L’AQUILA – “In un cimitero che sembra sempre più una discarica e in cui non c’è alcun rispetto per la dignità dei morti, il problema non possono essere i fiori che si portano per dare decoro alle tombe dei propri cari. Ma il sindaco si è guardato intorno prima di fare quell’ordinanza?”.
C’è un misto di rabbia e amarezza nelle parole di Caterina Pelliccione dopo l’emanazione dell’ordinanza (numero 44 del 17 ottobre) del primo cittadino, Massimo Cialente, che impone ai familiari dei defunti la “rimozione di vasi di fiori, piante e altri ornamenti dagli interstizi tra le tombe, dai marciapiedi antistanti i loculi e dagli spazi riservati al passaggio dei visitatori”.
La signora Caterina, funzionario della Regione Abruzzo, ogni giorno si reca al cimitero dove è sepolto suo figlio, Paolo Mascaretti, figlio del ginecologo e docente dell’Università dell’Aquila Giulio, scomparso prematuramente due anni fa all’età di 28 anni.
“I fiori li mettiamo per abbellire e rendere decoroso un posto che, da più di tre anni, di decoroso non ha proprio nulla”, spiega.
Come denunciato più volte da AbruzzoWeb, le condizioni in cui versa il cimitero sono le stesse che c’erano all’indomani del terremoto del 6 aprile 2009: lapidi rotte, macerie lasciate a terra, intonaco dei loculari che cade a pezzi. Una situazione definita “vergognosa” anche dall’assessore comunale Alfredo Moroni, che ha annunciato l’inizio dei lavori per la prossima primavera.
“C’è moltissima sporcizia – tuona la signora Caterina – disordine, fili elettrici scoperti, pezzi di lapidi rotte abbandonate a terra e la strada per arrivare ai loculari, poi, è piena di fango. E il sindaco fa un’ordinanza per sgomberare i corridoi da fiori e vasi?!”.
“Come me – continua – ci sono moltissime altre persone che quotidianamente si recano al cimitero, e tutti insieme cerchiamo di abbellire il più possibile le tombe dei nostri cari. Non è un delitto neanche se qualche amico di mio figlio vuole lasciare un pupazzo o un oggetto che significava molto per loro”.
Per la signora Caterina, il Comune vede la pagliuzza e non la trave.
“Quando il cimitero verrà rimesso a posto – sottolinea – saremo i primi a prestare ancora più attenzione al decoro. Nel frattempo, non ho nessuna intenzione di rispettare l’ordinanza e non toglierò alcunché dalla tomba di mio figlio”.
“A volte entrando nel cimitero – conclude amaramente – penso a dove lascio ogni giorno mio figlio e mi viene voglia di portarlo via”.
IL TESTO COMPLETO DELL’ORDINANZA





