CHIETI – Il Movimento 5 Stelle diffida la Regione Abruzzo a nominare i commissari ad acta per la gestione della raccolta differenziata dei rifiuti in quei comuni che non hanno raggiunto la percentuale di differenziata che la legge prevede, ovvero il 65% per il 2012.
Una lettera di diffida è stata inviata al presidente Gianni Chiodi, con l’avvertimento che, se fra 30 giorni non sarà cambiato nulla, la diffida verrà consegnata direttamente in procura.
L’indagine sul settore rifiuti in Abruzzo parte dal gruppo di lavoro ambiente e rifiuti del Movimento 5 Stelle di Chieti e si allarga poi a tutta la regione.
“Sono tantissimi i Comuni abruzzesi che non hanno raggiunto l’obiettivo – spiega Sara Marcozzi, portavoce del Movimento 5 Stelle di Chieti – e la cosa ancora più grave è che 67 dei 305 comuni abruzzesi sono al di sotto della soglia del 10%”.
Secondo i dati riportati, la situazione più grave è a Celano, con l’8% di differenziata, ci sono poi Roseto 10,1%, Montesivano 12,5%, Avezzano 15,2%, L’Aquila 17,3%, Sulmona 18,5%, Vasto (21,%), Pescara (29,9%), Lanciano (30,1%), e Francavilla al Mare (33,6%).
Gli attivisti 5 Stelle lamentano il fatto che il piano regionale dei rifiuti è stato messo in piedi dal 2007 e in sei anni ci sono comuni che non hanno fatto quasi nulla per rispettarlo.
“La Regione – dice ancora Luigi Colalongo – dovrebbe sanzionare chi non sta lavorando e invece non solo non lo fa, ma sta anche continuando a finanziare impianti di trattamento meccanico biologico (tmb) per il trattamento dei rifiuti indifferenziati, favorendo, in questo modo, proprio quei comuni che non fanno come si deve la differenziata”.
“Tutto questo – continua Colalongo – a danno dei cittadini che, con questo sistema, pagano il doppio. Perché non solo devono pagare lo smaltimento e il trattamento del pattume nei tmb, ma poi devono pagare anche per l’incenerimento dei cdr (combustibile da rifiuti) prodotto dai tmb”.
Insomma, l’accusa dei 5 Stelle è che la politica regionale si limita a chiedere la differenziata solo a parole, ma poi non si occupa né di controllare né tanto meno di sanzionare quei comuni che non rispettano gli obiettivi del Piano regionale sui rifiuti. (ar.ia)




