PESCARA – A riscaldare il clima politico, in questo assolato mese di ottobre, non sono solo le elezioni regionali di marzo, ma già da ora la partita delle comunali di Pescara di giugno prossimo, nella città più popolosa d’Abruzzo, con 120.000 abitanti e che nel 2027, tranne clamorose sorprese si unirà, assieme a Spoltore e Montesilvano, in una unica metropoli.

Premettendo che lo scenario da qui a giugno potrebbe cambiare radicalmente, e molto dipenderà dall’esito delle regionali, ad oggi si può già affermare che l’unico candidato in corsa è Domenico Pettinari, consigliere regionale del Movimento 5 stelle e vice presidente del consiglio regionale, recordman di voti nel 2019 con oltre 9.600 preferenze. Ormai un “cane sciolto”, come lui stesso si è definito, rispetto ai pentastellati e che lavora ad una proposta rigorosamente civica. Nel centro-destra dovrebbe essere ricandidato Carlo Masci di Forza Italia anche se non è affatto scontato.  Campeggia ancora un punto interrogativo dalle parti del centrosinistra, dove però risuona il nome del deputato ed ex presidente di Regione, Luciano D’Alfonso, che della sua Pescara è stato sindaco dal 1999 al 2003.

Un punto fermo e tenace sembra essere proprio la candidatura di Pettinari, la quale, va subito detto, rappresenta un grattacapo non da poco per la strategia politica, benedetta dai segretari nazionali del Partito democratico e Movimento 5 stelle, Elly Schlein e Giuseppe Conte, ovvero quella di consolidare l’alleanza non solo nelle regionali, come avverrà in Abruzzo a marzo, ma anche nelle principali città, come Pescara e anche Montesilvano, anch’essa al voto a giugno.

Pettinari non ha formalizzato l’uscita dal Movimento 5 stelle, ma dovrà comunque farlo in quanto le regole del partito non consentono a chi come lui ha fatto già due mandati come consigliere regionale, di candidarsi a sindaco, o ancora una volta alla Regione o al Parlamento. Pettinari, anche in solitaria, resterebbe però di gran lunga l’esponente più popolare e attivo di quel bacino elettorale da cui attinge il Movimento 5 stelle, e 9.600 voti presi nel 2019, in buona parte nella sua città, lo stanno a confermare.

Perdere Pettinari significherebbe dunque per il Movimento 5 stelle il rischio di un mezzo tracollo accodandosi al Partito democratico e ai riformisti, perché buona parte della base, questo il timore, non lo seguirebbe. Non è un caso che il segretario regionale, Gianluca Castaldi, come riferito dal quotidiano Il Centro, stia cercando dunque di riportare dalla sua parte Pettinari spiegandogli che si sta valutando a livello nazionale di rimuovere il vincolo dei due mandati.

Queste le sue parole: “ci sarà una votazione nazionale per permettere a chi ha svolto due mandati da consigliere regionale o da parlamentare di potersi candidare non solo come consigliere comunale ma anche come sindaco questa aprirebbe la possibilità di avere Domenico candidato sindaco di una lista M5S”.

Aggiungendo: “Domenico è una risorsa importante per tutti noi e per gli abitanti di Pescara dell’Abruzzo”.

Pettinari però ha ribadito quello che ha sempre detto: mai con il Partito democratico, né tantomeno con i suoi satelliti e mai e poi mai con il centrodestra, che per l’inflessibile consigliere pari sono, causa di tutti i mali della Regione e del Paese. E al quotidiano Il Centro ha poi rivelato di avere già una squadra di 65 persone che stanno lavorando al programma.

Come invece infine rivelato da Abruzzoweb, ci sarebbero stati contatti tra Pettinari e l’ex consigliere regionale e parlamentare Carlo Costantini,  ora in Azione, con la richiesta di un appoggio di Pettinari ad un eventuale candidatura di Costantini alle regionali, con in cambio l’appoggio di Costantini alle comunali.

Ma Pettinari smentisce queste voci: “Confermo che mi candiderò a sindaco di Pescara, ma non ho fatto nessuna trattativa con Carlo Costantini, Lo rispetto come persona, però io non appoggerò nessun partito e non accetterò l’appoggio di nessun  partito”.

Seppure Pettinari dovesse candidarsi con il Movimento 5 stelle, va aggiunto, diventerebbe ugualmente problematica, per non dire impossibile l’alleanza con il centrosinistra. Almeno al primo turno. E per ora tutto rimane in sospeso, in attesa soprattutto di cosa avverrà alle regionali e se il Movimento 5 stelle trarrà davvero giovamento dall’alleanza con il Pd.

Per quanto riguarda il centrodestra, in teoria dovrebbe essere riconfermato Carlo Masci di Forza Italia, nel 2019 vincente 51% al primo turno. Questo perché la linea che sta adottando il centrodestra è quella di confermare gli uscenti, come avvenuto a L’Aquila con Pierluigi Biondi, di Fdi, e come avverrà in Regione, dove correrà ancora una volta Marco Marsilio di Fratelli d’Italia, o anche a Montesilvano con il sindaco leghista Ottavio De Martinis.

Non è però affatto detta l’ultima: a pesare su Masci, sono recenti sondaggi che lo danno come uno dei sindaci meno graditi in Italia, per non parlare dello scandalo degli appalti truccati della cocaina consumata financo in  Comune, che ha portato agli arresti uno dei suoi fidati dirigenti, Vincenzo Trisi, titolare dell’ufficio urbanistica.

E così i rumors parlano anche di una possibile candidatura di Marcello Antonelli presidente dell’assemblea cittadina in quota lega, ex di Forza Italia, che già aveva provato a candidarsi alle elezioni 2019.

Infine Luciano d’Alfonso: nel 2018 clamorosamente lasciò la guida della Regione per candidarsi a senatore, riconfermato alle pontiche dell’anno scorso come deputato. Oggi potrebbe accadere il contrario, abbandonando Montecitorio, e uno scranno da parlamentare di opposizione senza possibilità di incarichi di governo, e tornare a chiudere in bellezza la sua lunga carriera nella città dove è stato sindaco e dove continua a mantenere una forte base di consenso.

Guardando al vil denaro nel 2024 un sindaco di una città come Pescara sopra i 100mila abitanti prenderebbe 11.600 euro al mese, non tanto di meno rispetto allo stipendio parlamentare

Nel convulso mese in cui il tavolo del centro-sinistra era impegnato a cercare un candidato presidente alle regionali, qualcuno era arrivato a sospettare che D’Alfonso lavorasse alla candidatura di Costantini in cambio, anche in questo caso, dell’appoggio per la corsa delle comunali.

Poi però la scelta, anche di D’Alfonso è caduta su rettore dell’Università di Teramo, Luciano D’Amico, lo stesso che D’Alfonso aveva nominato, sperticandosi di lodi, alla guida della Tua, la società regionale del trasporto pubblico.

Il dilemma è piuttosto la tempistica di una discesa in campo di D’Alfonso a Pescara: potrebbe essere indotto ad aspettare la fusione del 2027 con Montesilvano e Spoltore, per provare a diventare, direttamente, e senza il rischio di bruciarsi prima nella non facile transizione, il primo storico sindaco della Grande Pescara.