ATESSA – “Va preso atto che il professor D’Amico sia tornato indietro rispetto alla sua non condivisibile posizione iniziale sul collegio unico elettorale e quindi ora siamo tutti contenti, tenuto conto che lui è il nostro portavoce ed ora finalmente anche su questo tema rappresenta la posizione unanime dell’opposizione in Consiglio regionale”.
A quattro mesi dalla precedente intervista ad Abruzzoweb, il consigliere regionale di Abruzzo Insieme, Vincenzo Menna, ex vicesindaco ed ora consigliere comunale di Atessa, in provincia di Chieti, prende atto che ha avuto effetto la netta presa di distanza dal suo capogruppo, il professor Luciano D’Amico, ex rettore dell’Università di Teramo. Candidato presidente del campo largo, sconfitto a marzo 2024 dal riconfermato Marco Marsilio, di Fdi. Il quale si era detto d’accordo, smarcandosi dal resto delle opposizioni, alla nuova legge elettorale proposta da Marsilio, che ha come punto qualificante il collegio unico regionale al posto dei quattro provinciali. Norma che Marsilio vuole approvare il prima possibile per renderla vigente alle elezioni del marzo 2029.
Nell’intervista Menna poi entra nel merito della classificazione dei Comuni montani che possono accedere alla nuova legge nazionale, che ha visto l’esclusione anche della sua Atessa, per una altimetria media non sufficiente.
Per quanto riguarda dunque il collegio unico entra nel merito Menna: “non c’è nessuna ragione valida per modificare l’attuale norma, che fino ad oggi non ha dato nessun tipo di problema. Con la proposta di Marsilio, contro la quale ci opporremo con tutte le forze, verrà meno la rappresentanza territoriale delle aree interne, questo è oggettivo, per i piccoli centri e per le liste civiche non ci sarà più spazio. Dunque il vero obiettivo è mantenere lo status quo, non tanto a favore dei partiti, ma di alcuni personaggi che rivendicano il proprio ruolo, e che ritengono che con il collegio unico regionale farebbero ancora di più la parte del leone”.
A proposito di aree interne c’è poi l’affaire della Legge della montagna, per la quali il ministro degli Affari regionali, Roberto Calderoli, ha ottenuto il taglio dei comuni beneficiari delle varie misure tra cui interventi di messa in sicurezza del territorio, acquisto di attrezzature come scuolabus e spazzaneve, per la sanità, per sostenere la residenza con aiuti alle giovani coppie, per incentivare il telelavoro e altro ancora.
“Ci sono anche altre norme che tutelano le aree interne e i piccoli comuni – argomenta Menna -, ma il problema è che non ci vengono messi i fondi da tanto tempo. Non dobbiamo innescare una guerra tra poveri, occorre un ragionamento d’insieme a favore di quelli che io definisco le ‘terre di mezzo’, tra pianura e montagna. Atessa ad esempio vive il problema di dover gestire uno dei territori più grandi, sicuramente della provincia di Chieti, ha dunque esigenze e costi che altri Comuni non hanno”.
Le risorse per aiutare le ‘terre di mezzo’ ci sono, assicura Menna, “ma non si devono utilizzare come avvenuto con il Pnrr, e come rischia di avvenire con la stessa legge della Montagna, per fare asili dove non ci sono bambini, comprare uno spazzaneve, un autobus, un scuolabus in paesi che non hanno neanche le scuole, e non hanno i soldi per pagare l’autista e il carburante. Piuttosto si potrebbe pensare più semplicemente a misure di defiscalizzazione, e in ogni caso gli interventi vanno concordati con i sindaci, con chi conosce le esigenze del territorio”.






