L’AQUILA – “Sarà la Corte costituzionale a decidere sull’impugnativa del governo, ma posso dire che la legge di riperimetrazione e riforma della governance del Parco regionale Sirente-Velino, ha il pieno consenso sia dei sindaci che dei cittadini, ed era una norma a lungo attesa. Non sono più accettabili gli attacchi di certi ambientalisti, con cui abbiamo pure dialogato e con cui ci siamo confrontati, che il territorio non lo vivono, ed ignorano le sue problematiche e aspirazioni”.
A rompere il silenzio dei primi cittadini del Parco regionale Sirente-Velino è il sindaco di Molina Aterno, Luigi Fasciani, presidente della Comunità montana Sirentina, dopo che su proposta del ministro per gli affari regionali e le autonomie, Mariastella Gelmini, di Forza Italia, il Consiglio dei Ministri ha deliberato di impugnare la legge 14 dell’8 giugno 2021, voluta dal centrodestra di Marco Marsilio, Fratelli d’Italia, su iniziativa dell’assessore Emanuele Imprudente, nella parte in cui prevede il taglio di 6.500 ettari di area protetta, con la modifica, contestuale, della governance. Per il governo, “talune disposizioni si pongono in contrasto con la normativa statale in materia di aree naturali protette e in materia di ordine pubblico e sicurezza” e violano l’articolo 117 della Costituzione.
A ridurre i confini i comuni aquilani della Valle Subequana, compresa Molina Aterno, ad eccezione di Fontecchio e Tione degli Abruzzi. La norma stabilisce anche che il presidente del Parco viene nominato con decreto del presidente della Regione, su proposta della Comunità del Parco, tra soggetti dotati di esperienza e competenza in materia. E non più in seno al Consiglio direttivo fra membri nominati dal Consiglio regionale. Il cda viene ridotto a 6 membri oltre al presidente: 3 nominati dalla Regione su designazione della Comunità del Parco, gli altri tre nominati dal consiglio regionale. Previsto poi un comitato tecnico-scientifico. Rafforzata la vigilanza attiva sul territorio, con l’istituzione di apposite guardie parco con funzioni di agenti di polizia giudiziaria.
Approvata la legge, con l’unanimità dei sindaci è stato nominato presidente il sindaco di Fagnano, uno dei comuni “riperimetratori”, Francesco D’Amore, e tre dei sei consiglieri saranno Francesco Franceschi, consigliere di Rocca di Cambio, Sabatino Musti, consigliere di Castelvecchio Subequo e Gianfranco Tedeschi, sindaco di Cerchio. L’ex commissario Igino Chiuchiarelli, dirigente regionale, è il nuovo direttore.
Contro la riperimetrazione, e poi contro le nomine, si è con veemenza scagliato il fronte ambientalista, ma anche M5s e il consigliere regionale del Partito democratico, Pierpaolo Pietrucci, limitatamente alla riperimetrazione.
Fasciani ad Abruzzoweb offre però una diversa lettura dei fatti.
“Non dimentichiamoci che la riperimetrazione la voleva anche l’amministrazione regionale precedente, è una norma su cui si è lavorato per sei anni. La riduzione dei confini, e parliamo di 6.500 ettari su 54mila ettari, di aree non di pregio, periferiche ed urbanizzate, è stata stata approvata con apposite delibere nei consigli comunali, all’unanimità, dopo aver ascoltato i cittadini delle nostre piccole comunità. Non è stato un colpo di testa dei sindaci!”
Fasciani poi tiene a sottolineare: “la ratio di ridurre i confini non è stata quella di favorire l’invasione di cacciatori, questa è una falsità sostenuta da certi ambientalisti: le aree ora escluse, sono comunque ricomprese dentro i confini di tutela delle Zps, e lì ora non si può cacciare. Abbiamo escluso solo piccole parti di territorio più urbanizzate, dove finalmente occorreranno iter burocratici più brevi e snelli, non essendo necessario il parere della Soprintendenza, per effettuare lavori, per materie di carattere urbanistico. Una semplificazione importante anche per la ricostruzione post-sismica In futuro per poter effettuare opere previste dal Pnrr in ambito di energia pulita e fotovoltaico”.
