L’AQUILA – Anni e anni di attesa per demolire l’incompiuto, inutile e ingombrante Teatro tenda, “monumento” dello spreco di denaro pubblico realizzato negli anni ’90 a Paganica, popolosa frazione del Comune dell’Aquila, che ora è stato finalmente demolito per essere sostituito dal nuovo e attesissimo polo scolastico, per oltre 700 alunni e studenti dalla primaria alla scuola secondaria che sognano da troppo tempo il ritorno in una struttura moderna e sicura in un centro nel quale per la verità la ricostruzione post sisma 2009 non è stata caratterizzata certo dalla speditezza.
E invece è accaduto che tutto si è clamorosamente fermato, con il cantiere già all’opera da alcuni mesi, a seguito della decisione della stazione appaltante, il Comune dell’Aquila, arrivata il 16 aprile scorso, con una improvvisa e inattesa determina del dirigente Roberto Evangelisti, di risolvere in danno il contratto di appalto da 4,6 milioni di euro assegnati, dopo una regolare procedura di gara, alla H Edilizia Generale S.r.l., società di proprietà di una famiglia di imprenditori di origini macedoni da anni insediati e ben radicati nel territorio, e tra i protagonisti della ricostruzione post sisma 2009. Un sodalizio che dà lavoro a circa 70 operai, che ha un fatturato di circa 20 milioni di euro e che vede come amministratore unico Alija Ardelina, giovane nata all’Aquila e cresciuta proprio nella frazione di Paganica.
Un atto di forza davvero insolito rispetto alle centinaia e centinaia di cantieri post terremoto, non adottato neppure in occasione di altri lavori in pesante ritardo sul cronoprogramma e contestati nel merito, deciso invece dall’Amministrazione comunale del capoluogo regionale, di cui è sindaco da due mandati Pierluigi Biondi, di Fratelli d’Italia, e arrivato come un fulmine a ciel sereno, motivato da “gravi omissioni”, quando si era appena al 6% dell’avanzamento dei lavori, con un primo stato avanzamento lavori approvato e definito senza contestazioni.
La reazione della H Edilizia Generale S.r.l. non si è fatta attendere: inevitabilmente, il 19 maggio scorso ha presentato un ricorso affidato agli avvocati Silvia Loiacono e Niccolò Casinelli del foro di Roma, annunciando una consistente richiesta di un maxi risarcimento, secondo quanto si è appreso ben oltre i 3 milioni di euro, e puntando il dito in particolare sui “surreali addebiti” mossi al proprio operato dal Comune e, più in generale, denunciando un clima di “malafede”, “prevenuto” sin dall’inizio del cantiere, da parte di chi era stato deputato al controllo a nome della Committenza, ovvero il Comune dell’Aquila.
Non a caso, l’impresa ha rigettato anche i rilievi, ritenuti infondati e fuorvianti, del direttore dei Lavori, l’ingegnere Simone Curtacci, nominato dal Comune assieme al coordinatore della sicurezza in fase di esecuzione, l’architetto Michela Teti, e al responsabile del collaudo statico e tecnico amministrativo, l’ingegnere Giuseppe Diotaiuti.
Inevitabili anche le polemiche politiche che infuriano letteralmente e che non hanno risparmiato il potente sindaco dell’Aquila, ex primo cittadino di Villa Sant’Angelo, avviato verso il trionfale approdo in Parlamento alle politiche nel 2027 quando non potrà più governare il capoluogo abruzzese perché al secondo mandato.
Il primo a lanciare l’allarme il consigliere comunale di opposizione Paolo Romano, di Italia viva, che sulla vicenda ha chiesto e ottenuto la convocazione urgente di oggi della quinta commissione di Vigilanza e controllo, con la presenza di Pierluigi Biondi e Roberto Evangelisti.
“Quello che doveva accadere sta purtroppo accadendo: il cantiere di un’opera fondamentale per la frazione più popolosa della città non solo è fermo, è anche al centro di un contenzioso giudiziario. I fondi del Pnrr sono a rischio. Paganica non può più aspettare. Servono verità e rispetto per una comunità che da troppo tempo attende una scuola sicura per i propri figli”, ha protestato Romano.
Nel cartello che campeggia ancora davanti al cantiere c’è scritto “consegna dei lavori luglio 2025”, obiettivo che, a questo punto, non sarà rispettato; trattandosi di fondi Pnrr infatti, i lavori andranno conclusi e rendicontati entro fine 2026 e c’è chi teme che dopo il Teatro tenda in quel terreno rischi di atterrare un’altra incompiuta.
E proprio per la fretta di chiudere il cantiere finanziato con il Pnrr il Comune non farà una nuova gara, ma, si legge nella revoca, “si dispone di attivare apposita procedura per l’affidamento ad altro operatore economico per l’esecuzione dei lavori, oltre che a quelli necessari a riparare eventuali difetti di costruzione riscontrati sui lavori già eseguiti, ponendo in quest’ultimo caso i relativi costi a carico della ditta esecutrice”.
