CHIETI – Si accende il dibattito sulla delicatissima partita del regolamento per la compartecipazione alle spese sociosanitarie a carico di anziani e disabili abruzzesi.
Il vecchio regolamento ha garantito per tutto il 2015 la copertura integrale di questa spesa a carico della Regione, ma come evidenziato da AbruzzoWeb, un inghippo burocratico impedisce di trasferire le risorse accantonate, ben 16 milioni di euro, ai Comuni, che a loro volta non pagano le strutture e le cooperative che erogano il servizio.
Ora però si deve affrontare la partita più delicata, che è stata rimandata l’anno scorso: integrare il nuovo regolamento valido per il 2016 – e sono passati invano già due mesi – introducendo la soglia di reddito oltre la quale una quota oscillante tra il 30 e il 70 per cento della fattura dovrà essere a carico dell’utente.
Una compartecipazione che può essere molto salata: un’assistenza territoriale semi-residenziale per disabili gravi costa 88 euro a prestazione.
Se fosse a carico dell’utente al 30 per cento, significherebbe per lui un esborso di 786 euro mensili.
Una prima incognita, ed è forse questa una delle ragioni che ha indotto la Quinta Commissione Sanità a indugiare – è anche l’incertezza sulla modalità di calcolo del nuovo Isee.
Comunque proprio oggi in quinta commissione è stato approvato un emendamento del centrodestra, che esclude dal calcolo del reddito l’assegno di accompagnamento.
Pochi giorni fa il Consiglio di Stato ha dato ragione alle associazioni delle persone con disabilità che hanno fato ricorso contro il Governo, al fine di non far inserire nel calcolo la pensione di invalidità.
Si attende ora una modifica legislativa, contro cui però il governo fa molta resistenza.
Chiede con forza di stringere i tempi Davide Farina, segretario regionale della Cisl funzione pubblica.
“Ad oggi la Regione non versa i soldi ai Comuni – spiega ad Abruzzoweb – perché vuole le rendicontazioni, e i Comuni non accettano le fatture senza le anticipazioni di cassa. E il risultato è che ci sono strutture socio-sanitarie non pagate anche da un anno, anche se i 16 milioni sono a bilancio, con lavoratori senza stipendio da mesi. Dunque, non si può più aspettare. Nel nuovo regolamento deve essere risolta prima di tutto questa incertezza normativa”.
Per quanto riguarda invece la soglia da introdurre, Farina osserva che “l’anno scorso si ragionava nella bozza di regolamento di una soglia di 13 mila euro per gli individui, e 30 mila euro per le famiglie. Ma erano soglie calcolate sul vecchio Isee, non quello nuovo che al di là della vicenda dell’assegno di accompagnamento ha criteri più rigidi, e tende ad elevare la soglia di esenzione. Mi auguro allora che V Commissione sanità e la Giunta regionale decidano di introdurre soglie di reddito sensibilmente più alte rispetto ai 13 mila e ai 30 mila euro, per evitare il rischio che ci siano disabili e anziani sopra la soglia, ma che di fatto non hanno i soldi per pagare le prestazioni”.
Prende posizione anche Claudio Ferrante, portavoce dell’associazione Carrozzine determinate, che spezza una lancia a favore dell’introduzione di una soglia oltre cui l’utente è giusto che paghi.
“L’importante è approvare subito il regolamento – afferma – per il resto il principio secondo il quale un anziano o disabile ricco e benestante paghi una quota della prestazione è per me ineccepibile, le risorse che già sono scarse, vanno concentrate a vantaggio chi non ha la possibilità di curarsi e di pagarsi l’assistenza”.
E Ferrante invita anche a “verificare la congruità delle prestazioni erogate dalle strutture socio assistenziali, che ora richiedono milioni di euro. In molti casi lo dico anche per esperienza personale, sono ingiustificate e superflue”. Filippo Tronca



