SPOLTORE – Si chiama “nikefobia”, ossia la “paura di perdere”, quel terribile disturbo che porta gli sportivi a fare delle scelte drastiche durante la loro carriera come il far uso di sostanze che li aiutino a potenziare la loro attività.
Lo stesso disturbo che ha portato ancora una volta il ciclista Danilo di Luca, 37enne di Spoltore (Pescara), a risultare positivo all’eritropoietina (Epo) dopo un controllo a sorpresa avvenuto lo scorso 29 aprile, quand’era impegnato nel Giro d’Italia.
Questa mattina, dopo giorni di pioggia, nella sua Spoltore, dove Danilo Di Luca è cresciuto, c’era il sole, eppure l’atmosfera era grigia, cupa.
In molti erano amareggiati per questa notizia, perché a Spoltore in molti hanno sempre creduto in lui ed hanno sempre vantato l’appartenenza allo stesso territorio. Nei bar, nei negozi, sui forum di internet, c’è chi è pronto a difendere il loro ‘Killer’, che ha comunque regalato anche tante soddisfazioni.
Difficile poter avvicinare i suoi famigliari in questo particolare momento, ma non è difficile strappare delle brevi ma sentite dichiarazioni a chi lo ha conosciuto.
A Spoltore basta pronunciare il nome Danilo per veder scuotere le teste e muovere le spalle con rassegnazione, gesti accompagnati da parole di difesa da parte soprattutto dei più anziani, come quelle di un signore che sorseggiando un ‘amaro’ caffè al bar ha detto: “Io Danilo l’ho visto crescere, gli errori nella vita si fanno ma non capisco come ha potuto sbagliare un’altra volta! Però per me rimane sempre un campione. La delusione c’è, ma non ci dimentichiamo che ci ha fatto anche commuovere e che ci ha resi fieri di essere suoi compaesani. Se ha sbagliato è giusto che ne paghi le conseguenze, eppure non me la sento di condannarlo. A volte la voglia di arrivare a troppo indebolisce le persone”.
“Conosco Danilo da quando eravamo ragazzini, e posso affermare che la passione e la dedizione per questo sport sono sempre stati al primo posto”, il commento di Marco Di Marzio, un coetaneo e amico di Spoltore di Di Luca.
“Non bisogna condannare un campione soltanto per i suoi errori ma bisogna guardare anche a ciò che l’ha reso grande in passato – ha detto Di Marzio – mentre noi ragazzi la domenica trascorrevamo le ore in piazza a chiacchierare e goderci la vita in rilassatezza, Danilo si allenava imperterrito, spesso lo vedevamo arrivare con la bicicletta dopo un allenamento intenso letteralmente stremato ma sorridente. Spero che questa vicenda sia soltanto un malinteso, sono sicuro che dopo lo stop che ha già subito lui di sua volontà non ha assunto niente, e comunque questa brutta storia non cancella quanto di grande ha fatto nelle sua carriera ciclistica”.
“Ricordo a tutti – ha aggiunto Di Marzio – che è stato il primo ‘meridionale’ a vincere il giro, e questo ha dato sicuramente fastidio a qualcuno. Comunque anche questa è l’ennesima dimostrazione che il ciclismo è uno sport malato nel quale spesso gli atleti vengono sacrificati sull’altare dello spettacolo. Io sono con Danilo, voglio fargli sapere che Spoltore è con lui”.
Un parere sulla questione è arrivato dal consigliere comunale del Pd con delega allo Sport, Loris Masciovecchio, che ha contribuito molto alla diffusione dell’attività sportiva sul territorio di Spoltore, curando in particolar modo il calcio e coinvolgendo anche i più piccoli.
“Io spero davvero – ha dichiarato il consigliere – che Danilo abbia la possibilità di chiarire al più presto la sua posizione in merito perché sarebbe un grosso peccato ricordare un atleta del suo calibro solo per queste vicende e non per le tantissime emozioni e vittorie che ci ha regalato, tra cui il Giro d’Italia. Sarebbe un vero peccato non soltanto per noi spoltoresi, ma anche per tutti coloro che sono appassionati di questo sport”.






