L’AQUILA – “Da cittadino, prima ancora che da sindaco dell’Aquila e da esponente di Fratelli d’Italia, ritengo che in nessun modo possa essere interrotta questa esperienza amministrativa in Regione, per avventurarsi in un governo in cui c’è un campo confuso, più che largo, con partiti che fino all’altro ieri si sono detti di tutto e il contrario di tutto, con una maggioranza litigiosa che farebbe tornare in guerra l’Abruzzo, e questo certo non conviene innanzitutto ai cittadini”.

E’ un passaggio dell’intervista ad Abruzzoweb di Pierluigi Biondi, sindaco dell’Aquila, al secondo mandato, responsabile nazionale degli enti locali di Fratelli d’Italia, in vista delle elezioni regionali del 10 marzo, che vedono ancora una volta il corsa il presidente uscente Marco Marsilio, anche lui di Fdi, contro il campo largo del centrosinistra guidato dal professor Luciano D’Amico.

Sindaco Biondi, buone ragioni, dal suo punto di vista, per votare il suo sodale di partito Marco Marsilio?

Prima ancora che da sindaco e da esponente di Fratelli d’Italia io parlo da cittadino, e credo che la giunta Marsilio, trovandosi di fronte alla complessità del covid che per due anni ha paralizzato le attività, sia comunque riuscito a riportare al centro del dibattito nazionale temi centrali per l’Abruzzo, dal riordino della rete sanitaria alla promozione dell’immagine della regione, al tema delle infrastrutture e alla capacità di spesa delle risorse. Notizia di pochi giorni fa la firma dell’accordo sui Fondi di sviluppo e coesione, l’Fsc, un miliardo 250 milioni, come pure la notizia del finanziamento della velocizzazione della Roma-Pescara, per circa un miliardo di euro, i grandi eventi che hanno dato visibilità all’Abruzzo, l’incremento della spesa di fondi europei. Ecco,  interrompere questa esperienza per avventurarsi in un governo in cui c’è un campo confuso, più che largo con partiti che fino all’altro ieri si sono detto tutto e il contrario di tutto e dare vita una maggioranza litigiosa che farebbe tornare in guerra l’Abruzzo, è una cosa che non conviene innanzitutto ai cittadini.

Tema sicuramente centrale di questa campagna elettorale è ovviamente quello della sanità,  e sullo stato di salute il sistema sanitario regionale davvero ci sono due visioni completamente opposte, con una guerra di numeri tra centrodestra e centrosinistra…

La sanità è un argomento critico per ogni regione, e lo è perché anche in quelle più virtuose  la pandemia, con il blocco delle cure, ha comportato un incremento degli acuti e anche un allungamento delle liste di attesa. Io però faccio una analisi:  l’Abruzzo innanzitutto rispetto al piano di riordino della rete ospedaliere da D’Alfonso quando era commissario, ha oggi 180 posti letto in più, e sono state individuate chiaramente le vocazioni dei presidi, mentre prima c’erano degli ospedali e reparti che dovevano essere chiusi. Sulle liste d’attesa i numeri dicono che per le visite urgenti siano essi di diagnostica o di altra natura, bisogna aspettare 9 giorni, per quelle differenti al massimo 30 giorni. Quanto alla mobilità passiva, va detto che c’è sempre stata per due ordini motivi: perché alcune specialistiche in Abruzzo non sono presenti oppure c’è necessità di cure talmente specializzate per cui ad esempio occorre andare al Bambin Gesù di Roma. Ma attesta l’Agenzia sanitaria regionale che la mobilità passiva è comunque diminuita rispetto al passato”.

Altro tema molto importante, e che ha certo una valenza nazionale, ma con forti ricadute sulle regioni, è quello dell’autonomia differenziata, cavallo di battaglia della Lega, che si sostiene,  penalizzerà le regioni del Sud che hanno meno capienza fiscale e sono meno ricche di quelle del Nord. Lei da esponente di Fdi come ne pensa?

