per chi avesse altre patologie, che non avvenissero contatti con i positivi e per rispondere alle emergenze in codice rosso. È stata e continua ad essere dura”.
Il concorso e il mitico posto fisso per Ilaria è stato il coronamento di tanti sacrifici e di una dura gavetta. Conseguito l’attestato professionale di operatrice socio sanitaria, ha prima lavorato in Inghilterra e poi dal 2016 in Abruzzo con persone diversamente abili in una struttura privata convenzionata, a seguire in una cooperativa privata nel presidio ospedaliero Maria SS Immacolata di Guardiagrele, e infine all’ospedale Santissima Annunziata di Chieti.
“Ho avuto soltanto contratti part time a tempo determinato – spiega Ilaria -, con l’escamotage legale di lasciarti a casa per un periodo tra l’uno e l’altro, senza alcuna motivazione. Alla fine non mi è stato rinnovato il contratto. Nel frattempo molti dei miei colleghi sono riusciti ad ottenere un contratto a tempo indeterminato con la coop privata e da anni continuano a lavorare presso gli ospedali pubblici abruzzesi”.
Eppure osserva Ilaria, “per poter accedere ad un lavoro presso una pubblica amministrazione la Costituzione Italiana prevede all’articolo 97, il superamento di un concorso pubblico attraverso prove scritte, pratiche ed orali. Purtroppo in tutta Italia, nel pubblico, si assiste alla esternalizzazione dei servizi che viene affidata a cooperative private, agenzie interinali che assumono i lavoratori senza che siano stati sottoposti a valutazioni riguardo alle loro competenze professionali, caratteristiche umane e vocazionali. Senza che ci siano stati dei criteri di selezione oggettivi e a base meritocratica. In un lavoro come il nostro, a carattere etico, in cui si è a contatto con persone fragili, persone da tutelare e di cui prendersi cura, con il dolore e la malattia, a mio avviso, il personale dovrebbe essere sottoposto ad un controllo accurato che oggi non avviene”.
Da qui l’importanza di procedere, dal punto di vista di Ilaria Presutti, anche in Abruzzo a concorsi pubblici.
“Il concorso per posti a tempo indeterminato indetto dalla Asl di Teramo non viene ancora avviato – ricorda a questo proposito Ilaria – nonostante in altre regioni, nelle Marche per esempio, stanno espletando le varie prove. Attualmente le Asl di Teramo, di Chieti e di Pescara hanno indetto avvisi pubblici per emergenza covid a tempo determinato per un anno, per assumere personale OSS attraverso il punteggio dei titoli o attraverso un colloquio orale senza sottoporre i candidati a criteri oggettivi. Qualora la Asl con un avviso pubblico a tempo determinato, la cui prova risiede unicamente in un colloquio orale, assuma degli oss, questi nel giro di tre anni potrebbero essere stabilizzati a tempo indeterminato. In barba a tutti coloro che hanno studiato e superato un concorso pubblico per poter accedere ad una pubblica amministrazione senza escamotage”.
Ilaria il concorso invece lo ha superato, ma quello stesso meccanismo di cooptazione che è in uso presso le Asl abruzzesi e non solo, ora la penalizza nella sua richiesta di rientrare nella Regione, in assenza, come detto, di concorsi a cui poter partecipare.
“A seguito della vincita di mobilità presso un ospedale abruzzese ho richiesto alla Asl in cui lavoro il nulla osta che non mi è stato concesso – spiega Ilaria – . Le uniche possibilità che un dipendente pubblico possiede di riavvicinarsi a casa sono: la mobilità volontaria e il cambio compensativo che avviene tra due o tre dipendenti pubblici. In pratica l’uno va a prendere il posto dell’altro. Poiché in Abruzzo l’ultimo concorso pubblico che ha permesso l’immissione di lavoratori da altre regioni c’è stato nel 2017, a Teramo, attualmente negli ospedali abruzzesi di tutte le Asl non si riescono a trovare cambi poiché gli oss di ruolo sono pochissimi. In sintesi chi ha meritatamente vinto un concorso pubblico fuori regione da anni non ha la possibilità di rientrare a lavorare nella propria regione poiché il personale dei nostri ospedali è costituito in gran parte da oss assunti tramite privato, che non hanno mai superato un concorso pubblico. Il timore di noi lavoratori fuori sede è che la Regione trovi, con il pretesto dell’emergenza covid, il modo di stabilizzare (cosa attualmente non legale) persone che non hanno superato un concorso, a discapito di chi ha fatto sacrifici per studiare, per trasferirsi lontano da casa”.
Non mancano infine le critiche ai sindacati: “Hanno perso il valore idealistico di attori in difesa, tutela e coscientizzazione dei lavoratori – afferma Ilaria Presutti – e sono in certi casi diventati strumenti di potere all’interno dei luoghi pubblici, che non vengono rispettati come bene comune dei cittadini, bensì come luoghi in cui le ingiustizie sono visibili da tutti e i privilegi riservati a pochi. Talvolta sono il ponte che permette a determinati lavoratori e ad una determinata politica di usare per proprio tornaconto un bene pubblico. Questa mia testimonianza vuole essere una chiamata a tutti coloro che, stanchi di sopportare ingiustizie, si facciano coraggio e diventino portavoce come sono stata obbligata a fare io, superando la mia riservatezza, dei nostri diritti e dei diritti di chi merita un’assistenza qualificata”.






