L’AQUILA – Sono 1.482 i procedimenti di cittadinanza italiana conclusi favorevolmente in Abruzzo nell’ultimo anno.

Di questi 874 riguardano le donne e 608 gli uomini, la maggior parte di età compresa tra i 40 e i 65 anni.

E’ quanto emerge dai dati del Ministero dell’Interno che, su tutto il territorio nazionale, segnala l’aumento costante delle istanze presentate negli ultimi anni (+74,6% tra il 2013 e il 2018). 

L’Amministrazione segnala “la complessità degli accertamenti da svolgere sulla regolarità procedimentale e documentale ed i numerosi episodi di contraffazione. I procedimenti conclusi negativamente sono infatti cresciuti del 39,5% tra il 2017 e il 2018. In particolare, si registrano 43.405 cittadinanze acquisite per residenza e 24.946 per matrimonio”. 

Le regioni del Centro-Nord sono quelle dove si registra il maggior numero di naturalizzazioni, probabilmente per le maggiori opportunità di lavoro, con in testa Lombardia (16.731), Veneto (8.845) Emilia Romagna (7.765), Toscana (6.230) e Piemonte (5926). Le regioni che registrano invece il minor numero di concessioni sono Molise (109), Basilicata (129), Valle d’Aosta (255) e Sardegna (305).

In Abruzzo, dove sono state respinte 57 domande, il numero più alto di concessioni si registra all’Aquila, con 571; a seguire Teramo, con 385; Pescara, con 297 e Chieti con 229.

Nello specifico sono 971 le cittadinanze acquisite per residenza e 511 per matrimonio.

L’incidenza su scale nazionale è pari al 2,17 per cento, con l’Abruzzo al 12esimo posto nella classifica regionale delle concessioni.

Nel corso del 2018 le comunità straniere – in cui si ricomprendono per comodità di analisi anche i cittadini comunitari – per le quali si registra il maggior numero di procedimenti conclusi favorevolmente sono: Albania (15.252), Marocco (9.294), Romania (5.418), India (3.209), Moldavia (2.530), Ucraina (2.412), Repubblica di Macedonia del Nord (2.300), Ecuador (1.980), Perù (1.770) e Senegal (1.524).

Con riferimento ai settori di occupazione maggiormente interessati, si osserva che quello dei servizi alla famiglia è in maggior misura rappresentato dalla presenza femminile con le nazionalità ucraina, rumena, moldava, marocchina, ecuadoriana, albanese, peruviana, brasiliana, filippina, dominicana e russa; mentre nel settore operaio si registra una maggior presenza maschile per le nazionalità albanese, marocchina, indiana, rumena, senegalese macedone, kosovara, moldava e ghanese.

Per quanto riguarda il titolo di studio, i cittadini stranieri che hanno ottenuto la cittadinanza italiana nel 2018 sono in possesso, per la maggior parte, di media superiore (36%) e di licenza media (35%); non manca, tuttavia, un numero considerevole di laureati (9.757), pari al 14% del totale.