Sostiene poi schiettamente Fasciani: “la riperimetrazione è servita anche per placare gli animi dei residenti, nella stragrande maggioranza profondamente delusi dal Parco, che in questi anni ha rappresentato solo vincoli, ostacoli, danni della fauna selvatica, e ben pochi e concreti vantaggi. Se avessimo fatto un referendum avrebbe stravinto il no al Parco”.
Difende poi la nomina del presidente D’Amore: “grazie alla nuova legge si è affermato un principio sacrosanto: ad avere le redini della gestione dell’area protetta saranno finalmente i sindaci, che rappresentano i cittadini che avranno finalmente un protagonismo. Questo vale anche per i Comuni che non hanno toccato i confini, che sono d’accordo con questa norma, tra noi c’è totale compattezza”.
Infatti, D’amore ha goduto dell’indicazione unanime dei primi cittadini alla presidenza.
Non basta però la riforma della governance, ammonisce Fasciani: “spero davvero che l’impugnativa del governo sarà respinta dai giudici delle leggi. Ora però servono risorse economiche adeguate, gli attuali 900mila circa euro annui di budget bastano per le spese di gestione e spese correnti e per poco altro, 54 mila ettari e 42 comuni sono una enormità. Noi abbiamo chiesto almeno un milione e mezzo di euro l’anno”.
La legge regionale ricordiamo infine, è stata bocciata sotto il profilo della tutela ambientale, perché la legge 394 del 1991 affida allo Stato la definizione di standard uniformi di tutela dell’ambiente che “non possono essere ‘peggiorati’ dalle Regioni e garantisce agli Enti locali la partecipazione alla gestione dell’area protetta, sicché essi non possono essere estromessi dal procedimento come la variazione dei confini del parco. Le Regioni in ambito di aree protette, possono determinare maggiori livelli di tutela, ma non violare la legislazione statale”.
Tenuto contro che quale “Zona di Protezione Speciale della Rete Natura2000 della Unione Europea, il Parco regionale Sirente-Velino (in base alla Direttiva 147/92/CE) ha percepito cospicui finanziamenti dalla Commissione Europea per la tutela dell’Orso con l’accordo PATOM – Piano d’Azione per la Tutela dell’Orso bruno Marsicano”.
Inoltre, tutte le decisioni che determinano effetti sull’uso e il cambiamento di una determinata area richiedono una Valutazione Ambientale Strategica.
La legge regionale è stata poi bocciata sotto il profilo dell’Organizzazione amministrativa, “poiché, stabilendo direttamente i criteri per la composizione degli Organi del Parco, il Consiglio regionale sottrae potere alle comunità locali che possono intervenire nella regolamentazione attraverso lo Statuto”. E ancora “sotto il profilo della tutela paesaggistica “poiché i territori di alcuni Comuni prima ricompresi nel Parco vengono sottratti sia alla tutela naturalistica che alla tutela paesaggistica: si tratta, ad esempio, di Fagnano Alto e dei pregevoli centri di Acciano o del centro storico di Gagliano Aterno, che sarà completamente sprovvisto di strumenti di tutela”. La nuova disciplina regionale è sostanzialmente indirizzata a facilitare il ricorso alla sanatoria edilizia, con efficacia estesa anche al passato, “così da ampliare, irragionevolmente, la sfera dei possibili beneficiari, rendendo persino ammissibili retroattivamente domande di condono altrimenti neppure esaminabili”.
La legge regionale, infine, è bocciata sotto il profilo dell’ordine pubblico e della sicurezza e dell’ordinamento penale “perché la qualifica di agente di polizia giudiziaria non può essere conferita sulla base di una legge regionale”. f.t.