Ci sarà cioè uno scorrimento della graduatoria della gara vinta da H Edilizia Generale S.r.l. con affidamento, si presume, dunque, alla seconda arrivata, che è la impresa F.lli Di Nardo Costruzioni & Restauri di Paganica, dei fratelli Armando, Mauro ed Ennio Di Nardo.
Occorre dunque ripercorrere le tappe della spinosa vicenda.
Il contratto con l’aggiudicataria è stato firmato a marzo 2024, dopo l’esito della gara, con la commissione presieduta dall’architetto Marco Marrocco e con componenti il geometra Carlo Cafaggi, storico e stimato funzionario del Comune dell’Aquila, e l’ingegnere Anna Romagnoli: con un ribasso d’asta rispetto al quadro economico del progetto esecutivo da 5,8 milioni a firma dello studio tecnico Sycamore S.r.l.
A partecipare alla gara sono stati, oltre alla citata F.lli Di Nardo Costruzioni & Restauri di Paganica, anche I Platani S.r.l., azienda leader del Gruppo Palmerini anch’esso con sede a Paganica e la CG Appalti S.r.l del gruppo Circi dell’Aquila.
I lavori per la nuova struttura sono cominciati nella estate scorsa con gli scavi e la realizzazione dei pilastri, dopo la demolizione del vecchio Teatro tenda oramai assurto, come detto, a monumento dello spreco di denaro pubblico.
Poi però il colpo di scena, rappresentato dalla determinazione n.1790 del 16 aprile scorso a firma del dirigente comunale Evangelisti, uomo di fiducia del sindaco Biondi, che ha risolto in danno il contratto di appalto, contestando l’utilizzo di materiali non conformi, mancata esecuzione di indagini strutturali sui pilastri, inosservanza di ordini di servizio e ripetuti ritardi.
Ritiene il Comune che “le lavorazioni sono affette da plurime quanto gravi anomalie”, e che “il comportamento dell’impresa ha evidenziato ai sensi dell’art.122 del codice dei contratti pubblici D.lgs 36/2023 un grave inadempimento delle obbligazioni contrattuali, tale da comportare la buona riuscita delle prestazioni dell’opera”; ricorrono, pertanto, a detta del Comune dell’Aquila, “in maniera sovrabbondante tutti gli estremi per procedere alla risoluzione de contratto”.
Si rinvia poi ad “atto successivo la redazione dello stato di consistenza dei lavori già eseguiti, la quantificazione del danno e l’inventario di materiali, macchine e mezzi d’opera che dovranno essere presi in consegna dal direttore dei lavori”.
La H Edilizia Generale S.r.l. ha rigettato ogni addebito, e non ha condiviso gli assunti dell’Ente giudicandoli “surreali” e “infondati” con un ricorso che ha demandato al Tribunale dell’Aquila di rimettere “ogni apprezzamento sul reale svolgimento dei fatti ad un tecnico terzo e imparziale”, che sarà chiamato ad esprimersi sulla conformità delle prestazioni svolte dalla H Edilizia Generale S.r.l. alla regola dell’arte e agli elaborati di progetto.
In esso si afferma tra le altre cose che il Comune dell’Aquila, nel suo ruolo di stazione appaltante ha “supinamente ed acriticamente accolto i surreali addebiti mossi all’operato della ricorrente dal Direttore dei Lavori, Ing. Curtacci”, “rinunciando ad ogni approfondimento istruttorio e presumibilmente dimenticando (o scientemente ignorando) che ogni azione ed omissione della H Edilizia Generale S.r.l. è stata, nel corso del complessivo divenire dell’esecuzione dell’opera – o, rectius, della parte dell’opera realizzata prima della violenta estromissione dell’appaltatrice – coordinata, orientata, ordinata e sovrintesa dal direttore dei lavori medesimo”.
In altri termini, “nel corso dell’esecuzione del contratto la H Edilizia Generale S.r.l. si è attenuta scrupolosamente alle copiose e incalzanti indicazioni del direttore dei lavori – spesso costituenti significative deviazioni del progetto esecutivo – sicché delle due l’una: o non vi è inadempimento ovvero, l’inadempimento è del direttore dei lavori, che dapprima ha ordinato, suggerito, prescritto e poi ha censurato il prodotto dei suoi ordini, dei suoi suggerimenti, delle sue prescrizioni”.
Si denuncia anche “la leggerezza e la superficialità che hanno animato la vicenda”, anche da parte del rup Roberta Guadagnoli, “inerte e inerme al cospetto di un così critico contesto”.
D’altro canto, prosegue il documento, pur volendo “per assurdo” ammettere che ci siano stati “inadempimenti”, questi non “potevano essere motivo di risoluzione contrattuale”, essendo in ogni caso di “modestissima entità”, anche perché si rammenta, non era stato raggiunto neppure il 10% dell’opera, e non vi era, quindi, “materiale comparativo minimo, utile a consentire alla stazione appaltante, di definire l’inadempimento in termini di non scarsa importanza e di attitudine a compromettere la buona riuscita delle prestazioni”.