Sull’autonomia differenziata si sta facendo una narrazione da parte del centrosinistra volutamente falsa, ma la devoluzione delle funzioni alle regioni è una previsione di legge costituzionale voluta del governo di centrosinistra nel 2001, quando Massimo D’Alema blandiva la Lega definendola una costola della sinistra, quindi diciamo che se di peccato originale vogliamo parlare la responsabilità è del centro sinistra. La autonomia differenziata in realtà non è semplicemente una rincorsa all’egoismo, del tipo  ‘i soldi sono miei e me li spendo io’, è sbagliata questa rappresentazione. Oggi ci sono delle differenze tra regioni e chi non vuole modificare questo stato di cose vuole continuare a mantenere differenze fra il Nord e il Sud del Paese. In realtà
ci sono stati due importanti correttivi alla proposta di legge della Lega: con il primo non si parla più di spesa storica ma si parla di fabbisogni standard, e questo è già una forte garanzia per le
regioni del Sud, con il secondo correttivo si stabilisce di fatto che l’autonomia differenziata si fa solamente se verranno definiti prima i livelli essenziali delle prestazioni, stabilendo come finanziarli, per cui di fatto è una riforma che se fosse attuata a pieno, consentirebbe di superare i divari, al contrario di quello che dice il centrosinistra”.

Che ruolo dovrà avere la Regione Abruzzo nella ricostruzione post-sismica nei prossimi si spera conclusivi anni?

La Regione rispetto al passato ha una maggiore responsabilità sul tema del cratere 2009, oggi ad esempio è nella cabina di coordinamento integrata che programma e assegna le risorse del
fondo complementare del Pnrr. In questi anni in Marsilio abbiamo avuto un alleato prezioso, non soltanto nel ruolo di presidente di regione, ma come rappresentante istituzionale del territorio
che ha una grande capacità di azione nei palazzi che contano a Roma, perchè quando Marsilio è al telefono lo ascoltano tutti, dai ministri ai direttori generali e parlamentari. Molte questioni si sono sbloccate grazie anche alla sua autorevolezza, alla sua capacità persuasiva. Di ricostruzione
dell’Aquila si parla meno in campagna elettorale anche perché abbiamo sistemato molte partite che erano in sospeso, e parlo del trasferimento di risorse ai  Comuni per le minore entrate e maggiori spese, che sono state raddoppiate, rispetto ai tempi in cui invece ce le volevano tagliare. C’è poi la semplificazioni sulla ricostruzione pubblica, i trasferimenti per il piano di edilizia scolastica. Diciamo che sono finiti i tempi quando dovevamo andare ad elemosinare un minimo di attenzione da parte del sottosegretario del Movimento 5 stelle Vito Crimi…

Si parla molto, come avviene da venti anni a questa parte della velocizzazione della ferrovia Pescara-Roma, resta il fatto che a proposito di avvicinare L’Aquila alla capitale, un cittadino tra pedaggio dell’autostrada e carburante, per percorrere andata e ritorno un centinaio di chilometri, spende circa 50 euro…

Intanto diciamo che per quanto riguarda l’autostrada c’è stato il blocco delle tariffe e questa è già una buona notizia perché rispetto alle previsioni del Piano economico e finanziario, avremmo pagato dei costi molto più alti.  Io ritengo poi che la velocizzazione della ferrovia Pescara-Roma potrà rendere più concorrenziale il settore e quindi comportare una diminuzione dei pedaggi autostradali. Mi sono poi sempre sottratto a questa battaglia pseudo-campanilistica per cui la Pescara -Roma doveva passare per L’Aquila, che è una cosa oggettivamente irrealizzabile. Quello che va fatto è piuttosto lavorare per la realizzazione di una nuova tratta ferroviaria fra L’Aquila e Tagliacozzo, per collegarci appunto alla ferrovia Pescara-Roma”.