L’AQUILA – Una tavolozza di colori (politici) diversi. Questa la metafora per descrivere al meglio la situazione attuale del Consiglio comunale dell’Aquila.

Dopo quattro anni di stravolgimenti, cambi di casacca, annessioni e scissioni, oggi in aula sono rappresentati 23 gruppi consiliari, ripartiti su 41 consiglieri compreso il sindaco, alla paurosa media di 1,78 consiglieri per ogni gruppo!

A caratterizzare un’assemblea quantomai frammentata è però il fenomeno dei monogruppi, i gruppi composti da un unico consigliere, che sono addirittura 15.

Un fenomeno che riguarda tutti gli schieramenti: la maggioranza di centrosinistra, l’opposizione di centrodestra, un ipotetico schieramento di centro e infine le liste civiche.

I monogruppi rendono più lento il funzionamento del Consiglio, infognando le discussioni e gonfiando a dismisura la conferenza dei capigruppo.

Inoltre, i componenti possono partecipare a tutte le commissioni consiliari, sommando più gettoni di presenza (una quarantina di euro a seduta).

Prima di tuffarsi in questo affascinante mondo, solo una distizione formale: ci sono monogruppi nati tali, perché una lista ha eletto un solo consigliere, e monogruppi che lo sono diventati a causa di fughe e cambi di casacca.

Dal punto di vista politico è una bella differenza, agli occhi del cittadino, probabilmente, poco cambia.

LE REGOLE

 

COME NASCONO GRUPPI E MONOGRUPPI

Lo statuto comunale precisa all’articolo 25 che “nel caso che una lista presentata alle elezioni abbia avuto eletto un solo consigliere, a questi sono riconosciute le prerogative e la rappresentanza spettanti ad un gruppo consiliare”. Garantita la pari dignità, insomma.

Altri modi per costituire un gruppo sono l’adesione di tre consiglieri, oppure “i gruppi costituitisi per adesione a forze politiche rappresentate da almeno un gruppo regionale, parlamentare o europeo”, e questa postilla ha lasciato e lascia spazio alla costituzione di copiosi monogruppi.

IL PASSAGGIO DA UN GRUPPO ALL’ALTRO

Come si passa da un gruppo all’altro? Lo chiarisce il regolamento del Consiglio, all’articolo 8. “Il consigliere che intenda appartenere ad un gruppo diverso da quello in cui è stato eletto deve darne comunicazione scritta al presidente, allegando la dichiarazione di accettazione del capo gruppo alla cui formazione aderisce”.

Non è un passaggio immediato, e le conseguenze sono che qualche consigliere aderisce informalmente a uno schieramento politico ma resta arroccato nel suo gruppo di elezione, in attesa degli eventi e continuando a godere dei privilegi. Che sono parecchi.

I VANTAGGI

 

IL GETTONE DI PRESENZA

Ma qual è la convenienza a far parte di un monogruppo? Quella principale, l’accaparramento del celebre “gettone di presenza” (articolo 20 dello statuto) per la partecipazione alle commissioni consiliari permanenti.

Visto infatti che, sempre secondo lo statuto (articolo 27) bisogna “assicurare la presenza in ciascuna di esse di almeno un componente per ogni gruppo”, è chiaro che un unico componente di gruppo partecipa a tutte le commissioni. E prende soldi da tutti i lati.

Si tratta di una somma non ingente presa singolarmente, circa 40 euro che possono variare a seconda delle aliquote. Ma basta moltiplicarla per cinque, il numero delle commissioni cui partecipa un capogruppo di un monogruppo, per arrivare a 200. E mese dopo mese diventa una somma interessante.

LE SPESE

Un altro buon motivo per tenere in vita un gruppo consiliare è che questo ha diritto a uno stanziamento per le spese, pur in proporzione al numero di componenti, come fissato dall’articolo 9 del regolamento del Consiglio.

Quali? Spese tipografiche, editoriali, di cancelleria, ma anche acquisto di libri e riviste, rimborsi ai relatori in occasioni di manifestazioni, affitti di sale conferenze e perfino consulenze legate all’attività del gruppo.

Insomma, una pacchia. Capito perché ce ne sono 15?