Nel ricorso si entra dunque nel merito delle numerose e serrate contestazioni formulate dal direttore dei lavori, o dai suoi delegati, ribattendo a ciascuna di esse.
Si ricorda anche che la H Edilizia Generale S.r.l. ha rinunciato ad una riserva iscritta sul sottocomputo relativo al primo Sal, “rinuncia intervenuta su richiesta della Committenza sul presupposto della opportunità di non aggravare, ma di favorire il sereno sviluppo della commessa”.
Si evidenzia che ci sono poi a verbale esiti dei sopralluoghi di Curtacci o dei suoi delegati che attestano “la buona esecuzione dei pilastri”, che risultano “correttamente armati”.
In molti altri casi però dal direttore dei lavori è arrivato un serrato fuoco di fila di contestazioni. A novembre scrive ad esempio in un ordine di servizio di aver rilevato incongruenze sulle prove di laboratorio effettuate sui pilastri e chiesto un nuovo prelievo al fine di verificare l’effettiva qualità delle carpenterie metalliche.
Ma i ricorrenti contestano: “all’esito dalle prove richieste dal direttore dei lavori, ed eseguite sull’acciaio dalla società Centrolab su incarico dell’Appaltatore, l’ingegnere Curtacci non ne ha saputo correttamente interpretare le risultanze: ha confuso il coefficiente esistente in acciaieria riconducendolo ad un coefficiente di verifica in cantiere e solo successivamente, con e-mail del 11 novembre 2024, successiva al chiarimento della H Edilizia Generale S.r.l. del 7 novembre 2024, ha dato atto della confusione da egli stesso generata e ha validato l’idoneità dell’acciaio”.
A metà dicembre, si ricorda sempre nel ricorso, Curtacci “stigmatizza con approccio irruente e con toni particolarmente forti, la quasi totalità delle attività eseguite dall’appaltatore, denunciando, inter alia, irregolarità e defezioni, taccia il personale della H Edilizia Generale S.r.l. di scarsa professionalità e rileva l’asserito mancato rispetto di ordini di servizio e prescrizioni contenute in verbali di sopralluogo”; afferma che “l’andamento dei lavori è caratterizzato da defezioni che impediscono un sereno processo realizzativo delle opere secondo la regola d’arte”.
Il direttore dei lavori contesta inoltre “rilevanti ritardi rispetto al cronoprogramma”, che stanno “comportando la realizzazione di opere strutturali con evidenti vizi che meritano di essere indagati. In linea del tutto generale, si sottolinea che le figure incaricate dall’assuntore dei lavori per la gestione della commessa e la realizzazione dell’opera manifestano continuamente lacune di visualizzazione delle normali problematiche di cantiere, spesso anche condivise e verbalizzate”.
Il ricorso contesta ovviamente che questi assunti non corrispondono al vero: “Come si evince dai verbali di sopralluogo e dalle comunicazioni del direttore dei lavori, l’andamento dei lavori non è mai stato caratterizzato da alcun tipo di defezione. Il direttore dei lavori non ha mai segnalato all’Appaltatrice incompetenze o scarsa professionalità dei collaboratori di quest’ultima nella conduzione dell’Appalto, né le lamentate (per la prima volta nella circostanza) ‘lacune di visualizzazione delle normali problematiche di cantiere, spesso (in realtà, mai) anche condivise e verbalizzate'”.
E poi a seguire altre pagine in cui si ripercorrono la sfilza di ordini servizio di Curtacci, tra cui anche alcune dedicate alla rimozione ritenuta non fatta ad opera d’arte dei cosiddetti ‘nidi d’ape’, e in particolare sulle modalità di realizzazione dei pilastri, con relative contro argomentazioni dei legali della H Edilizia Generale S.r.l.: “tutte contestazioni dipendenti da scelte di Curtacci, determinato nel interpretare il progetto esecutivo secondo logiche del tutto difformi dalle sue prescrizioni”.
Si giunge dunque a contestare al Tribunale dell’Aquila la legittimità della risoluzione del contratto e ad annunciare l’esercizio dei diritti risarcitori connessi avanzare il diritto della ricorrente al risarcimento dei danni patiti.
Si chiede pertanto di nominare un consulente tecnico d’ufficio, che “fissi con decreto l’udienza di comparizione delle parti avanti a sé”, e disponga l’Accertamento tecnico preventivo per valutare “la conformità dell’operato della agli elaborati progettuali, alle indicazioni del direttore dei lavori e del collaudatore e alla regola dell’arte”, per “chiarire la fondatezza delle contestazioni mosse dal direttore dei lavori” all’operato della H Edilizia Generale S.r.l avuto riguardo delle prescrizioni”, per “indicare eventuali azioni od omissioni dei convenuti tutti che abbiano a qualsiasi titolo occasionato o concorso a determinare le contestazioni mosse dal direttore alla azienda”, per definire il “quantum dell’eventuale inadempimento, onde consentire al Giudice del merito di delibarne la gravità ai fini della valutazione della legittimità della risoluzione in danno”.






